lunedì 8 marzo 2010

Il Piano Sociale di Zona non è ancora partito

Il secondo Piano Sociale di Zona 2009-2011, redatto dal Coordinamento Istituzionale e dalla Conferenza Intercomunale dell’Ambito territoriale n. 3, comprendente i Comuni di Corato (capofila), Ruvo di Puglia e Terlizzi, ha concluso il suo processo programmatico. Dopo sette incontri, tenuti nel mese di ottobre nella Biblioteca civica di Corato e la conferenza di concertazione generale del 21 dicembre scorso, in cui gli Assessori ai Servizi Sociali Franco Caputo, Irene Turturo e Santina Mastropasqua hanno illustrato lo schema di Piano, i rispettivi Consigli comunali hanno deliberato, all’unanimità, subito dopo, questo importante strumento di pianificazione delle politiche sociali. Non tutti però, sono a conoscenza che si tratta di un progetto che individua gli obiettivi e le priorità d’intervento, le modalità organizzative dei servizi e delle risorse necessarie al loro funzionamento, le modalità per l’integrazione e il coordinamento del sistema dei servizi e degli interventi sul territorio rappresentato dal Distretto socio-sanitario n.3.

Ai diversi tavoli tematici avrebbero dovuto partecipare, ai sensi della L.R. n.19/2006, art. 4, i rappresentanti di enti pubblici, organizzazioni sindacali, organismi di rappresentanza di volontariato e delle cooperazione sociale, ordini e associazioni professionali, associazioni di categoria, associazioni delle famiglie e singoli utenti dell’Ambito. Spiace ricordare, però, che soltanto alcuni soggetti, nonostante la grandissima importanza sociale del documento che è stato trasmesso alla Regione Puglia per i necessari finanziamenti, hanno raccolto l’invito degli amministratori comunali.

Evidentemente, gli argomenti che sono stati trattati dai pochi addetti, tra i quali il sottoscritto, nella veste di presidente della Consulta delle Associazioni del Comune di Terlizzi, non riscuotevano l’interesse della cosiddetta “società civile”.

Con la Legge 17/2003 “Sistema integrato d’interventi e servizi sociali in Puglia”, la Regione Puglia, ha individuato il sistema degli interventi e servizi sociali con lo scopo di garantire la qualità della vita e dei diritti dei cittadini, favorire l’integrazione e l’inclusione sociale, contrastando ogni forma di emarginazione.

In sintesi, le scelte strategiche previste all’unanimità e unitariamente dai tre Comuni dell’Ambito sono state: politiche a favore delle famiglie (domiciliarità, aiuto e sostegno alla famiglia e alla persona), politiche per l’inclusione sociale e i diritti di cittadinanza (accessibilità ai servizi; rimozione del disagio; contrasto alla povertà). Gli obiettivi prioritari individuati sono stati i seguenti: servizi d’informazione e consulenza per l’accesso alla rete integrata; sevizio sociale professionale; servizi sociali di pronto intervento per situazioni di emergenza personali e familiari; servizi educativo-assitenziali e di promozione della socialità; interventi per contrastare vecchie e nuove povertà e favorire l’inclusione sociale; servizi di aiuto e sostegno familiare per favorire la permanenza a domicilio; strutture e centri di assistenza e di accoglienza a ciclo diurno; strutture di assistenza e accoglienza residenziali o a ciclo continuo. Le risorse complessive assegnate dalla Regione ammontano ad euro 8.3440.000,00, cui vanno ad aggiungersi le somme messe a disposizione dai tre Comuni, pari ad euro 205.000,00, che portano le somme totali a disposizione ad euro 8.545.000,00.

Il nostro auspicio è che, a differenza del Piano Sociale precedente, vengano illustrati periodicamente i risultati di eccellenza raggiunti, soprattutto in merito alle politiche di prevenzione e della domiciliarità dei servizi e che vengano, altresì analizzati anche gli elementi di criticità e in continuità con le esperienze accumulate in questi ultimi anni, in modo da realizzare il miglior piano sociale possibile.

Ma altre considerazioni sento di dover sottoporre all’attenzione dei lettori e degli attori di quella che possiamo definire come una vera e propria “rivoluzione culturale”. Parlo di “rivoluzione culturale”, perché fino a ieri al funzionamento dei servizi sociali si dedicavano pochi spiccioli, o addirittura quel che rimaneva dei bilanci comunali. Le tristi conseguenze della scarsa considerazione avuta negli anni nei confronti dei problemi sociali della cittadinanza, da parte della classe politica, sono sotto gli occhi di tutti: disgregazione, scarsa identità, droga, alcolismo, malavita, aggressività inciviltà e chi più ne più ne metta. Ben venga, allora, il Piano di Sociale di Zona, ma solo se lo s’intende veramente come cambio di cultura, fine dei rapporti clientelari, programmazione concertata e grande voglia di cambiamento nel rapporto con le istituzioni.

Queste proposte, però, potranno trovare conforto solo quando si riuscirà a rompere il clima di autorefernzialità e si riusciranno ad instaurare nuove forme di partecipazione basate su: ridefinizione dei criteri di consultazione del cittadino; di accoglienza dei suggerimenti, delle richieste e delle lamentele, applicando i regolamenti afferenti gli istituti di partecipazione previsti nello Statuto comunale, previsione di un budget per le iniziative dei cittadini; previsione di pubbliche udienze sui grandi temi e di udienze specifiche su tematiche richieste da gruppi di cittadini operanti nel sociale; cooperazione municipale sui grandi temi sociali (droga, pubblica sicurezza, emarginazione, educazione alla legalità); sui problemi del miglioramento della qualità della vita in città, sulla promozione sociale e culturale, sottraendo ai gruppi privati i servizi di natura sociale e promuovendo la cooperazione municipale o fornendo supporto pubblico ad iniziative individuali; consigli di partecipazione e consultazione sui temi dell’assistenza sociale, dell’età evolutiva, della giustizia; riconoscimento delle nuove realtà sociali (immigrati, anziani con scarso reddito e con scarsa protezione familiare, il mondo del precariato e dei disoccupati) come parti integranti della comunità e in quanto tali portatori di diritti-doveri di rappresentanza e di cittadinanza.

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