giovedì 26 marzo 2009

Nuova ordinanza sui cani pericolosi

Il giorno 24 marzo scorso la V° Commissione consiliare, presieduta da Pasquale Pomodoro, presenti i componenti sigg. Salvatore Vernice, Tommaso Loiodice, Angelo Amorese, Antonio Rigoletto, Savino Maldera, Giuseppe D’Introno, Luigi Menduni e il dirigente della Polizia municipale Vitantonio Patruno, hanno deliberato, a maggioranza, di estendere, oltre quelle già previste, anche ad altre piazze cittadine il divieto di percorrenza e stazionamento dei cani, che dopo l’approvazione da parte del Consiglio comunale, insieme ai rispettivi accompagnatori, saranno costrette a circumnavigarle. A tale estensione del divieto di circolazione si sono opposti i consiglieri di minoranza Loiodice, Rigoletto e Amorese.

Ferma restante la libertà di circolazione di tutti i cani, che devono, in ogni caso, essere sempre accompagnati dal proprietario e dotati obbligatoriamente di guinzaglio, museruola e paletta ecologica o quant’altro servirà a pulire deiezioni lasciate dal cane, nessun cenno è stato fatto ad una recentissima ordinanza ministeriale, ignota a quasi tutti, e che sarebbe opportuno far conoscere in modo particolare ai consiglieri comunali che discuteranno il regolamento ed ai proprietari del piccolo grande amico a quattro zampe.

Mi riferisco alle nuove misure presentate dal Sottosegretario al Ministero al Lavoro, Salute e Politiche sociali, on. Francesca Martini, “sulla tutela dell’incolumità pubblica dall’aggressione dei cani”, che mira alla formazione e alla responsabilizzazione dei padroni dei cani e non più a un gruppo di razze ritenute potenzialmente pericolose.

Secondo questa ordinanza, presentata in data 3 marzo 2009 e che entrerà in vigore appena sarà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, d’ora in avanti qualsiasi razza e padrone avrà le stesse regole, quindi verrà istituito un patentino per cane che per i primi due anni sarà facoltativo.

Questo prevede un corso di formazione in cui il proprietario verrà istruito adeguatamente e messo di fronte alle proprie responsabilità civili e penali che potrebbero scaturire da un cattivo comportamento del proprio cane. Questi corsi di formazione saranno tenuti dai veterinari, che dovranno consigliare il padrone del cane sui metodi più consoni all’educazione dell’animale. Tutto ciò, ovviamente, richiede la collaborazione dell’Ente locale e del proprietario, che sarà obbligato a stipulare una polizza assicurativa di responsabilità civile ed a condurre il proprio cane nelle aree pubbliche con guinzaglio (che non dovrà superare i 150 cm.) e con museruola.

Pensando di aver fatto cosa utile, invio cordiali saluti.



domenica 22 marzo 2009

PER UN PROGETTO DI CITTADINANZA ATTIVA


Premesso che lo Statuto comunale riconosce il valore dell’associazionismo liberamente costituito, tenuto conto che l’Amministrazione comunale cerca di tenerne conto anche se non sempre con risultati soddisfacenti in termini di partecipazione attiva (vedasi i recenti incontri relativi al Pirp, alla Riqualificazione urbana, al Bilancio di previsione, ecc, quasi sempre tutti semideserti), preso atto che, a distanza di dieci mesi non sono state ancora insediate le Consulte comunali, nonostante il puntuale lavoro di regolamentazione svolto dalla Commissione consiliare Affari istituzionali, tenuto presente che il Consiglio comunale si appresta a deliberare il bilancio di previsione 2008, nel quale ritengo necessario vengano previste apposite voci di spesa per lo specifico funzionamento degli istituti di partecipazione previsti dallo Statuto comunale, ritengo opportuno sottoporre alla cortese attenzione di tutto il mondo sociale e politico una serie di proposte aventi l’obiettivo di superare il frazionamento, l’autoreferenzialità, la dispersione delle risorse e delle energie, per pervenire alla realizzazione di una rete interassociativa programmatica fondata su valori condivisi.

Considerato che nella nostra città sono presenti tantissime realtà associative di ogni ispirazione ideale, culturale, etnica e religiosa per la crescita, l’integrazione e lo sviluppo culturale e sociale del territorio; atteso che la loro attività è svolta senza fini di lucro e tende a raggiungere specifiche finalità tese a: valorizzare i principi di pace e di solidarietà tra i popoli; sviluppare la personalità umana in tutte le sue espressioni; rimuovere gli ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza di tutti coloro che risiedono nel Comune, anche se immigrati; realizzare e promuovere pari opportunità tra uomo e donna; tutelare e valorizzare le risorse ambientali, territoriali, naturali, artistiche e museali; realizzare sistemi integrati di sicurezza sociale e di tutela della salute; sviluppare il turismo sociale; diffondere la cultura a tutti i livelli; promuovere un’efficace organizzazione della protezione civile, attivare gli istituti di partecipazione previsti dallo Statuto comunale, realizzare forme di cittadinanza attiva, si rende necessario ed improcrastinabile un incontro con tutte le realtà associative disponibili a discutere le tematiche indicate in oggetto.

L’auspicio è che le istituzioni diventino reale luogo di promozione umana e diano risposte precise e coerenti ad un’attesa etica, culturale e civile diffusa. E’ indispensabile, quindi, alimentare un confronto continuo ed allargato fra chi opera nel “Palazzo” e chi è fuori.

Ma ciò non basta. A fronte di una realtà inquietante sotto molti aspetti, bisogna impegnarsi a fornire segnali positivi che diano corpo ad una nuova attenzione in favore degli ideali di solidarietà e di sussidiarietà e di chi non ha la capacità di esercitare i propri diritti di cittadinanza.

La realizzazione di questi principi costituzionali e statutari può diventare possibile se si concretizzano iniziative dove il confronto, depurato da pregiudizi e fondato su valori condivisi, può farsi gesto collettivo e individuale e tradursi in solidale progetto, in un vero e proprio “patto sociale”, in un “protocollo d’intesa” interistituzionale, in un “Osservatorio dell’Associazionismo”.

Di qui la proposta di costituire una rete interassociativa programmatica formata dai rappresentanti dell’Ente locale, delle Associazioni, dei Movimenti, degli Organi collegiali delle Scuole e da personalità del mondo dell’educazione, della cultura e delle professioni disponibili a produrre un impegno unitario e coordinato, finalizzato alla realizzazione di un PIANO STRATEGICO PER IL CAMBIAMENTO, effettivamente capace di migliorare la qualità della vita della nostra comunità.

Gli interessati sono pregati di far pervenire un cortese cenno di riscontro e di disponibilità, al seguente indirizzo e-mail: deleo6884@tiscali.it.

SICUREZZA: NON SOLO REPRESSIONE MA ANCHE PREVENZIONE



Facendo seguito ad uno dei periodici incontri tenuti tra i rappresentanti dell’Amministrazione comunale e le forze dell’ordine presenti sul territorio, su iniziativa del presidente della VI° Commissione consiliare Sergio Tedeschi, appositamente costituita per trattare le problematiche relative alla Sicurezza Urbana, al Controllo del territorio e alla Protezione Civile, si è svolto un interessante riunione aperta a tutte le forze imprenditoriali organizzate sul territorio, che hanno portato un contributo di idee e di proposte.

In quella sede, nella mia veste di presidente dell’”Associazione contro la criminalità per la legalità”, richiamandomi ad una precedente dichiarazione del consigliere Sergio tedeschi secondo il quale “E’ indispensabile incentivare l’azione di educazione alla legalità nelle scuole fra i giovani, i più esposti a rischi di devianza” ho evidenziato la necessità di incentrare la discussione non solo sui temi della repressione ma anche su quelli della prevenzione.

Si tratta, evidentemente, di un utile ed importante concetto di politica culturale e sociale, ripetuto più volte nelle sedi scolastiche, nei pubblici dibattiti e, ultimamente, anche nella Terza Commissione consiliare presieduta dal dott. Luigi Patruno, che ha accolto il progetto di educazione alla legalità redatto dal noto criminologo barese Miche Cagnazzo, “L’Antimafia entra nelle Scuole – Conoscere le mafie – Ricostruire la legalità” e presentato dal consigliere Francesco Mazzilli. Tale progetto, che prevede tirocini formativi e lezioni di esperti, accolto con favore e finanziato dall’Assessore alla P.I, Franco Caputo che ha dichiarato alla stampa “E’ necessario che le istituzioni e, in questo caso il Comune di Corato, cooperino secondo le logiche d’investimento nella prevenzione, ben sapendo che solo una programmazione di lungo periodo potrà determinare un reale cambiamento nel modo di essere responsabili. Se questo cambiamento inizia con l’età e nel contesto ottimali, sicuramente si otterranno risultati confortanti”, sarà, a partire dal 19 marzo, rivolto ad alcune classi della S.M.S. “A.De Gasperi”, recatesi in pari data a Casal di Principe, in occasione della “Giornata Nazionale della Memoria in favore delle vittime di mafia e si concluderà a fine maggio.

In una città che visto negli ultimi tempi un’incredibile escalation della microcriminalità e della violenza, tanto da far scattare l’”allarme rosso” e costringere l’Amministrazione comunale ad intensificare gli sforzi, che ci auguriamo anche di natura finanziaria, da prevedere nel prossimo bilancio di previsione 2009, per garantire alla collettività il più alto livello di sicurezza possibile. Ne sono prova l’istituzione del vigile di quartiere, il prolungamento fino alle due di notte dell’orario estivo dei vigili urbani, il potenziamento dell’ufficio mobile di polizia municipale, il periodico incontro con i dirigenti di tutte le forze dell’ordine.

Ma, stando alle notizie di cronaca, sembra che questi sforzi congiunti dei tutori dell’ordine e della civica amministrazione, non abbiano trovato sul versante della prevenzione altrettanto sostegno, in particolare da parte delle organizzazioni sociali, dei diversi ordini di scuola e delle famiglie.

Su quali dimensioni, ambiti e settori, con quali progetti e attività intendono muoversi gli attuali amministratori, il consiglio comunale, i partiti politici, il volontariato sociale, le scuole e le famiglie non ci è dato ancora di conoscere.

I problemi dei giovani, del disagio sociale, della tossicodipendenza, della microcriminalità, della prevenzione, dell’educazione alla legalità vanno affrontati globalmente e sinergicamente, essendo tutti consapevoli che il livello di vivibilità sul territorio non può far carico solo ai professionisti della sicurezza, ma deve impegnare ed occupare tutti.

Considerata, pertanto, la necessità da tutti condivisa di realizzare un’efficace opera di prevenzione contro la dispersione scolastica, l’illegalità, la devianza, il disagio sociale, la criminalità organizzata e le mafie; al fine di stabilire circuiti di comunicazione interistituzionale tra Volontariato, Scuola, Famiglia, Ente locale per favorire la promozione dei diritti, la qualità della vita, lo sviluppo e la realizzazione individuale e la socializzazione dei ragazzi, privilegiando l’ambiente ad essi più confacente, ovvero la famiglia, la scuola, il quartiere, la comunità cittadina, sono lieto di informare i lettori che è stata costituita anche a Corato l’Associazione contro la Criminalità per la Legalità, iscritta al registro generale delle Associazioni di Volontariato della Regione Puglia e presieduta dal sottoscritto, che ha anche chiesto l’iscrizione all’Albo delle Associazioni.

E’ giunto il momento di lavorare uniti per proiettarci in una dimensione che veda lo sforzo congiunto di tutte le realtà istituzionali; occorre un impegno comune a superare il vittimismo, a riattivare la moralità, la certezza del diritto, la stabilità delle regole e della convivenza sociale, la sicurezza della vita quotidiana.

Una spinta importante in questa direzione potrà essere data dall’impegno comune di tutte le istituzioni a porsi come difensori civici diffusi, proponendo una modifica radicale dei comportamenti individuali, sociali e politici.

Non c’è più spazio per chi immagini di rimanere chiuso nella propria torre d’avorio o limitarsi a coltivare il proprio orticello. E’ l’ora di fare nostro il motto persiano: “Spazza davanti alla tua casa e tutta la città sarà pulita”.

domenica 15 marzo 2009

Comunicato Stampa


Trentuno anni dopo, il Centro Studi Politici “Aldo Moro” di Corato, in memoria dello statista pugliese rapito il 16 marzo 1978 dopo l’uccisione della sua scorta, mentre si recava all’università, e ucciso il 9 maggio 1978 dalle Brigate Rosse dopo un interminabile e sofferta prigionia, ha voluto ricordare quello che fu l’inizio di una pagina buia della storia italiana. Il ritrovamento del suo corpo imbavagliato, nel bagagliaio di una Renault 4, in via Castani, a Roma, a metà strada tra la sede della DC e quella del PCI, resta ancora tragicamente vivo nel ricordo di tutti gli italiani e dei suoi tantissimi amici pugliesi e coratini. Al convinto europeista, al Suo alto profilo politico ed istituzionale, al Suo insegnamento sono stati intitolati prima il Centro Studi Politici “A. Moro”. Il prof. Vito De Leo, che lo ha conosciuto e seguito da sempre ha dichiarato: “Il senso di una commemorazione, a trentuno anni dalla morte di Moro, non è nostalgia o sentimentalismo, ma l’invito a cogliere il Suo messaggio umano e politico sempre attuale: quello, cioè, di far sì che ogni cittadino si occupi direttamente della realtà politica e sociale che lo circonda. Tante cose da allora sono cambiate. Sarebbe facile, drammatico gioco di esegesi andare a rileggere le espressioni che dall’infame prigione delle Brigate Rosse Aldo Moro dedicò alla società italiana e al suo partito, la Democrazia Cristiana”.

In una fase di indubbio logoramento delle istituzioni di crisi dei partiti e della politica, di degrado morale e civile, che in qualche misura hanno investito anche la nostra Corato, che tanto amò, mi piace additarlo - prosegue il presidente - come fulgido esempio di cristiano, di democratico, di politico, di statista, soprattutto ai giovani, che lamentano, a ragione, la mancanza di “Maestri”, un’assenza di esempi e di lezioni che li sollecitino ad accostarsi alla politica con animo puro e generoso”.

Noi giovani di ieri - conclude il “moroteo” Vito De Leo - insieme a quelli di oggi, siamo ancora impegnati a fare nostra la Sua lezione, proponendo oggi più che mai l’unità nella diversità, il cambiamento nella solidarietà, l’identità nel pluralismo, il confronto delle idee, la cultura della legalità, della partecipazione e delle pari opportunità, il ripristino delle condizioni di agibilità politica per tutti i cittadini, il rinnovamento della classe dirigente, dei metodi di gestione, la trasparenza e l’efficienza amministrativa, la visione del potere finalizzata al bene comune, gestito da persone oneste, competenti e capaci. In altre parole, continueremo, attraverso il Centro Studi Politici, a divulgare e realizzare il pensiero e l’opera di Aldo Moro, il cui martirio non può essere né dimenticato, né offeso da comportamenti incoerenti e contraddittori.

Se alla morte dell’uomo siamo rassegnati, non lo siamo per la morte della Politica, perché come diceva il Nostro: la politica è anche ideale”.

16 marzo 2008: trentunesimo anniversario del rapimento di Aldo Moro e dell’ uccisione della sua scorta.

Nel trentunesimo anniversario del rapimento di Aldo Moro e dell’uccisione della sua scorta, abbiamo avvertito l’esigenza di testimoniare la nostra fedeltà al suo pensiero e al suo insegnamento, attraverso l’impegno sentito ed entusiasta, di un “gruppo di ricerca” ritrovatosi nella Centro Studi “A. Moro”. Un’associazione formata da giovani e da meno giovani, che, attraverso una meditata lettura dei suoi scritti, hanno colto i brani e i concetti che maggiormente li hanno affascinati e che, raccolti in modo semplice ed organico in un’agevole pubblicazione, ci auguriamo possa costituire un utile strumento per consentire un concreto approccio alla figura e al pensiero di Aldo Moro da parte di tanti giovani, di ricercatori e uomini di buona volontà desiderosi d’impegnarsi nel sociale, attingendo ad una fonte purissima le ragioni più vere che rendono bella ed amabile la vita sociale.

Un Paese senza memoria è un paese senza grandezza. E nella storia di ogni Paese vi sono personaggi, eventi, parole, che ne testimoniano per sempre l’identità e il cui ricordo sfida il trascorrere dei decenni, travalica le grandi svolte della storia.


Non fu soltanto il suo tragico destino a rendere per sempre indimenticabile la sua figura. Fu la sua visione e azione di statista a segnare in modo indelebile la crescita della democrazia italiana in anni difficili, di aspro conflitto ideologico e politico in Italia, in Europa e nel mondo.

La scelta stessa di Moro come vittima sacrificale del terrorismo fu riconoscimento della sua grandezza, del suo prestigio. Un terrorismo infame e senza avvenire riconobbe in lui il maggiore protagonista di quella politica di ravvicinamento fra i partiti, di riunificazione della Nazione, che consentì l’allargamento delle basi della democrazia, aprendo all’Italia un futuro più sereno e più sicuro.

Ogni faziosità fu estranea al suo temperamento, e più ancora, alla sua idea dell’Italia. Diede, all’Italia di quegli anni, pagandola con la sua stessa vita, un’altissima lezione di saggezza politica. Ancora oggi la parola di Moro – la sua filosofia politica – conserva, in un quadro storico e politico pur tanto mutato, tutta la sua validità.

Il senso del rispetto dell’altro, la logica dell’inclusione, del “noi” e non solo dell’”io”, una concezione “mite” della politica sono i valori che Moro ci ha trasmessi e che occorre salvaguardare e valorizzare.

In un tempo in cui la memoria rischia di perire sotto i colpi della velocità che annienta il passato per esaltare le piccole vicende quotidiane, tocca alle Istituzioni conservare il ricordo di coloro che si sono battuti per la democrazia e per la pace.

Il Centro Studi Politici, intitolato alla memoria dello statista pugliese, nell’ambito delle iniziative che mirano alla maggiore e migliore conoscenza della vita e del pensiero dell’illustre politico, ed a favorire la crescita culturale, civile e democratica della nostra comunità, intende contribuire ad educare le nuove generazioni ad una sensibilità politica e civile attraverso la consapevolezza che la democrazia non è mai stata solo un atto dovuto, ma un traguardo raggiungibile dopo una lunga fatica.

Ricordare Aldo Moro, infatti, è dunque un segnale preciso verso i giovani a cui il Maestro parlava con facilità cercando sempre di interpretarne idee e bisogni.

Il compito che ci spetta è dunque non meno grande di quello che Moro indicava ai suoi studenti e colleghi. Le testimonianze e le considerazioni raccolte nel nostro dossier testimoniano di quanto ricca sia stata la vicenda umana di Aldo Moro e, dunque, quante sfaccettature del suo eclettico essere siano da rivisitare e cogliere.

Onorando la memoria di un grande uomo politico, aiutiamo tutti noi a capire l’importanza e il ruolo della politica nella storia.

Onorando un grande uomo di studi e di pensiero, aiutiamo tutti noi, e soprattutto i giovani, a capire l’importanza dello studio, della conoscenza e della formazione.

Onorando Aldo Moro, aiutano tutti noi ad avere fiducia nel nostro Paese e a sentire l’orgoglio di essere italiani.

lunedì 9 marzo 2009

Donne: diritti negati e “impari” opportunità

Quest’anno la Festa della donna, o meglio delle donne, si è liberata di ogni facile retorica ed ha recuperato la consapevolezza dei diritti in gioco. In questo senso si sono pronunciate le massime istituzioni ed i rappresentanti delle forze politiche e sociali nazionali. Quelle locali, invece, a partire dall’Amministrazione comunale, l’hanno completamente ignorata. Forse anche perché nel nostro Comune, a livello politico-amministrativo, la presenza delle donne è davvero molto scarsa. Ci auguriamo che la Consulta delle Pari opportunità, recentemente regolamentata ed istituita dal Consiglio comunale entri presto in funzione e cominci a dibattere i numerosi problemi sul tappeto che riguardano il mondo femminile…e non solo.

A partire dal diritto di vivere senza paura. La violenza contro le donne, gli abusi sessuali, i maltrattamenti in casa e fuori non da oggi fanno parte anche della nostra cronaca cittadina.

Non si tratta solo o soprattutto di un problema di ordine pubblico. E’ ancora forte e diffusa una in-cultura maschile che si rifiuta di accettare l’autonomia, la libertà e la dignità delle donne e che attraverso la violenza sul corpo femminile cerca di riaffermare il proprio potere. Ci siamo dimenticati le barzellette di Berlusconi?.

Non si tratta di sventolare vecchie bandiere, ma di ripensare in modo più complessivo la questione femminile rimettendo al centro i temi dell’emancipazione, senza farsi ingannare dal protagonismo, dai successi, dalla forza di alcune di loro, da quelle che hanno approfittato di questa giornata per uscire da sole con le amiche per concedersi una serata diversa, magari all’insegna della “trasgressione”.

E se ogni otto marzo diventa l’occasione per riflettere sulle “impari opportunità” ancora vigenti e sulla violenza di genere, quest’anno più che mai i due temi sono di estrema attualità. Lavoro, pensioni e stupri sono i termini più ricorrenti tra le cronache degli ultimi giorni. E se da una parte si aspetta una riforma pensionistica che si teme possa danneggiare le lavoratrici, dall’altra si sa che la disoccupazione colpisce gli strati più deboli della popolazione (giovani e donne). La violenza di genere è purtroppo un tema di costante attualità, a prescindere dai casi di cronaca che recentemente hanno suscitato tanto clamore. E al terrore delle aggressioni le donne cercano di fare scudo come possono.

E le istituzioni locali a questo proposito che cosa possono fare? Ci risulta che molte associazioni di volontariato ed enti privati, spesso in collaborazione con l’amministrazione comunale, hanno iniziato a promuovere delle lezioni per insegnare a reagire, in caso di emergenza, contro l’aggressione e la violenza. Programmi che affrontano ogni aspetto della sicurezza: dalla prevenzione, tramite l’analisi con le allieve di svariate situazioni di potenziale pericolo, alla difesa verbale al fine di scoraggiare l’aggressore, fino alle tecniche di difesa fisica, anche con strumenti difensivi occasionali.

Oggi – ne siamo tutti convinti – è necessario un cambiamento socio-culturale perché la democrazia paritaria è un requisito fondante di una società moderna e avanzata e deve essere garantita da pari opportunità di rappresentanza di donne e uomini in tutti i luoghi di decisione. In occasione della Festa della donna ritengo utile rinnovare la richiesta di discussione in Consiglio comunale, ai sensi dell’art. 51 della Costituzione, di un ordine del giorno sul tema delle pari opportunità e sulla valorizzazione della presenza femminile nella pubblica amministrazione.

La partecipazione delle donne alla vita democratica della città è, infatti, un fattore necessario per lo sviluppo che tenga realmente conto delle differenze di genere tra uomini e donne. Oggi non si tratta più di rivendicare diritti negati ma di sensibilizzare l’opinione pubblica e modificare una cultura politica, che considera ancora l’uomo il legittimo protagonista della gestione dello Stato.

Nel nostro Consiglio comunale, su 31 consiglieri è presente solo una donna, Maria Bovino (PD). Nella Giunta, a differenza, per esempio, di quella di Terlizzi che ne annovera ben 4 su sei, neanche una. E’ evidente che nel governo locale il tasso di femminilizzazione è molto squilibrato. Neanche il meccanismo di affidamento diretto delle deleghe di governo, fondato sulla valutazione di un mix di competenze politiche e tecniche hanno premiato le donne, nonostante il loro ingresso nelle liste elettorali di tutti i partiti che si sono affrontati ne consultazioni elettorali amministrative. Volendo usare un concetto espresso da Jan Paul Sartre direi che le donne sarebbero come quelle persone che aspettano alla fermata dell’autobus, accomunate dall’attesa del mezzo che in questo caso tarda a venire.

Alla domanda, pertanto, perché c’è scarsa presenza delle donne nelle Amministrazioni locali, potremmo rispondere così: l’istruzione e la socializzazione assegnano ruoli diversi alle donne e agli uomini. La sottorappresentanza delle donne si collega alla divisione tra sfera pubblica e sfera privata, di cui la prima appartiene agli uomini e la seconda alle donne. Ma c’è anche un’ altra risposta: le risorse finanziarie. La scarsa disponibilità di risorse monetarie significa che le donne non dispongono delle risorse necessarie per l’organizzazione delle campagne elettorali. Le candidate non attirano i finanziamenti e i sostegni esterni necessari poiché non vengono prese sul serio come persone che possono potenzialmente ricoprire cariche politiche. Le tecniche repressive, che si esprimono nel non divulgare le informazioni, nel rendere le donne invisibili e non percettibili nelle assemblee non vanno sottovalutate quali disincentivi. La cultura politica è un altro fattore che spiega la scarsa partecipazione delle donne: comprende la mancanza di appoggi per le donne membri di partiti, gli orari e i luoghi stabiliti per le riunioni politiche, nonché il linguaggio.

Il tipo di sistema politico svolge, pertanto, un ruolo importante nel facilitare od ostacolare l’accesso delle donne ai processi decisionali in campo politico. Il rispetto di una democrazia paritaria ha spinto, per esempio, il Partito Democratico a stabilire nel proprio statuto che tutti gli organi decisionali siano composti per il 50% da donne e per il 50% da uomini.

Concludendo, La democrazia acquisirà un significato reale e dinamico quando donne e uomini insieme definiranno i valori che vogliono affermare nella vita politica, economica, sociale e culturale e, insieme, prenderanno decisioni che contano.

lunedì 2 marzo 2009

FORUM DEI GIOVANI: PROPOSTA DI REGOLAMENTO.


Finalmente, dopo il primo incontro del 24 novembre 2008, promosso dal consigliere delegato alle politiche giovanili, Luigi Menduni, nel quale mi fu data la possibilità di esprimere osservazioni e proposte sul tema della partecipazione giovanile alle scelte politiche e amministrative dell’Amministrazione comunale, a distanza di quasi tre mesi, il 27 febbraio scorso, si è tenuto il secondo incontro che ha visto la partecipazione di molti giovani, singoli e associati.

In questa sede si è discussa la possibilità e l’opportunità di costituire il Forum dei giovani, ossia un organismo consultivo che metta in condizione i cittadini dai 16 ai 30 anni di essere ascoltati e resi partecipi delle politiche di sviluppo della città, a partire da quelle che li riguardano più da vicino e più direttamente.

In un contesto cittadino dove si conferma non solo il tradizionale divario generazionale, ma anche il limitato impegno nei confronti dei giovani, che si sentono inascoltati e dimenticati, scarsamente dotati di strutture ricettive e di aggregazione e di possibilità di lavoro, questa lodevole iniziativa necessita, tuttavia, non solo di una rete intergenerazionale e interistituzionale motivata strutturata e sostenuta, anche attraverso una politica di bilancio coerente con tale orientamento programmatico, ma anche di contributi di idee e di esperienze che ne facilitino e rendano più spedito il percorso intrapreso.

Il Centro Studi Politici “Aldo Moro”, ancora una volta, con spirito meramente costruttivo e collaborativi - così come già fece nel 2005 con l’invio del progetto d’istituzione del Consiglio Comunale dei Ragazzi, prontamente accolto dall’Amministrazione comunale, regolamentato dalla Commissione consiliare Affari Istituzionali e deliberato dal Consiglio comunale il 16/12/2007 – coerentemente con la proposta avanzata alle forze politiche alla vigilia della campagna elettorale amministrativa e subito accolta dall’Amministrazione comunale, al fine di accelerare i tempi dell’istituzione del Forum dei giovani, ha predisposto una bozza di Regolamento che ha consegnato al consigliere delegato Luigi Menduni e che mette a disposizione di tutti coloro che fossero interessati.

Questo regolamento, istituito in osservanza alla “Carta Europea riveduta della partecipazione dei giovani alla vita locale e regionale” , adottata dal Consiglio d’Europa il 2 maggio2003, definisce i principi programmatici, i compiti, le modalità di elezione degli organi di rappresentanza del Forum dei Giovani, il quale svolge le sue funzioni in modo libero e autonomo.

Esso concorre a promuovere: il pieno sviluppo della persona umana attraverso le politiche attive nei settori di interesse giovanile (scuola, università, mondo del lavoro, formazione, volontariato, vita associativa, tempo libero, arte, cultura, spettacolo, sport, ambiente, qualità della vita cittadina);l’effettiva partecipazione di tutti i cittadini all’organizzazione politica, economica, sociale culturale della comunità civile; una politica di formazione del senso civico e di prevenzione sociale; l’affermazione dei diritti dell’uomo; la diffusione della cultura della pace, della solidarietà e delle pari opportunità; la difesa del pieno equilibrio dell’ecosistema attraverso una politica dell’ambiente urbano ed extraurbano; l’affermazione del principio costituzionale del diritto al lavoro attraverso una politica d’informazione e di formazione dei giovani.

I suoi compiti sono: emettere pareri consultivi, per il tramite del Consiglio del Forum, su richiesta degli organi istituzionali del Comune, su deliberazioni ed iniziative rivolte ai giovani; a presentare rilievi e proposte agli organi di governo della città, in relazione alle politiche ed ai servizi comunali che attengono al mondo giovanile; organizzare iniziative rivolte a sviluppare coscienza civica e cultura della partecipazione, favorendo il raccordo tra la popolazione giovanile e le istituzioni locali; organizzare iniziative a carattere culturale, sportivo, ecologico, sociale e ricreativo; realizzare dibattiti, incontri e ricerche finalizzate alla conoscenza ed all’approfondimento delle problematiche inerenti la realtà giovanile cittadina; stabilire rapporti permanenti con le Consulte e i forum operanti sul territorio comunale, regionale e nazionale.

Al Forum possono aderire tutti i cittadini residenti nel Comune che abbiano compiuto il 16° anno di età e che non abbiano superato il 30° anno di età, senza distinzione di sesso, razza, religione, opinioni politiche, condizioni personali o sociali.

Gli organi di rappresentanza ed attività del Forum sono: l’Assemblea, il Consiglio e il Presidente, che esercitano le loro funzioni in modo libero e autonomo.

Il primo livello di confronto/raccordo tra il Forum e l’Amministrazione comunale per l’elaborazione di proposte, progetti e istanze sono l’Assessore o il Consigliere delegato alle Politiche giovanili, e gli eventuali Assessori e/o tecnici competenti per materia. Quest’ ultimi presentano al Consiglio comunale le proposte del Forum illustrate dal Presidente o dal Referente del Gruppo di lavoro. Il Consiglio comunale si esprimerà in merito alle proposte presentate impegnando l’Amministrazione alla loro realizzazione, compatibilmente con le disponibilità di bilancio, e/o mettendo a disposizione i Settori e Servizi della stessa. E’ facoltà della Giunta comunale promuovere incontri con l’Assemblea o con i presidente del Forum su argomenti specifici.

L’Amministrazione comunale s’impegna a mettere a disposizione idonei locali per le attività del Forum e relativa attrezzatura. Essa s’impegna anche mettere a disposizione, tramite il Servizio Politiche Giovanili, un’equipe di tutor, a supporto del sistema dei Gruppi di lavoro e in qualità di facilitatori della comunicazione.

Il mio auspicio, in conclusione, è che le politiche giovanili del nostro Comune siano finalizzate a favorire la crescita sociale e culturale dei giovani, lo sviluppo di relazioni di solidarietà nei confronti dell’altro, l’attenzione e l’impegno per ciascuno dei soggetti che compongono la Comunità cittadina. Queste politiche avranno valore se si concretizzeranno attraverso l’offerta di occasioni d’impegno, finalizzato allo sviluppo di capacità individuali e di lavoro di gruppo, in cui la dimensione dell’analisi della realtà e del confronto delle opinioni non sia disgiunta dalla dimensione relazionale, di promozione di rapporti amicali e di contesti vitali e creativi.


martedì 24 febbraio 2009

DIFENSORE CIVICO: FUMATA BIANCA


Con un voto quasi unanime il Consiglio comunale del 19 febbraio scorso ha decretato l’elezione del tanto atteso Difensore Civico. Corato è, pertanto, tra i pochissimi Comuni italiani ad averlo istituito. Sono, infatti, appena 6oo, su 8000, quelli che lo hanno istituito in base all’art. 8 della Legge 142/90 e alla legge n.267/2000 e ai rispettivi statuti che accolgono tale possibilità, dopo averne regolamentato l’attuazione e il funzionamento. Così è stato anche per noi. Il Consiglio comunale, in seconda battuta, lo ha individuato nella persona dell’avv. Antonio Dell’Accio, che ha ottenuto 27 voti su 31. Non si conoscono gli autori delle 4 schede bianche, dal momento che anche i consiglieri di minoranza si sono espressi in suo favore

Se la sua esistenza, grazie agli organi di stampa, è ormai nota ai più, non altrettanto si può dire per le sue competenze. Con le leggi sopraccitate entrano per la prima volta in scena i concetti, quali principio di legalità, buona amministrazione, imparzialità, trasparenza, efficacia ed efficienza della pubblica amministrazione, partecipazione dei cittadini al procedimento amministrativo, responsabilizzazione dei dirigenti e funzionari.

E, affinché tali concetti non restassero mere affermazioni di principi o mere norme programmatiche, ma costituissero, invece, ulteriori strumenti di effettive garanzie e di tutela dei diritti e degli interessi del cittadino, tale figura, benché prevista come mera facoltà di ogni singolo Ente, è stata prevista negli Statuti di quasi tutti i Comuni d’Italia. Ma, una volta prevista, la nomina del Difensore civico non costituisce più un “atto facoltativo”, ma un atto obbligatorio per legge”(art.136 del T.U. 267/2000).

Quali sono, dunque le funzioni che la legge assegna al Difensore civico? Potrebbe essere il miglior amico del cittadino. Un po’ consigliere, un po’ moderno tribuno della plebe: un aiuto nella quotidiana lotta contro le magagne della pubblica amministrazione lenta, distratta e borbonica E, invece, i Difensori civici non li conosce quasi nessuno: poco più di 600 in tutta Italia, un piccolo esercito di semiclandestini. Forse perché nel viaggio che dalla Svezia, la quale lo ha inventato nel 1800, chiamandolo “Ombudsman” (“Uomo che fa da tramite”), lo ha portato fino in Italia il Difensore civico ha cambiato faccia. Altro che miglior amico del cittadino. In molti casi è solo l’ennesima poltrona su cui far accomodare la politica, una sala d’attesa per candidati trombati, una casella per far quadrare i conti del pallottoliere della lottizzazione. Scelto dalla politica, parte integrante della burocrazia. Difensore del potere, delle sue logiche non sempre logiche ma non di chi le subisce. E, allora, nessuna sorpresa se pochi sanno che esistono e pochissimi si rivolgono a loro negli uffici.

Si tratta, quindi, solo di aggiungere un altro posto a tavola? Non è – evidentemente – il caso del Comune di Corato, che ha indetto un pubblico bando, cui sono pervenute soltanto 5 istanze, ridotte poi a tre, “per alcune imperfezioni nelle domande che il segretario comunale si è trovato costretto a scartare”. I nominativi sottoposti al vaglio del Consiglio comunale nella seduta 26 gennaio erano, oltre all’avv. Antonio Dell’Accio, gli avvocati Sergio Quatela e Giuseppe Pisicchio.

Ma, per mancanza dei parametri per l’elezione – com’ è noto – la seduta fu aggiornata al 19 febbraio, che ha confermato le previsioni che vedevano favorito l’avvocato Dell’Accio. Non si sarebbe creata questa situazione se lo Statuto, che ne prevedeva l’elezione da parte di 1000 cittadini sorteggiati proporzionalmente in tutte le sezioni elettorali, con divieto di campagna elettorale da parte dei partiti non fosse stato modificato. A nulla servirono nell’estate 2007 le proteste dell’ex presidente della commissione che redasse lo Statuto, avv. Francesco Stolfa, e di pochi altri cittadini secondo cui, così facendo, si sarebbe “annacquata la portata innovativa e svuotato di poteri i cittadini”.

Comunque, sic stantibus rebus, bisogna guardare al presente ed al futuro. Innanzitutto l’istituzione deve rispondere in modo chiaro e costante alla domanda.”Quali sono i compiti del Difensore civico? Nelle more di una pubblica discussione sul tema, azzardiamo qualche ipotesi.

In generale, il Difensore civico può intervenire per assistere, fornire consulenze ed informazioni, contribuire ad incoraggiare la partecipazione del cittadino e delle associazioni culturali, sociali e politiche all’attività del Comune. In pratica, il cittadino può interpellarlo in maniera assolutamente gratuita, per segnalare ritardi od omissioni degli impiegati e dei funzionari preposti agli uffici pubblici, per sollecitare il rilascio di certificati, per snellire l’iter di una pratica: è utile, insomma, per far valer i propri diritti.

I suoi compiti, insomma, non sono limitati alle sole situazioni di cattivo funzionamento della macchina burocratica, ma si estendono a tutti qui casi in cui il cittadino, per un interesse legittimo o per necessità, voglia chiedere conto di scelte e iniziative della pubblica amministrazione; desideri farsi consigliare circa le procedure da seguire per ottenere la licenza per l’apertura di un esercizio commerciale,intenda sapere quali adempimenti svolgere per ottenere una concessione edilizia; voglia verificare in base a quale criterio siano avvenute le assegnazioni degli alloggi popolari; decida di farsi assistere quando sia autorizzato a prendere visione di documenti che lo riguardano, ecc.

I cittadini devono sapere che il Difensore civico non è dotato di poteri coercitivi e quindi non può costringere l’Amministrazione ad ottemperare e ad adeguarsi alle proprie richieste: egli agisce in virtù del suo prestigio personale e della pubblica funzione che riveste. In alcuni casi, se il funzionario non mostra la volontà di collaborare, può proporre nei suoi confronti un’azione disciplinare.

La conoscenza diretta dell’avv.Antonio Dell’Accio del suo ruolo e dei suoi compiti, se sarà resa pubblica, favorirà sicuramente la creazione di un nuovo “patto istituzionale” tra l’Ente locale ed i cittadini, da cui potrà scaturire un tavolo permanete di confronto programmatico per rendere più adeguata la risposta amministrativa alla domanda individuale e sociale, soprattutto dei giovani e delle fasce più deboli della società. Siamo sicuri che il “nostro” Difensore civico al requisito della oggettiva competenza aggiungerà sicuramente quelli della disponibilità e della dedizione alla carica, così come emerge dal suo curriculum, la non organicità ad alcun partito, la capacità di mediare e di essere stimolo nei confronti dell’Amministrazione comunale

Siamo sempre convinti, infatti, che non potrà certo essere la norma a cambiare i comportamenti, ma, soprattutto, una nuova cultura civica, realmente capace di rinnovare le modalità di approccio ai problemi che affliggono la comunità nel suo insieme e nelle sue singolarità.

Auguri e buon lavoro a tutti.


martedì 17 febbraio 2009

PATTO DI STABILITA’ E BILANCIO PARTECIPATO TRA “VIRTU’” E VIRTUOSISMI


Ho letto con molta attenzione il contenuto della lettera che il sindaco Luigi Perrone ha indirizzato al presidente Berlusconi per chiedere “la modifica delle norme vigenti in materia di Patto di stabilità”, pubblicata da Coratolive il 15 febbraio scorso. Il documento, già preannunciato dall’assessore alle finanze Massimo Mazzilli nella 1° Commissione consiliare presieduta da Pasquale Aloiso, segue alla lettera del presidente dell’ANCI, Leonardo Domenici, relativa alla circolare del Ministero dell’Economia sul rispetto del patto di stabilità interno, considerata dall’autore “una provocazione grave e intollerabile” e, pertanto, preannunciava che nella riunione del 5 febbraio avrebbe proposto la “rottura totale di ogni rapporto con il Governo, l’abbandono della Conferenza Unificata e il blocco di ogni collaborazione istituzionale, in particolare sul Federalismo fiscale e Codice delle Autonomie”. La richiesta del nostro sindaco al Capo del Governo di “adoperarsi per correggere dette norme” è quindi in linea con quanto sostenuto dall’ANCI, secondo cui la grave crisi che attanaglia il Paese costringerà l’80% dei Comuni a non rispettare il Patto di stabilità interno.

Il problema è della massima attualità, in quanto tutti i Consigli comunali devono entro il 31 marzo deliberare il bilancio di previsione 2009. Manca, però, poco più di un mese alla scadenza e nessuna notizia di convocazione è ancora apparsa all’orizzonte. Evidentemente, l’espressione “bilancio partecipato” è un eufemismo che trova spazio soltanto nelle interviste giornalistiche del sindaco e nelle dichiarazioni dell’assessore alla programmazione finanziaria, ma non nella effettiva partecipazione dei cittadini. Prova ne è che per quattro anni consecutivi, a pochi giorni di distanza dalla riunione del Consiglio comunale, un pubblico manifesto ha sempre invitato i cittadini ad una pubblica assemblea per discutere il bilancio di previsione, ma, come già accaduto per altre iniziative analoghe (DDP del PUG, PIRP, GAL, Consiglio comunale dei ragazzi, Consulte comunali e, il 26 febbraio prossimo anche il Forum dei giovani), la partecipazione è stata sempre limitata a pochissime persone. La sistematica assenza della società civile e politica, nonché dei singoli cittadini, al di là di mere denunce verbali, non ha messo mai in condizione i nostri attivissimi amministratori di riflettere sui motivi di tanto scarso interesse da parte della comunità amministrata, i cui membri, evidentemente, preferiscono essere spettatori anziché attori nel processo di sviluppo della propria città. Delegare è più comodo che partecipare! Ma aiuta a crescere?

Anche quest’anno, pertanto, ci troveremo a leggere 4 o 5 giorni prima della discussione in Consiglio comunale, un manifesto o una notizia di cronaca, dove ai soliti quattro gatti verrà servito un piatto già pronto, che non sarà possibile condire in alcun modo. Evidentemente, i cittadini, per quanto riguarda la politica, non la pensano come il sindaco: “Politica è confronto e dialogo anche con chi la pensa diversamente da te, perché così si superano i propri limiti e si arriva alla migliore decisione per risolvere un problema. Politica, per questo, è anche rispetto dell’altro, aprirsi alle idee altrui, pensare che oltre te ci sono gli altri, con i quali devi confrontarti e dai quali puoi sempre imparare” (leggi Lo Stradone di febbraio).

Come non condividere! Chi mi legge sa quante volte ho sottolineato tale necessità, soffermandomi soprattutto sul significato da attribuire all’espressione “bilancio partecipato”. Un bilancio, cioè, in cui la “politica si fa incontro, ascolto, ma soprattutto azione diretta, partecipazione autentica, che consenta ai cittadini di scegliere democraticamente come e dove investire le risorse del proprio Comune. Che non si limita ad un incontro preliminare preconfezionato, ma che continua con incontri tematici, che danno vita ad un “Laboratorio urbano”, che svolge oltre alla funzione di proposta anche quella di verifica, all’insegna della massima trasparenza, dell’efficacia e dell’efficienza dei provvedimenti adottati o in via di adozione”. Eppure sono a tutti noti lo Statuto comunale, le dichiarazioni programmatiche dell’Amministrazione e la Direttiva del 17 febbraio 2006 del Ministero della Funzione Pubblica relativa alla rendicontazione sociale nelle Amministrazioni pubbliche, nella quale sono dettate le linee guida per la stesura del bilancio sociale, visto come completamento del processo di trasparenza iniziato negli anni ’90 con la legge n. 241 /’90, recentemente riformata dalla legge n. 15/2005.

Il mio auspicio è che al sindaco “virtuoso”(IL GIORNALE- 7/1/09), che “mette sul piatto aiuti per famiglie e Pmi” (Il Sole -24 ore Sud-11/2/09) e che scrive a Berlusconi per chiedere “la modifica delle norme vigenti in materia di patto di stabilità “(Coratolive - 28/209) possa corrispondere quanto dichiarato dall’assessore alle finanze Massimo Mazzilli: “L’intero iter del bilancio, per volontà dell’amministrazione, prima della discussione e dell’approvazione, sarà aperto ai contributi che perverranno dalle associazioni di categoria, organizzazioni sindacali, scuole, semplici cittadini ed il contenuto definitivo del provvedimento sarà con gli stessi partecipato. Tutti saranno coinvolti nel normale iter di bilancio partecipato per l’anno 2009 sia nell’ambito di “tavoli” specifici che in quelli che i singoli assessorati convocheranno”. (Gazzetta del Mezzogiorno – 25/1/09).

Il bilancio, infatti, non è soltanto un insieme di numeri o uno strumento riservato agli esperti: esso influisce sul vivere quotidiano dei cittadini, dà l’impronta alla comunità e stabilisce le priorità in tanti settori diversi:dagli aiuti sociali (vedi misure anticrisi) al turismo, alla scuola, alla cultura, alle opere pubbliche, alle opportunità economiche, ecc. E, pertanto, imprescindibile la necessità di renderlo comprensibile a tutti, assolvendo così a criteri di chiarezza, trasparenza e comunicazione di cui l’Amministrazione deve occuparsi nella sua funzione di dialogo costante con i cittadini.

Si tratta, insomma, di passare da una logica di “resa” ai numeri ad una logica di “ragionare” su di essi per restituirli alla loro funzione di strumento che va “amministrato”.

martedì 10 febbraio 2009

Eluana: ci sarà “quiete” dopo la tempesta ?

Si chiama la”Quiete “ la clinica di Udine dove ha esalato l’ultimo respiro Eluana. La cosa della quale probabilmente lei, e questo Paese devastato dalle parole, dalle accuse e dalle invettive, aveva bisogno. Chiunque si è sentito in dovere e in diritto di dire la propria, di dire “io so cosa vorrebbe Eluana”, travalicando ogni limite del dolore verso di lei e verso la famiglia.

Non ho verità granitiche su questa vicenda, e invidio chi pensa di averle. Gli unici che possono averle sono i genitori le cui parole vanno rispettate. Parole da sottoscrivere, non fossero arrivate tardive dopo il diluvio di pareri e certezze che ogni rappresentante di qualcosa ha sentito il dovere e il diritto di esprimere. Forse quando calerà davvero la quiete su questa terribile vicenda che dura da 17 anni, si riuscirà a tessere un filo che porti a prevenire scelte così devastanti.

Si chiami testamento biologico o difesa ad oltranza delle funzioni vitali, si chiami diritto all’accanimento terapeutico o eutanasia, qualunque cosa purché questo Paese sia capace di dotarsi di strumenti giuridici in grado di evitare la lacerazione delle coscienze. Insomma, occorre una legge per il testamento biologico. Solo senza ansie emotive questo potrà accadere. Ma sembra che il nostro Parlamento sia incapace di esprimersi su questioni che non siano sollecitate dall’urgenza della cronaca. Siano le intercettazioni piuttosto che la crisi dell’auto, siano le nuove povertà che la giustizia, se non c’è la forza e l’urgenza enorme della cronaca che impone l’agenda, non se ne parla.

Vedrete, chiuso il caso Eluana non ci sarà politico o ministro che ricorderà che bisogna regolamentare la materia. Perché occuparsi della vita delle persone prima di arrivare a scelte ineluttabili è un impegno troppo gravoso per la politica. Vuoi mettere partecipare in un talk show e dire la propria a cadavere ancora caldo?

Non tutti sanno che ogni anno 160 pugliesi sono vittime di gravi lesioni cerebrali. Non tutti muoiono subito. In molti sopravvivono, nonostante il coma e, trascorso il primo anno di criticità, vanno a nutrire quell’esercito di “invisibili” – circa 700 in tutta la regione – che ogni giorno lottano non solo per la propria vita ma per non restare fredda casistica. Una guerra silenziosa, portata avanti dalle famiglie e dai volontari che, nel giorno della morte di Eluana assume un significato particolare. L’Italia, soprattutto il Sud ha scarsità di strutture dove poter affrontare, se non serenamente, almeno seriamente la malattia e, dunque, per creare qui un centro capace di sostenere malati e famiglie. A questo scopo è nata la fondazione “Giulia e Maria” alla quale mancano poche migliaia di euro per potersi accreditare e poter iniziare a raccogliere i fondi per creare la struttura. (Info. allo 080/3004569).

Sarebbe questo un modo per evitare che un problema drammatico di questo tipo, diventato oggetto di un conflitto politico-ideologico, che sarebbe meglio non ci fosse stato e non ci sia. Una tragedia si è consumata contro i nostri occhi e non è stata solo la fine della non-vita di una povera ragazza in realtà già morta, come ha detto un suo medico, 17 anni fa. La tragedia ha superato l’evento e fa registrare, come nei momenti peggiori, la strumentalizzazione del fatto a fini diversi ed oscuri. Ricordo un’atmosfera analoga negli ultimi giorni della prigionia di Moro. Anche allora i motivi umanitari e la difesa dello Stato si mescolarono a torbidi disegni politici sia da parte di alcuni che sostenevano la “fermezza”, sia da parte dei “trattativisti”.

Ora penso allo strazio dei genitori di Eluana, ai quali bisogna riconoscere maggiore riservatezza e rispetto per il dramma che hanno vissuto e continueranno a vivere chissà per quanto tempo ancora. Penso con Valter Veltroni che “Questa è una materia molto delicata sulla quale credo che la politica debba fare un passo indietro lasciare che le cose siano determinate da questi unici due fattori oggettivi:l’amore dei genitori per Eluana e le sentenze. Non è materia su cui fare colpi di scena propagandistici”.