Non giudicare, punire dopo che i reati siano stati commessi, ma operare prima, per tentare di impedirli. E’ la tesi sostenuta nel libro “Il bullismo” di prossima pubblicazione a cura della Casa Editrice Secop Edizioni di Corato.
Quest’estate, dopo tante prove sul campo, la riflessione personale si è incentrata sulla ricaduta effettiva dell’impegno di tante persone come me nella diffusione della cultura della legalità. In particolare, mi sono concentrato su un punto: come trasmettere il valore delle regole agli adolescenti, senza sapere chi sono, come sono fatti, che cosa pensano, che cosa li affascina e li turba?
Il ragionamento si è articolato sulla base di precedenti esperienze realizzate nella veste di docente di materie letterarie e di operatore psicopedagogico oltre che di vari autori che si sono occupati in modo particolare del fenomeno del bullismo. Di qui, l’idea di raccoglierle in un libro, intitolato “Il bullismo”, che ha trovato l’immediata disponibilità alla pubblicazione della Casa Editrice Secop Edizioni di Corato.
Un’esperienza nuova per me, temeraria: avrebbe potuto abortire subito o proseguire tra incontri, dialoghi, dibattiti, conferenze, letture, documenti, circolari ministeriali, proposte progettuali, ecc.
Obiettivo: puntare alla realtà, senza edulcorarla o drammatizzarla: la realtà e basta, per costruirvi sopra analisi oggettive e proposte percorribili, rifiutando tesi precostituite, con la voglia di offrire solo un contributo al dibattito in corso sul tema-problema. Come? Ripercorrendo le tappe di uno dei miei progetti realizzati a Terlizzi nella Scuola Media Statale “Moro-Fiore.
Dopo le perplessità iniziali degli alunni coinvolti, si è diffusa (anche grazie agli insegnanti, che non hanno mai espresso giudizi morali o comportamentali) un’aria di fiducia: i ragazzi hanno detto la loro, approvando e contestando, nel loro gruppo. Abbiamo coordinato incontri mensili delle singole classi, dibattiti fra i docenti e fra i genitori: le tre categorie hanno proceduto di pari passo nelle conversazioni orali e nella stesura di relazioni scritte… Più si andava avanti, più cresceva l’ansia di camminare insieme, di perfezionare i propri atteggiamenti, gli uni verso gli altri, dopo avere manifestato e ascoltato le gioie e le sofferenze, proprie e degli altri, i modi di pensare, divertirsi, avere paura, fuggire, di esserci o continuare a fuggire, nonostante il leale dialogo avviato.
Tutti siamo diventati consapevoli che il fine non era quello di individuare ciò che è giusto o sbagliato, ma di accogliere pensieri, sentimenti, emozioni, tutto quello che emergeva in piena libertà e sincerità, per fotografare un mondo con cui fare i conti, anche con le sue espressioni di onnipotenza, egocentrismo, cattiveria, virtualità, vigliaccheria, infantilismo, incapacità, sconfitta…
Abbiamo elaborato un percorso, degli argomenti. La legalità, l’apertura mentale, la felicità erano impalpabili, solo a volte evidenti, compagne di viaggio – quasi se ne parlava senza parlarne – erano lì nell’aria, nelle parole, sui muri. C’erano anche se non ce ne accorgevamo.
L’adolescenza, la famiglia, la scuola, il gruppo dei coetanei, gli adulti, le regole, il senso del dovere, la fragilità, la trasgressione, le dipendenze, lo svago, le passioni, i sentimenti, i valori, la politica, la religione, il lavoro, la vita…
Tutto ciò ha attraversato le nostre giornate per un anno intero e quasi un altro è stato necessario per completare gli obiettivi: offrire a studenti, insegnanti e genitori un itinerario comune, utile ad ognuno, per vivere meglio la vicenda individuale e sociale, nella specificità della propria età e del proprio ruolo. Di qui l’dea di scrivere un libro che documentasse l’esperienza vissuta e le ricerche effettuate, per metterlo a disposizione di tutti coloro ai quali interessano gli adolescenti, il loro presente prima ancora che il loro futuro.
Non si può che essere soddisfatti del lavoro svolto. Gli incontri con gli studenti sono stati appassionanti, autentici, ancora di più lo sono stati i loro appunti: un mare solcato da onde colorate, ora scure ora abbaglianti, sempre profonde. Anche insegnanti e genitori hanno proceduto con convinzione, dopo le prime, prevedibili titubanze.
La metodologia è stata rispettata, ha prodotto, attraverso un epistolario informatico, l’esatto profilo dell’adolescenza, senza inseguire verità fasulle quanto inutili.
Il libro sul bullismo costituisce la documentazione di un’esperienza e di una ricerca che testimoniano la fragilità dei nostri ragazzi, ma anche l’efficacia della prevenzione e la funzione insostituibile di famiglia, scuola, istituzioni, associazioni, sport, arte, musica. Sono questi gli strumenti più validi per neutralizzare ogni forma di deviazione – dal delitto alla dipendenza – dall’esaltazione alla depressione – perché contribuiscono a costruire personalità forti, che sappiano scegliere, siano capaci di dire no, di avvertire il pericolo delle suggestioni e dei condizionamenti. Basta adeguarsi ai mutamenti sociali, economici, culturali, tecnologici, con congrui ed improcrastinabili investimenti.
L’insegnamento prioritario di questa avventura è l’esigenza di lottare per una famiglia affidabile ed una scuola autorevole. Una famiglia più preparata, consapevole, sostenuta se necessario socialmente, intellettualmente, psicologicamente (e pecuniariamente…) crescerebbe figli vivaci e maturi, studiosi e svegli quanto basta.
E’ in gioco il futuro dei nostri figli, dei figli di tutti noi, nessuno escluso; l’interdipendenza dei rapporti sociali, dimostrata anche dal nostro lavoro e dalla nostra pubblicazione, non consente di salvare il proprio figlio, di farne l’unico che studia, non beve, non fuma, non si prende a botte….
Occorrerebbe, insomma, una struttura complessiva, solida e compatta, per i bambini e gli adolescenti, aperta dalla mattina alla sera, in cui far confluire famiglia, scuola, organismi sociali, per aiutare i ragazzi a trovare la loro strada, a conseguire il pieno sviluppo della loro persona, senza alcun ostacolo di ordine economico e sociale, come afferma l’art. 3 della Costituzione. Non importa se ciò avviene nello stesso edificio, negli stessi orari, con gli stessi soggetti, importano i nostri ragazzi, che non possono aspettare un minuto di più.
Non è facile, ma è essenziale, e non c’è costo che tenga: la società è malata gravemente e solo giovani sani, che sappiano vivere e convivere possono guarirla.
Ma nel frattempo possiamo cominciare da noi stessi, facendo meglio il genitore, l’insegnante, l’assessore, il professionista, l’operatore sociale, il figlio, lo studente, l’elettore, il paziente, il cliente, il volontario…
Come? Nel nostro volumetto ci sono moltissimi spunti, tutti percorribili, quando studenti, insegnanti e genitori lavorano insieme!
martedì 31 agosto 2010
Intervista al presidente uscente della Consulta delle Associazioni prof. Vito De Leo PER LA RINASCITA DELLA CITTADINAZA ATTIVA
Vito De Leo, professore di lettere e psicopedagogista in pensione, ex amministratore comunale, da moltissimi anni impegnato sul versante culturale, sociale e giornalistico, ha da tempo lasciato l’incarico di presidente della Consulta delle Associazioni.
In attesa della prossima assemblea che, ai sensi del nuovo Regolamento dovrà eleggere i nuovi organi (presidente, vicepresidente e coordinamento), abbiamo fatto una conversazione sui temi che più lo hanno impegnato negli ultimi anni: quelli della partecipazione e della cittadinanza attiva.
Innanzitutto chiediamo: cos’è la Consulta della Associazioni?
La Consulta delle associazioni è un organismo di partecipazione democratica previsto dallo Statuto comunale che, ai sensi del Titolo III°, art.9 del nuovo Regolamento “dovrebbe” (uso il condizionale, perché durante tutto il mio mandato non è mai stato applicato) “essere preventivamente interpellata per atti di competenza del Consiglio comunale inerenti i servizi pubblici locali, gli strumenti di programmazione generale quali, ad esempio, i Piani generali urbanistici, le modifiche allo Statuto comunale, il Piano Sociale di Zona ed il Bilancio comunale, quando sono necessarie valutazioni di solidarietà sociale e di partecipazione. La Consulta potrà esprimere i pareri richiesti con apposite relazioni notificate entro 15 giorni dalla richiesta, salvo casi eccezionali ed urgenti”.
A fronte di questa situazione negativa come avete reagito?
In una prima fase sia attraverso i periodici locali e i siti web, sia attraverso documenti, incontri, assemblee. Con queste note ed interventi abbiamo sempre espresso la semplice esigenza di ricostruire uno spazio pubblico in cui rappresentare il bisogno di partecipazione emergente in diversi settori della comunità cittadina. Ma nessun segnale o invito ci è mai pervenuto dagli attuali e dai precedenti amministratori. Neanche dalla Commissione consiliare che ha redatto il nuovo regolamento che non sappiamo ancora quando entrerà in vigore e se mai sarà applicato.
Il mondo associativo, in parte iscritto all’albo della Consulta delle Associazioni, rappresenta le forze positive e culturalmente attrezzate della società civile. Rispetto alla politica intendete rimanere collaterali?
Costruire uno spazio pubblico di discussione è un atto politico-amministrativo. La nostra idea è sempre stata quella di trovare una sede di discussione in cui anche i partiti si misurino e si sottopongano al giudizio costante dei cittadini.
E’ questo allora il vero obiettivo che continuate a proporvi?
Sia chiaro: il nostro obiettivo non è mai stato quello di creare un uovo soggetto politico, ma rendere più complesso il sistema della discussione politica e quindi il processo di formazione delle decisioni della città. Abbiamo bisogno tutti di un momento di scambio, di cercare dentro le diverse sensibilità uno scenario positivo e propositivo, insomma un obiettivo comune da perseguire e raggiungere.
Parliamo, allora, delle vostre proposte. Quali sono i temi che avete affrontato nel passato e che volete continuare a dibattere?
Il nostro obiettivo è stato e sarà sempre quello di deprivatizzare la politica, senza occhi di riguardo per singoli partiti. Non avrebbe senso una doppiezza in tale direzione, non ci sono riserve mentali. Siamo aperti alla discussione con tutti.
Su quali temi in particolare?
Da anni insistiamo con dibattiti, documenti, lettere, articoli sulla necessità di revisionare, adeguare e regolamentare lo Statuto comunale, di eleggere il Difensore Civico, di promuovere la costituzione del Consiglio Comunale dei Ragazzi e del Forum dei Giovani, di istituire la Consulta per l’ambiente, la Consulta dei Disabili, la Consulta per le Pari opportunità, di realizzare veramente il Bilancio partecipato, di coordinare le politiche culturali, scolastiche e sociali con il mondo del volontariato e dell’associazionismo, di fare una politica di bilancio più attenta alle esigenze dei giovani, di coinvolgere maggiormente le forze sociali, sindacali e politiche nei processi decisionali attivati per lo sviluppo socio – economico della città, di rendere l’informazione sull’attività amministrativa più puntuale e più ricca, non solo attraverso il bollettino “Terlizzi informa”, che dovrebbe diventare un mensile, ma anche con incontri periodici aperti a tutta la cittadinanza. L’ottica era e rimane quella di trasformare, se possibile, una serie di problemi per fare in modo che la discussione superi il momento della critica e vada oltre, configurando la struttura costituente di uno sviluppo partecipativo possibile.
Quali sono i vostri programmi futuri?
Fino ad ora, nonostante la persistente mancanza di ascolto e di confronto, non ci siamo mai limitati a segnalare le urgenze e le necessità della nostra comunità o a fare una sterile e qualunquistica critica ai responsabili amministrativi. Sui vari problemi relativi al bilancio comunale, all’attuazione dello Statuto, al coinvolgimento dei giovani nelle scelte che li riguardano, alla rinascita culturale, alla valorizzazione del patrimonio ambientale, al recupero delle periferie, al potenziamento dell’informazione amministrativa, all’educazione alla legalità, ai diritti di cittadinanza, alle pari opportunità, alle politiche sociali e scolastiche, alla costruzione, insomma, di una città sempre più a misura dei suoi cittadini, abbiamo sempre – con spirito costruttivo – avanzato proposte concrete e senza eccessivi oneri per le casse comunali.
Possiamo definirvi un laboratorio di riflessione sulla rinascita, un laboratorio aperto, che raccoglie forze positive per individuare una via alla soluzione dei problemi?
Da molto tempo, purtroppo, a causa dell’indifferenza nei nostri confronti non pratichiamo più questo tipo di esperienza che ha caratterizzato i primi anni del mio mandato. Mi auguro che i nuovi dirigenti che andremo ad eleggere prossimamente, s’impegnino con tutte le associazioni iscritte e non all’albo, a promuovere una maggiore coscienza civile ispirata ai valori costituzionali della libertà, della giustizia e della legalità e a far sentire la propria voce quando questi vengono ignorati.
In attesa della prossima assemblea che, ai sensi del nuovo Regolamento dovrà eleggere i nuovi organi (presidente, vicepresidente e coordinamento), abbiamo fatto una conversazione sui temi che più lo hanno impegnato negli ultimi anni: quelli della partecipazione e della cittadinanza attiva.
Innanzitutto chiediamo: cos’è la Consulta della Associazioni?
La Consulta delle associazioni è un organismo di partecipazione democratica previsto dallo Statuto comunale che, ai sensi del Titolo III°, art.9 del nuovo Regolamento “dovrebbe” (uso il condizionale, perché durante tutto il mio mandato non è mai stato applicato) “essere preventivamente interpellata per atti di competenza del Consiglio comunale inerenti i servizi pubblici locali, gli strumenti di programmazione generale quali, ad esempio, i Piani generali urbanistici, le modifiche allo Statuto comunale, il Piano Sociale di Zona ed il Bilancio comunale, quando sono necessarie valutazioni di solidarietà sociale e di partecipazione. La Consulta potrà esprimere i pareri richiesti con apposite relazioni notificate entro 15 giorni dalla richiesta, salvo casi eccezionali ed urgenti”.
A fronte di questa situazione negativa come avete reagito?
In una prima fase sia attraverso i periodici locali e i siti web, sia attraverso documenti, incontri, assemblee. Con queste note ed interventi abbiamo sempre espresso la semplice esigenza di ricostruire uno spazio pubblico in cui rappresentare il bisogno di partecipazione emergente in diversi settori della comunità cittadina. Ma nessun segnale o invito ci è mai pervenuto dagli attuali e dai precedenti amministratori. Neanche dalla Commissione consiliare che ha redatto il nuovo regolamento che non sappiamo ancora quando entrerà in vigore e se mai sarà applicato.
Il mondo associativo, in parte iscritto all’albo della Consulta delle Associazioni, rappresenta le forze positive e culturalmente attrezzate della società civile. Rispetto alla politica intendete rimanere collaterali?
Costruire uno spazio pubblico di discussione è un atto politico-amministrativo. La nostra idea è sempre stata quella di trovare una sede di discussione in cui anche i partiti si misurino e si sottopongano al giudizio costante dei cittadini.
E’ questo allora il vero obiettivo che continuate a proporvi?
Sia chiaro: il nostro obiettivo non è mai stato quello di creare un uovo soggetto politico, ma rendere più complesso il sistema della discussione politica e quindi il processo di formazione delle decisioni della città. Abbiamo bisogno tutti di un momento di scambio, di cercare dentro le diverse sensibilità uno scenario positivo e propositivo, insomma un obiettivo comune da perseguire e raggiungere.
Parliamo, allora, delle vostre proposte. Quali sono i temi che avete affrontato nel passato e che volete continuare a dibattere?
Il nostro obiettivo è stato e sarà sempre quello di deprivatizzare la politica, senza occhi di riguardo per singoli partiti. Non avrebbe senso una doppiezza in tale direzione, non ci sono riserve mentali. Siamo aperti alla discussione con tutti.
Su quali temi in particolare?
Da anni insistiamo con dibattiti, documenti, lettere, articoli sulla necessità di revisionare, adeguare e regolamentare lo Statuto comunale, di eleggere il Difensore Civico, di promuovere la costituzione del Consiglio Comunale dei Ragazzi e del Forum dei Giovani, di istituire la Consulta per l’ambiente, la Consulta dei Disabili, la Consulta per le Pari opportunità, di realizzare veramente il Bilancio partecipato, di coordinare le politiche culturali, scolastiche e sociali con il mondo del volontariato e dell’associazionismo, di fare una politica di bilancio più attenta alle esigenze dei giovani, di coinvolgere maggiormente le forze sociali, sindacali e politiche nei processi decisionali attivati per lo sviluppo socio – economico della città, di rendere l’informazione sull’attività amministrativa più puntuale e più ricca, non solo attraverso il bollettino “Terlizzi informa”, che dovrebbe diventare un mensile, ma anche con incontri periodici aperti a tutta la cittadinanza. L’ottica era e rimane quella di trasformare, se possibile, una serie di problemi per fare in modo che la discussione superi il momento della critica e vada oltre, configurando la struttura costituente di uno sviluppo partecipativo possibile.
Quali sono i vostri programmi futuri?
Fino ad ora, nonostante la persistente mancanza di ascolto e di confronto, non ci siamo mai limitati a segnalare le urgenze e le necessità della nostra comunità o a fare una sterile e qualunquistica critica ai responsabili amministrativi. Sui vari problemi relativi al bilancio comunale, all’attuazione dello Statuto, al coinvolgimento dei giovani nelle scelte che li riguardano, alla rinascita culturale, alla valorizzazione del patrimonio ambientale, al recupero delle periferie, al potenziamento dell’informazione amministrativa, all’educazione alla legalità, ai diritti di cittadinanza, alle pari opportunità, alle politiche sociali e scolastiche, alla costruzione, insomma, di una città sempre più a misura dei suoi cittadini, abbiamo sempre – con spirito costruttivo – avanzato proposte concrete e senza eccessivi oneri per le casse comunali.
Possiamo definirvi un laboratorio di riflessione sulla rinascita, un laboratorio aperto, che raccoglie forze positive per individuare una via alla soluzione dei problemi?
Da molto tempo, purtroppo, a causa dell’indifferenza nei nostri confronti non pratichiamo più questo tipo di esperienza che ha caratterizzato i primi anni del mio mandato. Mi auguro che i nuovi dirigenti che andremo ad eleggere prossimamente, s’impegnino con tutte le associazioni iscritte e non all’albo, a promuovere una maggiore coscienza civile ispirata ai valori costituzionali della libertà, della giustizia e della legalità e a far sentire la propria voce quando questi vengono ignorati.
lunedì 30 agosto 2010
Festa Patronale: identità, continuità, rinnovamento
Al termine del tradizionale evento liturgico e popolare tradizionalmente detto Festa Patronale, che ogni anno si celebra in onore del santo Patrono San Cataldo, monaco irlandese del VII° secolo, non posso fare a meno di associarmi ai tantissimo cittadini che hanno espresso la loro entusiastica soddisfazione per aver potuto partecipare ed assistere ad un evento veramente eclettico.
Potremmo trovare tantissimi aggettivi per definire la nostra Festa per la sua bellezza, per la sua rarità, per il carico di folclore, storia, e di fede che rappresenta.
Più passano gli anni, più questa Festa acquista smalto, mordente, capacità di coinvolgimento, emoziona, apporta novità sia sul piano delle relazioni sociali e della cultura che dell’economia. Molti giovani sono rimasti in città, i commercianti hanno avuto una boccata di ossigeno, i forestieri guardano e passano volentieri. E’ stato un bel biglietto da visita, uno dei tanti fiori all’occhiello di questa bella città, specchio di una comunità spesso adagiata su se stessa e di un’amministrazione comunale sempre presente e incoraggiante l’entusiasmo di chi ha provato con grande coraggio e abnegazione a rivalutare questi momenti importanti.
Mi riferisco in modo particolare a Don Cataldo Bevilacqua, assistente ecclesiastico, alle Confraternite San Giuseppe e il Carmine, all’avv. Savino Arbore, presidente del Comitato Feste Patronali, all’dott. Savino Carbone, presidente della Deputazione Maggiore, al dott. Gerardo Strippoli, presidente della Pro Loco, all’assessore Carlo Roselli. Ma il sentimento di gratitudine deve essere indirizzato anche a tutti coloro che hanno contribuito alla sua realizzazione e all’evidente successo complessivo: le associazioni culturali e religiose, gli imprenditori, i singoli cittadini, i vigili urbani e le forze dell’ordine, che, a vario titolo ed in diverso modo, hanno dimostrato il senso di appartenenza alla città, alla sua storia e alle sue tradizioni.
Ma, come opportunamente dichiarato alla stampa dal presidente Savino Arbore,” I tre giorni di festa del mese di agosto devono rappresentare solo il vertice di una spiritualità accumulata quotidianamente, per ogni singolo giorno dall’uomo… Il nostro vuole essere un ritorno allo spirito più puro, intimo e umano della festa patronale e, soprattutto, del culto di San Cataldo, un santo che ci ha addomesticato e con il quale dobbiamo instaurare un legame inscindibile”.
Questo nobile e religioso obiettivo non è in contraddizione con la celebrazione dei diversi eventi liturgici, culturali, artistici, musicali e sociali ai quali abbiamo assistito insieme ai tantissimi cittadini di Corato, delle città limitrofe e dei tanti emigranti.
I giorni della Festa del Santo rivestono da sempre una grande importanza dal punto di vista sia della liturgia, sia della pietà popolare. In un medesimo breve spazio di tempo numerose espressioni culturali ora liturgiche, ora popolari, concorrono, non senza un rischio di qualche conflittualità, a configurare il “giorno del Santo”, così ben descritto nella brochure illustrativa della Festa patronale, nella quale molto significativamente vengono poste queste stimolanti domande. “Che farne? Come viverla? San Cataldo: ostacolo o chance per l’evangelizzazione?” e nel manifesto augurale del Sindaco.
Sarebbe molto interessante aprire un dibattito sul tema. In ogni caso, sono sicuro che i due presidenti Savino Arbore, Savino Carbone e don Cataldo Bevilacqua sapranno fare un consuntivo obiettivo di questa rinnovata esperienza caratterizzata dalle seguenti manifestazioni, tutte molto seguite ed apprezzate: esposizione del santo all’interno del palazzo San Cataldo, che per l’occasione è diventato tempio, la seguitissima processione, l’artistica e originale illuminazione di tutto il centro cittadino, i concerti bandistici quotidiani, le piazze divenute luoghi di aggregazione e di spettacoli teatrali, canori, musicali, tutti acclamatissimi anche grazie all’abile ed efficace programmazione e gestione dei maestri Rino Sgarra e Giuseppe Mintrone. Neanche i bambini sono stati dimenticati: a loro è stato dedicato un’ entusiastico spettacolo in piazza Mentana e nella villa comunale con le “Fontane danzanti”. Ai coratini all’estero è stato dedicato un concerto di musica popolare sudamericano in piazza Sedile. Non sono mancati, infine, i tradizionali spettacoli pirotecnici.
Il tutto, ovviamente, non solo dei tantissimi spettatori cittadini e forestieri, ma anche dei tanti bar, ristoranti, pizzerie e bracerie, che li hanno serviti abbondantemente e comodamente negli affollatissimi locali e spazi esterni. Sarebbe interessante sapere se il contributo richiesto dal comitato ed offerto per l’organizzazione della festa sia stato dato in misura proporzionata alla prevedibile quantità di clienti da servire.
Concludendo, la magica ritualità della Festa di San Cataldo, gli appuntamenti costituenti parte integrante del programma civile e religioso, pur permettendo di vivere in maniera unica e irripetibile la festa, deve poter avere uguale “appeal” nei confronti di tutti i segmenti demografici della popolazione. Nulla da dire con riguardo alle attività celebrative della festa cristiana e della storia ed origini della stessa, ma il format, a mio modesto parere - nel rispetto del budget disponibile – andrebbe ulteriormente integrato, reso estroverso ed elegante, assicurando più qualificati appuntamenti per i giovani.. E gli ambiti fondamentali dell’impegno dovrebbero includere anche un numero maggiore di azioni di educazione alla solidarietà e attenzione sociale.
Non bisogna fermarsi al contingente, ma lanciare sfide, aprire larghi orizzonti, ma, soprattutto, concertazione tra Istituzioni, Associazioni, Enti: sono certamente le carte vincenti anche delle prossime edizioni che gli attuali responsabili hanno dimostrato di saper giocare molto bene.
Potremmo trovare tantissimi aggettivi per definire la nostra Festa per la sua bellezza, per la sua rarità, per il carico di folclore, storia, e di fede che rappresenta.
Più passano gli anni, più questa Festa acquista smalto, mordente, capacità di coinvolgimento, emoziona, apporta novità sia sul piano delle relazioni sociali e della cultura che dell’economia. Molti giovani sono rimasti in città, i commercianti hanno avuto una boccata di ossigeno, i forestieri guardano e passano volentieri. E’ stato un bel biglietto da visita, uno dei tanti fiori all’occhiello di questa bella città, specchio di una comunità spesso adagiata su se stessa e di un’amministrazione comunale sempre presente e incoraggiante l’entusiasmo di chi ha provato con grande coraggio e abnegazione a rivalutare questi momenti importanti.
Mi riferisco in modo particolare a Don Cataldo Bevilacqua, assistente ecclesiastico, alle Confraternite San Giuseppe e il Carmine, all’avv. Savino Arbore, presidente del Comitato Feste Patronali, all’dott. Savino Carbone, presidente della Deputazione Maggiore, al dott. Gerardo Strippoli, presidente della Pro Loco, all’assessore Carlo Roselli. Ma il sentimento di gratitudine deve essere indirizzato anche a tutti coloro che hanno contribuito alla sua realizzazione e all’evidente successo complessivo: le associazioni culturali e religiose, gli imprenditori, i singoli cittadini, i vigili urbani e le forze dell’ordine, che, a vario titolo ed in diverso modo, hanno dimostrato il senso di appartenenza alla città, alla sua storia e alle sue tradizioni.
Ma, come opportunamente dichiarato alla stampa dal presidente Savino Arbore,” I tre giorni di festa del mese di agosto devono rappresentare solo il vertice di una spiritualità accumulata quotidianamente, per ogni singolo giorno dall’uomo… Il nostro vuole essere un ritorno allo spirito più puro, intimo e umano della festa patronale e, soprattutto, del culto di San Cataldo, un santo che ci ha addomesticato e con il quale dobbiamo instaurare un legame inscindibile”.
Questo nobile e religioso obiettivo non è in contraddizione con la celebrazione dei diversi eventi liturgici, culturali, artistici, musicali e sociali ai quali abbiamo assistito insieme ai tantissimi cittadini di Corato, delle città limitrofe e dei tanti emigranti.
I giorni della Festa del Santo rivestono da sempre una grande importanza dal punto di vista sia della liturgia, sia della pietà popolare. In un medesimo breve spazio di tempo numerose espressioni culturali ora liturgiche, ora popolari, concorrono, non senza un rischio di qualche conflittualità, a configurare il “giorno del Santo”, così ben descritto nella brochure illustrativa della Festa patronale, nella quale molto significativamente vengono poste queste stimolanti domande. “Che farne? Come viverla? San Cataldo: ostacolo o chance per l’evangelizzazione?” e nel manifesto augurale del Sindaco.
Sarebbe molto interessante aprire un dibattito sul tema. In ogni caso, sono sicuro che i due presidenti Savino Arbore, Savino Carbone e don Cataldo Bevilacqua sapranno fare un consuntivo obiettivo di questa rinnovata esperienza caratterizzata dalle seguenti manifestazioni, tutte molto seguite ed apprezzate: esposizione del santo all’interno del palazzo San Cataldo, che per l’occasione è diventato tempio, la seguitissima processione, l’artistica e originale illuminazione di tutto il centro cittadino, i concerti bandistici quotidiani, le piazze divenute luoghi di aggregazione e di spettacoli teatrali, canori, musicali, tutti acclamatissimi anche grazie all’abile ed efficace programmazione e gestione dei maestri Rino Sgarra e Giuseppe Mintrone. Neanche i bambini sono stati dimenticati: a loro è stato dedicato un’ entusiastico spettacolo in piazza Mentana e nella villa comunale con le “Fontane danzanti”. Ai coratini all’estero è stato dedicato un concerto di musica popolare sudamericano in piazza Sedile. Non sono mancati, infine, i tradizionali spettacoli pirotecnici.
Il tutto, ovviamente, non solo dei tantissimi spettatori cittadini e forestieri, ma anche dei tanti bar, ristoranti, pizzerie e bracerie, che li hanno serviti abbondantemente e comodamente negli affollatissimi locali e spazi esterni. Sarebbe interessante sapere se il contributo richiesto dal comitato ed offerto per l’organizzazione della festa sia stato dato in misura proporzionata alla prevedibile quantità di clienti da servire.
Concludendo, la magica ritualità della Festa di San Cataldo, gli appuntamenti costituenti parte integrante del programma civile e religioso, pur permettendo di vivere in maniera unica e irripetibile la festa, deve poter avere uguale “appeal” nei confronti di tutti i segmenti demografici della popolazione. Nulla da dire con riguardo alle attività celebrative della festa cristiana e della storia ed origini della stessa, ma il format, a mio modesto parere - nel rispetto del budget disponibile – andrebbe ulteriormente integrato, reso estroverso ed elegante, assicurando più qualificati appuntamenti per i giovani.. E gli ambiti fondamentali dell’impegno dovrebbero includere anche un numero maggiore di azioni di educazione alla solidarietà e attenzione sociale.
Non bisogna fermarsi al contingente, ma lanciare sfide, aprire larghi orizzonti, ma, soprattutto, concertazione tra Istituzioni, Associazioni, Enti: sono certamente le carte vincenti anche delle prossime edizioni che gli attuali responsabili hanno dimostrato di saper giocare molto bene.
I GIOVANI E L’EDUCAZIONE ALLA LEGALITA’
E’ per me un grande motivo di orgoglio essere riuscito a portare a termine un lavoro di ricerca sui comportamenti antisociali in alunni della scuola dell’obbligo, sintetizzato in un libro intitolato “Il bullismo”, che presto sarà pubblicato a cura della Casa editrice Secop Edizioni di Corato.
E’ il frutto dell’esperienza condotta nella Scuola media Statale “Moro-Fiore” di Terlizzi nella mia veste di docente di lettere e di operatore psicopedagogico. E’ indirizzato agli studenti, agli insegnanti, ai genitori ed alle istituzioni. Contiene consigli chiari e mirati su come procedere nella costruzione di progetti di prevenzione primaria, su come affrontare le situazioni a rischio e come gestire quelle in cui i problemi già si presentano con una certa gravità.
La tesi di fondo, mutuata dai numerosi riferimenti bibliografici, muove dal concetto che la cultura della legalità non può consistere nella repressione del crimine, ma nella promozione di un nuovo atteggiamento verso la cultura della giustizia. Si reclama la piena attuazione del diritto alla legalità, ma tale diritto presuppone che sussista anche un dovere di legalità, inteso come obbligo di rispettare le regole riconosciute di convivenza civile.
Costruire il tessuto legalitario significa costruire una comunità coesa, fondata su una storia e una memoria identitaria, legalità si coniuga con solidarietà, responsabilità, giustizia, garanzia di benessere per i singoli individui.
Pertanto, il compito della scuola oggi non è solo quello di trasmettere cultura in senso tradizionale, ma di formare la coscienza dei giovani, educarli al senso etico, far capire loro quali siano i veri valori, che costituiscono il patrimonio morale, naturale e universale dell’uomo.
La scuola ha il dovere di riservare oggi più che mai una notevole attenzione a quelle azioni educative funzionali al contrasto dei mali più evidenti nella società contemporanea quali la violenza, il razzismo, l’intolleranza, l’aggressività, l’illegalità diffusa, il bullismo, l’esclusione dei diversamente abili e/o dei ragazzi cosiddetti fragili, nonché di promuovere l’implementazione e il consolidamento della coesione sociale e della giustizia.
L’educazione alla cittadinanza attiva e alla legalità rappresenta la dimensione trasversale dell’intero percorso formativo ed è parte integrante delle attività culturali. Costituisce il nucleo fondante per la formazione di personalità critiche, autonome, pluralistiche, aperte alla conoscenza, disponibili ad affrontar la realtà, a difendere la propria identità, in grado di riconoscersi, di definirsi e di vivere i valori della democrazia in modo consapevole, trasferendone i principi nella pratica quotidiana.
Voi ragazzi, aiutati da noi adulti, dai genitori e dai docenti, sappiate imparare a riconoscere e ad apprezzare il valore delle norme quali strumenti regolatori necessari dei comportamenti umani sia nella vita individuale sia nella vita collettiva.
Soltanto avviando un processo di sempre più diffusa educazione alla legalità, potremo efficacemente contrastare l’illegalità oggi esistente ed attuare una contrapposizione decisa a tutti i fenomeni di criminalità.
Prof. Vito De Leo – Presidente dell’Associazione contro la criminalità, per la legalità
E’ il frutto dell’esperienza condotta nella Scuola media Statale “Moro-Fiore” di Terlizzi nella mia veste di docente di lettere e di operatore psicopedagogico. E’ indirizzato agli studenti, agli insegnanti, ai genitori ed alle istituzioni. Contiene consigli chiari e mirati su come procedere nella costruzione di progetti di prevenzione primaria, su come affrontare le situazioni a rischio e come gestire quelle in cui i problemi già si presentano con una certa gravità.
La tesi di fondo, mutuata dai numerosi riferimenti bibliografici, muove dal concetto che la cultura della legalità non può consistere nella repressione del crimine, ma nella promozione di un nuovo atteggiamento verso la cultura della giustizia. Si reclama la piena attuazione del diritto alla legalità, ma tale diritto presuppone che sussista anche un dovere di legalità, inteso come obbligo di rispettare le regole riconosciute di convivenza civile.
Costruire il tessuto legalitario significa costruire una comunità coesa, fondata su una storia e una memoria identitaria, legalità si coniuga con solidarietà, responsabilità, giustizia, garanzia di benessere per i singoli individui.
Pertanto, il compito della scuola oggi non è solo quello di trasmettere cultura in senso tradizionale, ma di formare la coscienza dei giovani, educarli al senso etico, far capire loro quali siano i veri valori, che costituiscono il patrimonio morale, naturale e universale dell’uomo.
La scuola ha il dovere di riservare oggi più che mai una notevole attenzione a quelle azioni educative funzionali al contrasto dei mali più evidenti nella società contemporanea quali la violenza, il razzismo, l’intolleranza, l’aggressività, l’illegalità diffusa, il bullismo, l’esclusione dei diversamente abili e/o dei ragazzi cosiddetti fragili, nonché di promuovere l’implementazione e il consolidamento della coesione sociale e della giustizia.
L’educazione alla cittadinanza attiva e alla legalità rappresenta la dimensione trasversale dell’intero percorso formativo ed è parte integrante delle attività culturali. Costituisce il nucleo fondante per la formazione di personalità critiche, autonome, pluralistiche, aperte alla conoscenza, disponibili ad affrontar la realtà, a difendere la propria identità, in grado di riconoscersi, di definirsi e di vivere i valori della democrazia in modo consapevole, trasferendone i principi nella pratica quotidiana.
Voi ragazzi, aiutati da noi adulti, dai genitori e dai docenti, sappiate imparare a riconoscere e ad apprezzare il valore delle norme quali strumenti regolatori necessari dei comportamenti umani sia nella vita individuale sia nella vita collettiva.
Soltanto avviando un processo di sempre più diffusa educazione alla legalità, potremo efficacemente contrastare l’illegalità oggi esistente ed attuare una contrapposizione decisa a tutti i fenomeni di criminalità.
Prof. Vito De Leo – Presidente dell’Associazione contro la criminalità, per la legalità
UNA CITTA’ A MISURA DI BAMBINO: E’ ANCORA POSSIBILE?
Accade spesso di sentire genitori e nonni lamentarsi, nonostante le iniziative dell’Amministrazione comunale tese a rendere più accoglienti ed attrezzate le piazze comunali, della mancanza di interventi per realizzare un più proficuo rapporto bambini spazi-urbani.
Nelle more delle prossime deliberazioni consiliari relative al PUT (Piano Urbano del Traffico), del PUG (Piano Urbano Generale) e della fine della “sperimentazione” delle Piste ciclabili, mi permetto suggerire ai nostri amministratori alcuni interventi che possono essere raggruppati nelle seguenti quattro macroaree:
• Interventi sugli spazi intesi come luoghi per il gioco, il tempo libero, per migliorare la sicurezza, la fruibilità, la mobilità, l’autonomia di movimento. Sono riconducibili a questa area le tipologie di intervento che prevedono la creazione di spazi attrezzati sia all’aperto che in edifici particolari per il gioco, la scoperta, l’avventura, l’aggregazione, lo sport; la riqualificazione delle aree verdi, dei cortili condominiali; la creazione di città più sicure attraverso “percorsi” pedonali guidati e protetti, dotati di specifica segnaletica per i bambini per esempio da casa a scuola; la facilitazione della mobilità tramite la creazione delle piste ciclabili e iniziative “spot” per “sgombrare” le città dalle auto.
• Interventi sulla cultura del rapporto bambini e spazi urbani attraverso iniziative di animazione, sensibilizzazione, divulgazione, studio, formazione, educazione permanente. Sono compresi in quest’area l’organizzazione di seminari, corsi di formazione, giornate di studio rivolti sia agli amministratori del Comune e degli uffici tecnici, sia agli architetti, sia alla cittadinanza, per creare nuove competenze negli operatori e diffondere in tutti una nuova sensibilità che dedica maggiore attenzione alle esigenze dei bambini nella fruizione della città. Fanno parte di quest’area l’organizzazione di momenti di animazione, feste, iniziative informative sullo “stato di salute” della città con riferimento all’infanzia, azioni di comunità ed educazione permanente che vedono i vigili, i commercianti, gli anziani preoccuparsi per rendere sicura ed accogliente la città per i giovani e i cittadini.
• Interventi sulle strategie di coinvolgimento e partecipazione attiva per la progettazione, pianificazione e governo della città. Le tipologie comprese in quest’area fanno riferimento, anche attraverso l’utilizzo degli strumenti e dei metodi di progettazione partecipata, alla definizione dei piani urbani della mobilità, dei piani regolatori, di guide sulla città, sulle opportunità dei servizi esistenti, sui musei e la fruizione dei beni culturali, sulla progettazione di arredi e spazi interni di ludoteche, biblioteche, cortili scolastici, condominiali, spazi gioco.
• Interventi misti che abbracciano due o tre delle precedenti macroaree. Fanno parte di questo insieme anche le iniziative riconducibili al progetto del Ministero dell’Ambiente sulle città amiche delle bambine e del bambini, che prevedono un approccio globale, urbanistico e sociale, alla vivibilità della città.
Concludendo, l’azione intrapresa dai nostri amministratori va sicuramente continuata e potenziata poiché possa davvero imporsi come espressione di un rinnovato modo di pensare alla città e al benessere dei bambini. L’occasione è propizia per rinnovare, ancora una volta, la proposta avanzata dal sottoscritto circa tre anni fa, al Sindaco di far aderire il Comune di Corato al “Progetto Città Sane – OMS”. E’ questa un’iniziativa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/EURO), al fine di fornire uno strumento per la realizzazione, a livello locale, dei 21 obiettivi “Health fot All, ossia Salute per Tutti. I comuni della provincia di Bari e della BAT che vi hanno aderito sono numerosi e si sono organizzati in rete nazionale e regionale allo scopo di rafforzare l’impegno delle municipalità per divulgare i principi e le strategie di attuazione del progetto “Città sane”-OMS” in tutta la realtà regionale. I Comuni più vicini a noi che vi hanno aderito risultano essere quelli di Bisceglie, Terlizzi e Molfetta, cui è stato affidato il coordinamento. Quello di Corato risulta ancora assente. Come mai?
Nelle more delle prossime deliberazioni consiliari relative al PUT (Piano Urbano del Traffico), del PUG (Piano Urbano Generale) e della fine della “sperimentazione” delle Piste ciclabili, mi permetto suggerire ai nostri amministratori alcuni interventi che possono essere raggruppati nelle seguenti quattro macroaree:
• Interventi sugli spazi intesi come luoghi per il gioco, il tempo libero, per migliorare la sicurezza, la fruibilità, la mobilità, l’autonomia di movimento. Sono riconducibili a questa area le tipologie di intervento che prevedono la creazione di spazi attrezzati sia all’aperto che in edifici particolari per il gioco, la scoperta, l’avventura, l’aggregazione, lo sport; la riqualificazione delle aree verdi, dei cortili condominiali; la creazione di città più sicure attraverso “percorsi” pedonali guidati e protetti, dotati di specifica segnaletica per i bambini per esempio da casa a scuola; la facilitazione della mobilità tramite la creazione delle piste ciclabili e iniziative “spot” per “sgombrare” le città dalle auto.
• Interventi sulla cultura del rapporto bambini e spazi urbani attraverso iniziative di animazione, sensibilizzazione, divulgazione, studio, formazione, educazione permanente. Sono compresi in quest’area l’organizzazione di seminari, corsi di formazione, giornate di studio rivolti sia agli amministratori del Comune e degli uffici tecnici, sia agli architetti, sia alla cittadinanza, per creare nuove competenze negli operatori e diffondere in tutti una nuova sensibilità che dedica maggiore attenzione alle esigenze dei bambini nella fruizione della città. Fanno parte di quest’area l’organizzazione di momenti di animazione, feste, iniziative informative sullo “stato di salute” della città con riferimento all’infanzia, azioni di comunità ed educazione permanente che vedono i vigili, i commercianti, gli anziani preoccuparsi per rendere sicura ed accogliente la città per i giovani e i cittadini.
• Interventi sulle strategie di coinvolgimento e partecipazione attiva per la progettazione, pianificazione e governo della città. Le tipologie comprese in quest’area fanno riferimento, anche attraverso l’utilizzo degli strumenti e dei metodi di progettazione partecipata, alla definizione dei piani urbani della mobilità, dei piani regolatori, di guide sulla città, sulle opportunità dei servizi esistenti, sui musei e la fruizione dei beni culturali, sulla progettazione di arredi e spazi interni di ludoteche, biblioteche, cortili scolastici, condominiali, spazi gioco.
• Interventi misti che abbracciano due o tre delle precedenti macroaree. Fanno parte di questo insieme anche le iniziative riconducibili al progetto del Ministero dell’Ambiente sulle città amiche delle bambine e del bambini, che prevedono un approccio globale, urbanistico e sociale, alla vivibilità della città.
Concludendo, l’azione intrapresa dai nostri amministratori va sicuramente continuata e potenziata poiché possa davvero imporsi come espressione di un rinnovato modo di pensare alla città e al benessere dei bambini. L’occasione è propizia per rinnovare, ancora una volta, la proposta avanzata dal sottoscritto circa tre anni fa, al Sindaco di far aderire il Comune di Corato al “Progetto Città Sane – OMS”. E’ questa un’iniziativa dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS/EURO), al fine di fornire uno strumento per la realizzazione, a livello locale, dei 21 obiettivi “Health fot All, ossia Salute per Tutti. I comuni della provincia di Bari e della BAT che vi hanno aderito sono numerosi e si sono organizzati in rete nazionale e regionale allo scopo di rafforzare l’impegno delle municipalità per divulgare i principi e le strategie di attuazione del progetto “Città sane”-OMS” in tutta la realtà regionale. I Comuni più vicini a noi che vi hanno aderito risultano essere quelli di Bisceglie, Terlizzi e Molfetta, cui è stato affidato il coordinamento. Quello di Corato risulta ancora assente. Come mai?
DEVIANZA GIOVANILE E DROGA: CAUSE E POSSIBILI RIMEDI
Se c’è un problema di natura sociale che necessita di risposte fattive, è proprio il problema della devianza, con particolare riferimento al problema droga, perché investe, ormai, larghe fasce del nostro territorio e soprattutto larghi strati delle nuove generazioni, cioè il futuro delle nostre città e del nostro paese.
Si parla molto di questi problemi, soprattutto dopo i recenti fatti di cronaca registrati nelle città di Bari, (Leggi appello del Sindaco Emiliano a non acquistare droga), Bitonto (Donna incinta, custode di un deposito di armi e droga della mafia), Corato (Diciottenne tenta di violentare una donna di 57 anni) e Terlizzi (Giovane coltivatore di marjuana sul balcone di casa), ma raramente si cerca di capire le cause profonde che stanno dietro di essi, per potervi così porre rimedio.
Certo, c’è il problema della disoccupazione, il problema dell’evasione dall’obbligo scolastico, un ambiente di vita sociale che non offre punti di ritrovo e di socializzazione per i giovani. Sono tutti fattori oggettivi che interagiscono nel determinare questo grave fenomeno personale e sociale, eppure non lo spiegano totalmente.
Perché la devianza e la droga sono sintomo di un malessere più profondo che svela un sintomo del male: questo male sta nella persona umana.
Più di ogni altra cosa, dunque, ciò che determina il verificarsi della devianza è una caduta del tenore morale della nostra società, cioè una caduta di valori.
Il valore e la dignità della persona, la giustizia sociale, la solidarietà, il valore e il diritto alla libertà dell’educazione e della formazione, il pluralismo sociale, la difesa dei più deboli, devono sempre più determinare il clima, l’humus, il terreno su cui i nostri giovani devono poter intraprendere solidarmente il loro cammino.
Solo questi valori possono dar loro il gusto del lavoro ed anche del sacrificio, la gioia di vivere e di appartenere alla comunità umana.
Dobbiamo, come adulti, come cristiani, come persone impegnate nel sociale, lasciarci interrogare da tutto ciò e metterci in discussione, per essere punto di riferimento per i nostri figli, per i nostri giovani.
Non sono forse la solitudine personale e l’individualismo sociale le prime cause della devianza e del bullismo? Per chi volesse approfondire l’analisi suggerisco la lettura del mio libro:“Il Bullismo”- Ricerca sui comportamenti antisociali in alunni della scuola dell’obbligo. Come reagiscono, scuola, famiglia, società e istituzioni?” oppure l’intervista su tali temi pubblicata sul sito Coratolive.it il 12 agosto scorso e su Terlizzilive.it il 18 agosto o il mio articolo su Eventiecommentoi.it (rubrica:flash).
Nell’aprirsi alle esigenze reali dei cittadini più indifesi ed alla collaborazione con la società civile, chiamandola ad essere protagonista attiva, si crea quell’osmosi che riavvicina i cittadini alle istituzioni, favorendo così i veri interessi della gente e ristabilendo il ruolo del mass-media e degli Enti locali.
Spetta, però ai Comuni ed alle Istituzioni scolastiche promuovere, programmare e coordinare iniziative sociali, valorizzando i soggetti vivi della società civile, senza sostituirsi ad essi, quando ciò sia possibile.
Concretamente questo significa attuare la CM. n. 7215 del 4 giugno 2010 dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia avente ad oggetto “Un progetto per la legalità in ogni scuola”, finalizzata alla realizzazione di interventi formativi sulle tematiche della legalità, dei Diritti Umani, del rispetto dell’ambiente, dell’educazione interculturale, anche attraverso modalità di apprendimento informale e cooperativo. Proprio nel contesto di tali ampie sinergie territoriali, le nostre scuole potranno farsi promotrici di messaggi di grande valore civile e sociale.
I progetti fin qui realizzati, ad alcuni dei quali ho anche avuto recentemente l’onore di partecipare come esperto presso le Scuole medie di Corato, “Imbriani” e ”De Gasperi”, sono sin troppo chiari e precisi nella loro articolazione tecnico-pedagogica. Gran parte del risultato, però, dipende proprio dalla capacità degli operatori di farsi testimoni attivi, attualizzatori del messaggio insito nel progetto. Ecco perché il punto problematico forte non è dato dalla tecnica progettuale, ma dai soggetti che nel territorio concretamente dovranno viverla sulla loro pelle.
E’ importante, dunque, che, cammin facendo, essi, non solo
• affinino le loro competenze scientifiche, ma riscoprano un supplemento di impegno morale e ideale;
• che siano i primi interlocutori delle famiglie e dei ragazzi;
• che antepongano il bene dei ragazzi loro affidati ad ogni altro criterio di valutazione;
• che cerchino la solidarietà di altre agenzie educative con l’atteggiamento di chi vuole interagire e non di chi cerca coperture;
• che siano disposti a pagare prezzi di sofferenza interiore per gli scarti che inesorabilmente ci saranno tra risultati e ideali di fondo.
Con questi presupposti, che sempre vogliamo alimentare e che costituiscono il contenuto della formazione, per l’azione degli operatori, il progetto di educazione alla legalità che il Comune e le Scuole si accingono a realizzare nell’ambito della Programmazione dei Fondi Strutturali Europei 2007-2013 – PON “Competenze per lo sviluppo” – Obiettivo C3 “Le(g)ali al Sud: “Un progetto per la legalità in ogni scuola” e per il quale abbiamo offerto la nostra disponibilità come “Associazione contro la criminalità, per la legalità” potrà sicuramente dare buoni risultati.
Un’educazione permanente, dunque, che deve accompagnarsi ad una verifica puntuale degli obiettivi raggiunti e che deve svilupparsi orizzontalmente tra gli operatori e le altre agenzie di base ed innalzarsi verticalmente sino a coinvolgere Comune, Provincia, Regione e Ministero.
Ritengo che l’occasione offerta dal direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia, dott. Lucrezia Stellacci, ci pone ancora una volta in una posizione di frontiera.
Siamo, anzi, ad un crocevia. Non è un crocevia politico, ma soprattutto morale e culturale, dove il rischio non è tanto un “salto nel buio” ma un “salto nel vuoto”: un vuoto di valori, di significati, di umanità.
Credo che insieme, anche con questa iniziativa, possiamo dare ai giovani testimonianza concreta di una speranza possibile.
Si parla molto di questi problemi, soprattutto dopo i recenti fatti di cronaca registrati nelle città di Bari, (Leggi appello del Sindaco Emiliano a non acquistare droga), Bitonto (Donna incinta, custode di un deposito di armi e droga della mafia), Corato (Diciottenne tenta di violentare una donna di 57 anni) e Terlizzi (Giovane coltivatore di marjuana sul balcone di casa), ma raramente si cerca di capire le cause profonde che stanno dietro di essi, per potervi così porre rimedio.
Certo, c’è il problema della disoccupazione, il problema dell’evasione dall’obbligo scolastico, un ambiente di vita sociale che non offre punti di ritrovo e di socializzazione per i giovani. Sono tutti fattori oggettivi che interagiscono nel determinare questo grave fenomeno personale e sociale, eppure non lo spiegano totalmente.
Perché la devianza e la droga sono sintomo di un malessere più profondo che svela un sintomo del male: questo male sta nella persona umana.
Più di ogni altra cosa, dunque, ciò che determina il verificarsi della devianza è una caduta del tenore morale della nostra società, cioè una caduta di valori.
Il valore e la dignità della persona, la giustizia sociale, la solidarietà, il valore e il diritto alla libertà dell’educazione e della formazione, il pluralismo sociale, la difesa dei più deboli, devono sempre più determinare il clima, l’humus, il terreno su cui i nostri giovani devono poter intraprendere solidarmente il loro cammino.
Solo questi valori possono dar loro il gusto del lavoro ed anche del sacrificio, la gioia di vivere e di appartenere alla comunità umana.
Dobbiamo, come adulti, come cristiani, come persone impegnate nel sociale, lasciarci interrogare da tutto ciò e metterci in discussione, per essere punto di riferimento per i nostri figli, per i nostri giovani.
Non sono forse la solitudine personale e l’individualismo sociale le prime cause della devianza e del bullismo? Per chi volesse approfondire l’analisi suggerisco la lettura del mio libro:“Il Bullismo”- Ricerca sui comportamenti antisociali in alunni della scuola dell’obbligo. Come reagiscono, scuola, famiglia, società e istituzioni?” oppure l’intervista su tali temi pubblicata sul sito Coratolive.it il 12 agosto scorso e su Terlizzilive.it il 18 agosto o il mio articolo su Eventiecommentoi.it (rubrica:flash).
Nell’aprirsi alle esigenze reali dei cittadini più indifesi ed alla collaborazione con la società civile, chiamandola ad essere protagonista attiva, si crea quell’osmosi che riavvicina i cittadini alle istituzioni, favorendo così i veri interessi della gente e ristabilendo il ruolo del mass-media e degli Enti locali.
Spetta, però ai Comuni ed alle Istituzioni scolastiche promuovere, programmare e coordinare iniziative sociali, valorizzando i soggetti vivi della società civile, senza sostituirsi ad essi, quando ciò sia possibile.
Concretamente questo significa attuare la CM. n. 7215 del 4 giugno 2010 dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia avente ad oggetto “Un progetto per la legalità in ogni scuola”, finalizzata alla realizzazione di interventi formativi sulle tematiche della legalità, dei Diritti Umani, del rispetto dell’ambiente, dell’educazione interculturale, anche attraverso modalità di apprendimento informale e cooperativo. Proprio nel contesto di tali ampie sinergie territoriali, le nostre scuole potranno farsi promotrici di messaggi di grande valore civile e sociale.
I progetti fin qui realizzati, ad alcuni dei quali ho anche avuto recentemente l’onore di partecipare come esperto presso le Scuole medie di Corato, “Imbriani” e ”De Gasperi”, sono sin troppo chiari e precisi nella loro articolazione tecnico-pedagogica. Gran parte del risultato, però, dipende proprio dalla capacità degli operatori di farsi testimoni attivi, attualizzatori del messaggio insito nel progetto. Ecco perché il punto problematico forte non è dato dalla tecnica progettuale, ma dai soggetti che nel territorio concretamente dovranno viverla sulla loro pelle.
E’ importante, dunque, che, cammin facendo, essi, non solo
• affinino le loro competenze scientifiche, ma riscoprano un supplemento di impegno morale e ideale;
• che siano i primi interlocutori delle famiglie e dei ragazzi;
• che antepongano il bene dei ragazzi loro affidati ad ogni altro criterio di valutazione;
• che cerchino la solidarietà di altre agenzie educative con l’atteggiamento di chi vuole interagire e non di chi cerca coperture;
• che siano disposti a pagare prezzi di sofferenza interiore per gli scarti che inesorabilmente ci saranno tra risultati e ideali di fondo.
Con questi presupposti, che sempre vogliamo alimentare e che costituiscono il contenuto della formazione, per l’azione degli operatori, il progetto di educazione alla legalità che il Comune e le Scuole si accingono a realizzare nell’ambito della Programmazione dei Fondi Strutturali Europei 2007-2013 – PON “Competenze per lo sviluppo” – Obiettivo C3 “Le(g)ali al Sud: “Un progetto per la legalità in ogni scuola” e per il quale abbiamo offerto la nostra disponibilità come “Associazione contro la criminalità, per la legalità” potrà sicuramente dare buoni risultati.
Un’educazione permanente, dunque, che deve accompagnarsi ad una verifica puntuale degli obiettivi raggiunti e che deve svilupparsi orizzontalmente tra gli operatori e le altre agenzie di base ed innalzarsi verticalmente sino a coinvolgere Comune, Provincia, Regione e Ministero.
Ritengo che l’occasione offerta dal direttore generale dell’Ufficio Scolastico Regionale per la Puglia, dott. Lucrezia Stellacci, ci pone ancora una volta in una posizione di frontiera.
Siamo, anzi, ad un crocevia. Non è un crocevia politico, ma soprattutto morale e culturale, dove il rischio non è tanto un “salto nel buio” ma un “salto nel vuoto”: un vuoto di valori, di significati, di umanità.
Credo che insieme, anche con questa iniziativa, possiamo dare ai giovani testimonianza concreta di una speranza possibile.
domenica 6 giugno 2010
CONGRESSO DI CIRCOLO 5 E 6 GIUGNO 20010: CONTRIBUTO AL DIBATTITO
Il Circolo del Partito Democratico di Corato deve essere sempre aperto a tutti quelli che avvertono l’esigenza di un impegno nel solco delle tradizioni ispirate ai valori della libertà, della solidarietà, del lavoro, della laicità delle istituzioni con l’ambizione di tradurre la crescita dell’economia in progresso e giustizia per tutti senza esclusione, per una comunità libera. Sono gli stessi valori sui quali si è sviluppata in passato la collaborazione duratura tra forze di diversa ispirazione politica per ricostruire e assicurare benessere e libertà al nostro Paese.
L’organizzazione di un soggetto politico è indissolubilmente legata alla sua missione e funzione nella società. Il PD nasce per riunire il paese, avviare una nuova fase della Repubblica e per ridare dignità alla politica oggi così diffusamente vuota di valori.
E’ necessario operare per rimettere la politica al servizio dei cittadini dei loro bisogni concreti e delle loro attese più profonde, umane e spirituali. E’ fondamentale ricostruire il nesso tra politica, cultura e competenze per formare nuove classi dirigenti, anche creando le occasioni per la partecipazione dei cittadini alla formazione delle decisioni che li riguardano.
Grande attenzione deve essere posta sul tema del pluralismo. Il Partito Democratico deve essere aperto, ricco di sensibilità e personalità per produrre nuove idee e progetti.
Il Circolo del PD dovrà essere uno strumento dei cittadini e non semplicemente degli eletti, in grado di organizzare le richieste che provengono dalla comunità nelle sue diverse articolazioni, garantendo trasparenza nelle discussioni e nelle decisioni. Atteso che questi impegni richiedono atti coerenti dichiariamo di impegnarci per:
- per il decentramento dei poteri al livello più prossimo al cittadino ampliando la partecipazione alla formulazione delle decisioni;
- mettere al centro delle politiche di crescita e coesione sociale la persona, la famiglia e la solidarietà;
- promuovere lo sviluppo e l'ammodernamento del sistema economico-produttivo dell’area tutelando e valorizzando l'ambiente e le sue risorse;
- qualificare la rappresentanza politica del territorio.
- sostenere e accompagnare gli investimenti in nuova imprenditorialità e in innovazione
- favorire lo sviluppo e il rafforzamento dei servizi sociali e delle politiche giovanili
- favorire la diffusione delle infrastrutture informatiche a livello territoriale
- dialogare con il sistema scolastico
- promuovere e diffondere informazione e conoscenza sul proprio territorio e sulla propria comunità
- lavorare per ampliare la partecipazione alla politica da parte delle nuove generazioni
Il Circolo dovrà organizzarsi in modo concreto prevedendo la creazione di gruppi di lavoro tematici, basati su disponibilità e competenze, aperti sia a coloro che sono già parte organica del Partito Democratico, sia a tutti gli interessati.
Dovrà operare in modo da consentire che le capacità, la preparazione e l’esperienza di ciascuno possano trovare il luogo per incontrarsi, valorizzarsi e divenire risorsa per l’intera comunità.
Dovrà favorire lo sviluppo di un progetto di formazione alla politica, quale strumento utilissimo per tenersi aggiornati e per coinvolgere le giovani generazioni, consentendo loro di acquisire conoscenze ed esperienze nella gestione della cosa pubblica.
Dovrà dar luogo quanto prima, ad un “Organo di Comunicazione”, al fine di fornire da subito al PD validi mezzi per riuscire a dar voce alle nostre idee all’interno e all’esterno.
Affinché tali proposizioni possano essere adeguatamente e continuativamente rappresentate nel partito nelle istituzioni e nella comunità locale, promuoviamo la rifondazione del Circolo del Partito Democratico di Corato.Un soggetto Su questi essenziali propositi cerchiamo la condivisione, il contributo e l’adesione di quanti vogliono, responsabilmente concorrere alla costruzione di una nuova stagione politica.
Auspichiamo l’adesione di quanti vogliono impegnarsi per il ritorno della politica, quella dei progetti e delle sfide, quella delle speranze della gente, per ricostruire insieme un Paese libero e solidale.
Vito De Leo
L’organizzazione di un soggetto politico è indissolubilmente legata alla sua missione e funzione nella società. Il PD nasce per riunire il paese, avviare una nuova fase della Repubblica e per ridare dignità alla politica oggi così diffusamente vuota di valori.
E’ necessario operare per rimettere la politica al servizio dei cittadini dei loro bisogni concreti e delle loro attese più profonde, umane e spirituali. E’ fondamentale ricostruire il nesso tra politica, cultura e competenze per formare nuove classi dirigenti, anche creando le occasioni per la partecipazione dei cittadini alla formazione delle decisioni che li riguardano.
Grande attenzione deve essere posta sul tema del pluralismo. Il Partito Democratico deve essere aperto, ricco di sensibilità e personalità per produrre nuove idee e progetti.
Il Circolo del PD dovrà essere uno strumento dei cittadini e non semplicemente degli eletti, in grado di organizzare le richieste che provengono dalla comunità nelle sue diverse articolazioni, garantendo trasparenza nelle discussioni e nelle decisioni. Atteso che questi impegni richiedono atti coerenti dichiariamo di impegnarci per:
- per il decentramento dei poteri al livello più prossimo al cittadino ampliando la partecipazione alla formulazione delle decisioni;
- mettere al centro delle politiche di crescita e coesione sociale la persona, la famiglia e la solidarietà;
- promuovere lo sviluppo e l'ammodernamento del sistema economico-produttivo dell’area tutelando e valorizzando l'ambiente e le sue risorse;
- qualificare la rappresentanza politica del territorio.
- sostenere e accompagnare gli investimenti in nuova imprenditorialità e in innovazione
- favorire lo sviluppo e il rafforzamento dei servizi sociali e delle politiche giovanili
- favorire la diffusione delle infrastrutture informatiche a livello territoriale
- dialogare con il sistema scolastico
- promuovere e diffondere informazione e conoscenza sul proprio territorio e sulla propria comunità
- lavorare per ampliare la partecipazione alla politica da parte delle nuove generazioni
Il Circolo dovrà organizzarsi in modo concreto prevedendo la creazione di gruppi di lavoro tematici, basati su disponibilità e competenze, aperti sia a coloro che sono già parte organica del Partito Democratico, sia a tutti gli interessati.
Dovrà operare in modo da consentire che le capacità, la preparazione e l’esperienza di ciascuno possano trovare il luogo per incontrarsi, valorizzarsi e divenire risorsa per l’intera comunità.
Dovrà favorire lo sviluppo di un progetto di formazione alla politica, quale strumento utilissimo per tenersi aggiornati e per coinvolgere le giovani generazioni, consentendo loro di acquisire conoscenze ed esperienze nella gestione della cosa pubblica.
Dovrà dar luogo quanto prima, ad un “Organo di Comunicazione”, al fine di fornire da subito al PD validi mezzi per riuscire a dar voce alle nostre idee all’interno e all’esterno.
Affinché tali proposizioni possano essere adeguatamente e continuativamente rappresentate nel partito nelle istituzioni e nella comunità locale, promuoviamo la rifondazione del Circolo del Partito Democratico di Corato.Un soggetto Su questi essenziali propositi cerchiamo la condivisione, il contributo e l’adesione di quanti vogliono, responsabilmente concorrere alla costruzione di una nuova stagione politica.
Auspichiamo l’adesione di quanti vogliono impegnarsi per il ritorno della politica, quella dei progetti e delle sfide, quella delle speranze della gente, per ricostruire insieme un Paese libero e solidale.
Vito De Leo
CONGRESSO PD: SI VOLTA PAGINA
L’idea di partito
“Il PD per il cambiamento”, “Il PD per l’alternativa”, “Il PD per una nuova identità”: sono stati questi i temi-chiave che, su sollecitazione del coordinatore Riccardo Mazzilli, hanno animato in tre distinte serate il dibattito degli iscritti alla vigilia del 2° Congresso provinciale e di Circolo. Non è più tempo – è stato detto da più parti – di chiedere deleghe in bianco, ancorate all’appartenenza al gruppo o del legame personale. Per costruire il Partito nuovo, davvero e non solo sulla carta, è necessario chiarire dal principio la posizione sulla quale chiedere la delega, è necessario centrare la formazione del consenso sulla proposta e sulla credibilità delle persone che la incarnano.
In sintesi, si è convenuto, che il vero “cambiamento” consiste nella capacità di ciascuno di assumersi la responsabilità del vivere insieme, non contro qualcuno, non per chiudersi in un isolamento difensivo; al contrario, per aprirsi al territorio con la propria storia, la propria specificità, ma, soprattutto con quello che si è capaci di progettare per il domani; che l’”alternativa” progressista e convincente nasce su basi socialmente solide, partecipate, condivise è, cioè, una costruzione collettiva che cresce attraverso le azioni quotidiane di tutti: cittadini, militanti, politici; che l’”identità” non è qualcosa che si costruisce a tavolino, ma è un insieme dinamico di caratteristiche che risulta da quello che facciamo più che da quello che diciamo di voler fare. Sono, infatti, le posizioni e le azioni politiche a costruire e a rendere chiara l’identità di una forza politica. Non altro. L’identità è quello che vediamo, che possiamo raccontare, dopo che le cose vengono fatte.
Tutti si sono dichiarati convinti che il progetto e l’intuizione originari del Partito Democratico, nonostante errori e difficoltà, sono ancora validi: unire le principali tradizioni riformiste del Paese, aprendosi nel contempo agli apporti di una società civile che si sente sempre meno rappresentata dal ceto politico tradizionale.
Per recuperare quel progetto e quell’intuizione – si è convenuto - è necessario superare gli ostacoli interni al PD: tra questi la logica delle correnti e delle tradizioni originarie, che invece di fondarsi in un progetto nuovo, troppo spesso continuano a mostrare di volersi tutelare l’una contro l’altra, ricercando visibilità individuale e alimentando logoranti conflitti.
L’occasione del congresso consente finalmente ad elettori e simpatizzanti di esprimersi anche su questo: sui destini del Partito, sulle sue scelte, sui suoi dirigenti locali e provinciali. Ma occorre anche una leadership forte, che creda in questa logica, anziché essere figlia di quelle precedenti. E che sia finalmente legittimata ad agire in questa direzione.
Siamo all’interno di un processo democratico e crediamo fermamente che qualunque sia la lista e il segretario che risulterà vincitore, questi sarà il segretario di tutto il Partito, e non solo dei suoi amici.
Il ruolo della Segreteria Provinciale
La Segreteria provinciale è l’organismo territoriale più vicino ai Circoli e il suo ruolo fondamentale è quello di coordinare l’attività dei Circoli stessi rendendoli il vero motore politico del Partito.
Per centrare l’obiettivo è necessario che la Segreteria provinciale: 1) lavori per rafforzare il ruolo dei Circoli; 2) promuova la condivisione da parte di tutte le strutture del Partito di buone pratiche e regole utili per sviluppare al meglio l’azione politica; 3) costruisca gli strumenti necessari per un coordinamento partecipato.
Il ruolo del Circolo
Non basta affermare che il PD deve essere un partito aperto alla società. Bisogna lavorare alla costruzione di un Partito che viva nella società, che sia, esso stesso, società, nel quale lo scambio tra Partito e cittadini sia costante, dove sia normale consultare la base sulle grandi questioni, nel quale l’elaborazione sia continua e partecipata e la chiarezza e la trasparenza siano il metodo.
Circolo più aperto, circolo più forte
Il Circolo sempre più dovrà diventare luogo aperto dove sia possibile per tutti i cittadini – iscritti e non iscritti – progettare e realizzare insieme iniziative politiche e sociali Penso ad un Circolo che viva attraverso il contributo non solo degli iscritti, ma anche dei simpatizzanti, delle associazioni, dei gruppi di cittadini. Penso ad Circolo nel quale diversi soggetti si confrontano su questioni specifiche e di fondo, con la possibilità, per ciascuno, di contribuire, alle definizioni di posizioni e alla definizione dell’iniziativa politica. In questo modo si favorisce l’incremento delle iscrizioni al Partito grazie al clima favorevole di conoscenza e di fiducia reciproca creato dalla condivisione del lavoro e dalla soddisfazione per i risultati ottenuti.
Competenze e consultazione continua
Un’organizzazione nella quale le competenze non sono ben definite funziona male e un’articolazione basata sul principio di sussidiarietà non può prescindere dalla definizione degli ambiti di competenza. Dovrà, pertanto, diventare prassi la consultazione dei soggetti che partecipano alla vita di Circolo (iscritti, associazioni, simpatizzanti) in merito alle proposte politiche specifiche, alle politiche di indirizzo, alle candidature a qualsiasi carica interna ed esterna al Partito.
Un Partito che guarda al futuro
Dobbiamo impegnarci insieme nell’elaborazione politica . Ci sono temi come l’acqua, l’energia, , il paesaggio che vanno salvaguardati come beni comuni, indisponibili per la speculazione privata. C’è il tema della scuola, dell’università, della formazione, del welfare dove dobbiamo prepararci ad un confronto duro tra modelli contrapposti.
Dobbiamo contribuire a far crescere una nuova generazione politica la cui attenzione politica si risvegliata in questi anni, ma che ha bisogno di sostegno per trovare spazio e ruolo sia nelle aree urbane che nei territori della nostra provincia.
Dobbiamo perseguire nel progetto politico rivolto alla costituzione di una coalizione – la più ampia possibile – che rappresenti una discontinuità rispetto alla destra che governa la città, soprattutto attraverso la realizzazione di un programma di governo partecipato, realistico e credibile.
Le proposte
Dobbiamo partecipare attivamente negli organismi di Partito, animare forum tematici, innervare il dibattito interno con proposte di attività e di programmi. Dobbiamo contribuire ad esprimere candidature di alto profilo alle elezioni amministrative. In generale, dobbiamo rafforzare e caratterizzare la nostra presenza nel Partito con proposte di qualità, che possono essere così riassunte:: 1) mettere al centro delle politiche di crescita e coesione sociale la persona, la famiglia e la solidarietà; 2) promuovere lo sviluppo e l'ammodernamento del sistema economico-produttivo dell’area tutelando e valorizzando l'ambiente e le sue risorse; 3) qualificare la rappresentanza politica del territorio; 4) sostenere e accompagnare gli investimenti in nuova imprenditorialità e in innovazione; 5) favorire lo sviluppo e il rafforzamento dei servizi sociali e delle politiche giovanili; 6) favorire la diffusione delle infrastrutture informatiche a livello territoriale; 7) dialogare con il sistema scolastico; 8) promuovere e diffondere informazione e conoscenza sul proprio territorio e sulla propria comunità; 9) lavorare per ampliare la partecipazione alla politica da parte delle nuove generazioni; 10) prevedendo la creazione di gruppi di lavoro tematici, basati su disponibilità e competenze, aperti sia a coloro che sono già parte organica del Partito Democratico, sia a tutti gli interessati.; 11) consentire che le capacità, la preparazione e l’esperienza di ciascuno possano trovare il luogo per incontrarsi, valorizzarsi e divenire risorsa per l’intera comunità; 12) favorire lo sviluppo di un progetto di formazione alla politica, quale strumento utilissimo per tenersi aggiornati e per coinvolgere le giovani generazioni, consentendo loro di acquisire conoscenze ed esperienze nella gestione della cosa pubblica; 13) potenziare
il sito web del PD, dotandolo di una redazione giornalistica più attiva.
Noi iscritti siamo la forza e la linfa del progetto legato al PD. Ed è ad un Partito Democratico che crede nel dialogo che vogliamo dare il nostro contributo. Soprattutto ad un Partito aperto, che non ha paura di coloro che non ne sono parte, ma che, anzi, anche attraverso le primarie, si apre ad essi, alle loro energie e disponibilità, spalanca le proprie porte a quelle persone, soprattutto a quei giovani e a quelle donne, che hanno scelto di cominciare il loro impegno politico e civile con il PD.
Il futuro del Partito Democratico risiede anche nella capacità concreta di trasformare l’immagine collettiva della vita dentro la politica: la trasparenza contabile e finanziaria, la qualità della gestione organizzativa, la chiarezza e la semplicità delle forme di comunicazione al territorio sono un patrimonio che noi dobbiamo costruire affinché questo progetto sia ereditato da chi verrà dopo di noi.
Dobbiamo avere coraggio per continuare a costruire un Partito nuovo, perché serve coraggio per rompere le appartenenze e guardare alle proposte. Serve coraggio per essere democratici e disponibili, come lo sono stati i dirigenti uscenti e l’instancabile coordinatore Riccardo Mazzilli, che ha saputo tenere alta la bandiera del PD in una competizione elettorale regionale difficile ma soddisfacente sul piano personale e politico. Ma servono anche idee e persone nuove per costruire la nuova casa dei progressisti coratini.
Lì, 4/5/2010 Vito De Leo
“Il PD per il cambiamento”, “Il PD per l’alternativa”, “Il PD per una nuova identità”: sono stati questi i temi-chiave che, su sollecitazione del coordinatore Riccardo Mazzilli, hanno animato in tre distinte serate il dibattito degli iscritti alla vigilia del 2° Congresso provinciale e di Circolo. Non è più tempo – è stato detto da più parti – di chiedere deleghe in bianco, ancorate all’appartenenza al gruppo o del legame personale. Per costruire il Partito nuovo, davvero e non solo sulla carta, è necessario chiarire dal principio la posizione sulla quale chiedere la delega, è necessario centrare la formazione del consenso sulla proposta e sulla credibilità delle persone che la incarnano.
In sintesi, si è convenuto, che il vero “cambiamento” consiste nella capacità di ciascuno di assumersi la responsabilità del vivere insieme, non contro qualcuno, non per chiudersi in un isolamento difensivo; al contrario, per aprirsi al territorio con la propria storia, la propria specificità, ma, soprattutto con quello che si è capaci di progettare per il domani; che l’”alternativa” progressista e convincente nasce su basi socialmente solide, partecipate, condivise è, cioè, una costruzione collettiva che cresce attraverso le azioni quotidiane di tutti: cittadini, militanti, politici; che l’”identità” non è qualcosa che si costruisce a tavolino, ma è un insieme dinamico di caratteristiche che risulta da quello che facciamo più che da quello che diciamo di voler fare. Sono, infatti, le posizioni e le azioni politiche a costruire e a rendere chiara l’identità di una forza politica. Non altro. L’identità è quello che vediamo, che possiamo raccontare, dopo che le cose vengono fatte.
Tutti si sono dichiarati convinti che il progetto e l’intuizione originari del Partito Democratico, nonostante errori e difficoltà, sono ancora validi: unire le principali tradizioni riformiste del Paese, aprendosi nel contempo agli apporti di una società civile che si sente sempre meno rappresentata dal ceto politico tradizionale.
Per recuperare quel progetto e quell’intuizione – si è convenuto - è necessario superare gli ostacoli interni al PD: tra questi la logica delle correnti e delle tradizioni originarie, che invece di fondarsi in un progetto nuovo, troppo spesso continuano a mostrare di volersi tutelare l’una contro l’altra, ricercando visibilità individuale e alimentando logoranti conflitti.
L’occasione del congresso consente finalmente ad elettori e simpatizzanti di esprimersi anche su questo: sui destini del Partito, sulle sue scelte, sui suoi dirigenti locali e provinciali. Ma occorre anche una leadership forte, che creda in questa logica, anziché essere figlia di quelle precedenti. E che sia finalmente legittimata ad agire in questa direzione.
Siamo all’interno di un processo democratico e crediamo fermamente che qualunque sia la lista e il segretario che risulterà vincitore, questi sarà il segretario di tutto il Partito, e non solo dei suoi amici.
Il ruolo della Segreteria Provinciale
La Segreteria provinciale è l’organismo territoriale più vicino ai Circoli e il suo ruolo fondamentale è quello di coordinare l’attività dei Circoli stessi rendendoli il vero motore politico del Partito.
Per centrare l’obiettivo è necessario che la Segreteria provinciale: 1) lavori per rafforzare il ruolo dei Circoli; 2) promuova la condivisione da parte di tutte le strutture del Partito di buone pratiche e regole utili per sviluppare al meglio l’azione politica; 3) costruisca gli strumenti necessari per un coordinamento partecipato.
Il ruolo del Circolo
Non basta affermare che il PD deve essere un partito aperto alla società. Bisogna lavorare alla costruzione di un Partito che viva nella società, che sia, esso stesso, società, nel quale lo scambio tra Partito e cittadini sia costante, dove sia normale consultare la base sulle grandi questioni, nel quale l’elaborazione sia continua e partecipata e la chiarezza e la trasparenza siano il metodo.
Circolo più aperto, circolo più forte
Il Circolo sempre più dovrà diventare luogo aperto dove sia possibile per tutti i cittadini – iscritti e non iscritti – progettare e realizzare insieme iniziative politiche e sociali Penso ad un Circolo che viva attraverso il contributo non solo degli iscritti, ma anche dei simpatizzanti, delle associazioni, dei gruppi di cittadini. Penso ad Circolo nel quale diversi soggetti si confrontano su questioni specifiche e di fondo, con la possibilità, per ciascuno, di contribuire, alle definizioni di posizioni e alla definizione dell’iniziativa politica. In questo modo si favorisce l’incremento delle iscrizioni al Partito grazie al clima favorevole di conoscenza e di fiducia reciproca creato dalla condivisione del lavoro e dalla soddisfazione per i risultati ottenuti.
Competenze e consultazione continua
Un’organizzazione nella quale le competenze non sono ben definite funziona male e un’articolazione basata sul principio di sussidiarietà non può prescindere dalla definizione degli ambiti di competenza. Dovrà, pertanto, diventare prassi la consultazione dei soggetti che partecipano alla vita di Circolo (iscritti, associazioni, simpatizzanti) in merito alle proposte politiche specifiche, alle politiche di indirizzo, alle candidature a qualsiasi carica interna ed esterna al Partito.
Un Partito che guarda al futuro
Dobbiamo impegnarci insieme nell’elaborazione politica . Ci sono temi come l’acqua, l’energia, , il paesaggio che vanno salvaguardati come beni comuni, indisponibili per la speculazione privata. C’è il tema della scuola, dell’università, della formazione, del welfare dove dobbiamo prepararci ad un confronto duro tra modelli contrapposti.
Dobbiamo contribuire a far crescere una nuova generazione politica la cui attenzione politica si risvegliata in questi anni, ma che ha bisogno di sostegno per trovare spazio e ruolo sia nelle aree urbane che nei territori della nostra provincia.
Dobbiamo perseguire nel progetto politico rivolto alla costituzione di una coalizione – la più ampia possibile – che rappresenti una discontinuità rispetto alla destra che governa la città, soprattutto attraverso la realizzazione di un programma di governo partecipato, realistico e credibile.
Le proposte
Dobbiamo partecipare attivamente negli organismi di Partito, animare forum tematici, innervare il dibattito interno con proposte di attività e di programmi. Dobbiamo contribuire ad esprimere candidature di alto profilo alle elezioni amministrative. In generale, dobbiamo rafforzare e caratterizzare la nostra presenza nel Partito con proposte di qualità, che possono essere così riassunte:: 1) mettere al centro delle politiche di crescita e coesione sociale la persona, la famiglia e la solidarietà; 2) promuovere lo sviluppo e l'ammodernamento del sistema economico-produttivo dell’area tutelando e valorizzando l'ambiente e le sue risorse; 3) qualificare la rappresentanza politica del territorio; 4) sostenere e accompagnare gli investimenti in nuova imprenditorialità e in innovazione; 5) favorire lo sviluppo e il rafforzamento dei servizi sociali e delle politiche giovanili; 6) favorire la diffusione delle infrastrutture informatiche a livello territoriale; 7) dialogare con il sistema scolastico; 8) promuovere e diffondere informazione e conoscenza sul proprio territorio e sulla propria comunità; 9) lavorare per ampliare la partecipazione alla politica da parte delle nuove generazioni; 10) prevedendo la creazione di gruppi di lavoro tematici, basati su disponibilità e competenze, aperti sia a coloro che sono già parte organica del Partito Democratico, sia a tutti gli interessati.; 11) consentire che le capacità, la preparazione e l’esperienza di ciascuno possano trovare il luogo per incontrarsi, valorizzarsi e divenire risorsa per l’intera comunità; 12) favorire lo sviluppo di un progetto di formazione alla politica, quale strumento utilissimo per tenersi aggiornati e per coinvolgere le giovani generazioni, consentendo loro di acquisire conoscenze ed esperienze nella gestione della cosa pubblica; 13) potenziare
il sito web del PD, dotandolo di una redazione giornalistica più attiva.
Noi iscritti siamo la forza e la linfa del progetto legato al PD. Ed è ad un Partito Democratico che crede nel dialogo che vogliamo dare il nostro contributo. Soprattutto ad un Partito aperto, che non ha paura di coloro che non ne sono parte, ma che, anzi, anche attraverso le primarie, si apre ad essi, alle loro energie e disponibilità, spalanca le proprie porte a quelle persone, soprattutto a quei giovani e a quelle donne, che hanno scelto di cominciare il loro impegno politico e civile con il PD.
Il futuro del Partito Democratico risiede anche nella capacità concreta di trasformare l’immagine collettiva della vita dentro la politica: la trasparenza contabile e finanziaria, la qualità della gestione organizzativa, la chiarezza e la semplicità delle forme di comunicazione al territorio sono un patrimonio che noi dobbiamo costruire affinché questo progetto sia ereditato da chi verrà dopo di noi.
Dobbiamo avere coraggio per continuare a costruire un Partito nuovo, perché serve coraggio per rompere le appartenenze e guardare alle proposte. Serve coraggio per essere democratici e disponibili, come lo sono stati i dirigenti uscenti e l’instancabile coordinatore Riccardo Mazzilli, che ha saputo tenere alta la bandiera del PD in una competizione elettorale regionale difficile ma soddisfacente sul piano personale e politico. Ma servono anche idee e persone nuove per costruire la nuova casa dei progressisti coratini.
Lì, 4/5/2010 Vito De Leo
domenica 30 maggio 2010
Bilancio e Comune Virtuoso: metodi e strumenti per la comprensione dei Bilanci pubblici
I Giovani democratici del Partito Democratico di Corato con l’avallo dei Gruppi politici dei Giovani Comunisti, del Partito Socialista, di Gioventù Italiana, della Democrazia Cristiana Libertas Puglia, dell’API, dell’Associazione Legambiente, del Centro Sudi Politici “A. Moro”, del Gruppo Giovani della Parrocchia Sacra Famiglia, dell’Azione Cattolica cittadina, della Caritas e della Pro Loco Giovani, nell’ambito del Corso “FORMARSI PER LA CITTADINANZA ATTIVA” hanno deciso di interrogare tre qualificati esperti sul tema “Bilancio e Comune virtuoso” nel corso di una conferenza-dibattito che si è tenuta presso la Biblioteca Comunale il giorno 28 Maggio.
Ne hanno discusso in modo pregevole e apprezzato da tutti i numerosi intervenuti Michelangelo Nigro, docente di Analisi finanziaria degli enti pubblici presso l’Università Carlo Cattaneo - LIUC - di Castellanza (VA), Massimo Mazzilli, Assessore del Comune di Corato alla Programmazione finanziaria e Pianificazione Strategica e Michele Monno, Consigliere Provinciale Presidente della Commissione consiliare Attività Produttive, Agricoltura, Artigianato, Caccia e Pesca della Provincia.
Moderatore del dibattito è stato il Prof. Vito De Leo, Presidente del Centro Studi Politici “Aldo Moro” che ha posto agli illustri relatori una serie di interrogativi legati all’attualità politica e amministrativa.
“Quanti coratini – ha cominciato - sono a conoscenza che ogni anno l’Amministrazione comunale deve preparare il Bilancio di previsione? Cioè deve stabilire quali sono le entrate e le uscite del nuovo anno? E se le entrate diminuiscono e le spese aumentano, come fare? La nostra esperienza ci dice che è proprio come in una famiglia: il papà e la mamma pensano spesso come fare se le proprie entrate non riescono a coprire le spese, che, come sappiamo, aumentano sempre. Magari loro decideranno di trovare qualche altro lavoro per aumentare le entrate. E se non lo trovano? Allora devono rivedere le spese e cercare di risparmiare da qualche altra parte. Ma non sempre è facile trovare una soluzione….
La differenza tra una famiglia ed il Comune – ha chiarito - è che la prima decide direttamente come comportarsi, mentre per i Comuni decidono altri: prima il Governo e poi il Parlamento, che impongono il cosiddetto “Patto di stabilità”. Difatti, ogni anno il Comune dovrebbe fare il bilancio di previsione per l’anno successivo entro il mese di dicembre. Il Parlamento, invece, da anni rinvia questa scadenza a marzo, ad aprile o addirittura a maggio”
“Questo è il primo danno, ha risposto il prof. Michelangelo Nigro - perché se il bilancio di previsione viene approvato dopo il 31 dicembre non si può spendere mensilmente più di un dodicesimo della spesa dello stesso anno. Se capita di dovere affrontare una spesa necessaria, questa, comunque, non deve superare l’entità di una mensilità dell’anno precedente. Questo è un problema di tutti i Comuni d’Italia”.
“Poi – ha aggiunto - abbiamo problemi territoriali (Nord, Centro, Sud). Ebbene è risaputo che nel settentrione le disponibilità di risorse (tributi propri) ed i servizi alle comunità sono maggiori delle altre zone. Dal dopoguerra si è cercato di porvi rimedio in tanti modi (prestiti, mutui) per coprire i disavanzi, contributi ordinari e/o straordinari, ecc., ma si è ancora lontani dalla soluzione. Forse col federalismo fiscale potremo avvicinarci”.
Intanto, ha chiesto il prof. De Leo, da diversi anni lo Stato riduce gradualmente i contributi (trasferimenti) a favore delle zone meno ricche e queste sono costrette ricorrere all’aumento dei propri tributi per assicurare le spese essenziali (personale, acqua, luce, manutenzione strade, pubblica istruzione, servizi sociali, ecc.). Con la recente finanziaria che cosa succederà al nostro Comune? Alla domanda ha risposto L’assessore Massimo Mazzilli il quale con dovizia di riferimenti alla situazione passata ed attuale del Comune di Corato, ha illustrato la situazione nei giusti termini. Ossia le procedure seguite, gli strumenti alternativi adottati, le difficoltà incontrate. Tra queste, quelle che hanno impedito al Comune di Corato, nel 2009, di rispettare il “Patto di stabilità”, il quale è stato oggetto di una lettera a sua firma e del sindaco al Presidente del Consiglio affinché – come richiesto anche dall’ANCI - “abroghi le sanzioni inique ai Comuni e riconosca loro una reale autonomia finanziaria”.
Rivolgendosi poi al dott. Michele Monno il moderatore prof Vito De Leo ha chiesto chiarimenti sul decreto legislativo che prevede, a partire dal 2014, che ogni Regione, Provincia e Comune provveda a trovare in proprio le risorse per tutte le spese, senza più contributi dallo Stato. Questo sicuramente - ha risposto il consigliere provinciale - aumenterà il dislivello delle disponibilità oltre che fra i Comuni anche fra le Regioni e le Province, obbligandoli ad intensificare la lotta all’evasione fiscale, anche nella prospettiva dell’annunciato federalismo fiscale.
Questo è il quadro entro cui ogni anno viene approntato e deliberato il bilancio di previsione.
Come è stato spiegato dai relatori, anche in risposta alle domande formulate dai signori Giuseppe Balducci, Benny Piarulli, Antonio Patruno, Getano Bucci e Sergio Torelli, non è un’impresa facile rispondere agli standard individuati per ottenere una certificazione di qualità, che aumenterà, per esempio, il potere contrattuale nei confronti degli istituti di credito, che impongono clausole capestro e tassi d’interesse da capogiro.
Ma il problema è che così come sono scritti oggi i bilanci sono incomprensibili ai più. Ecco perché è necessario puntare - così come dichiarato dall’assessore Massimo Mazzilli anche in risposta alle continue sollecitazioni fatte in questo senso dal prof. Vito de Leo - su forme di comunicazione più facilmente percepibili all’esterno come il “Bilancio sociale” e la “Certificazione di qualità”, al fine di realizzare il massimo della trasparenza e del coinvolgimento, oltre all’eccellenza nei risultati.
Lì,29/05/2010
Ne hanno discusso in modo pregevole e apprezzato da tutti i numerosi intervenuti Michelangelo Nigro, docente di Analisi finanziaria degli enti pubblici presso l’Università Carlo Cattaneo - LIUC - di Castellanza (VA), Massimo Mazzilli, Assessore del Comune di Corato alla Programmazione finanziaria e Pianificazione Strategica e Michele Monno, Consigliere Provinciale Presidente della Commissione consiliare Attività Produttive, Agricoltura, Artigianato, Caccia e Pesca della Provincia.
Moderatore del dibattito è stato il Prof. Vito De Leo, Presidente del Centro Studi Politici “Aldo Moro” che ha posto agli illustri relatori una serie di interrogativi legati all’attualità politica e amministrativa.
“Quanti coratini – ha cominciato - sono a conoscenza che ogni anno l’Amministrazione comunale deve preparare il Bilancio di previsione? Cioè deve stabilire quali sono le entrate e le uscite del nuovo anno? E se le entrate diminuiscono e le spese aumentano, come fare? La nostra esperienza ci dice che è proprio come in una famiglia: il papà e la mamma pensano spesso come fare se le proprie entrate non riescono a coprire le spese, che, come sappiamo, aumentano sempre. Magari loro decideranno di trovare qualche altro lavoro per aumentare le entrate. E se non lo trovano? Allora devono rivedere le spese e cercare di risparmiare da qualche altra parte. Ma non sempre è facile trovare una soluzione….
La differenza tra una famiglia ed il Comune – ha chiarito - è che la prima decide direttamente come comportarsi, mentre per i Comuni decidono altri: prima il Governo e poi il Parlamento, che impongono il cosiddetto “Patto di stabilità”. Difatti, ogni anno il Comune dovrebbe fare il bilancio di previsione per l’anno successivo entro il mese di dicembre. Il Parlamento, invece, da anni rinvia questa scadenza a marzo, ad aprile o addirittura a maggio”
“Questo è il primo danno, ha risposto il prof. Michelangelo Nigro - perché se il bilancio di previsione viene approvato dopo il 31 dicembre non si può spendere mensilmente più di un dodicesimo della spesa dello stesso anno. Se capita di dovere affrontare una spesa necessaria, questa, comunque, non deve superare l’entità di una mensilità dell’anno precedente. Questo è un problema di tutti i Comuni d’Italia”.
“Poi – ha aggiunto - abbiamo problemi territoriali (Nord, Centro, Sud). Ebbene è risaputo che nel settentrione le disponibilità di risorse (tributi propri) ed i servizi alle comunità sono maggiori delle altre zone. Dal dopoguerra si è cercato di porvi rimedio in tanti modi (prestiti, mutui) per coprire i disavanzi, contributi ordinari e/o straordinari, ecc., ma si è ancora lontani dalla soluzione. Forse col federalismo fiscale potremo avvicinarci”.
Intanto, ha chiesto il prof. De Leo, da diversi anni lo Stato riduce gradualmente i contributi (trasferimenti) a favore delle zone meno ricche e queste sono costrette ricorrere all’aumento dei propri tributi per assicurare le spese essenziali (personale, acqua, luce, manutenzione strade, pubblica istruzione, servizi sociali, ecc.). Con la recente finanziaria che cosa succederà al nostro Comune? Alla domanda ha risposto L’assessore Massimo Mazzilli il quale con dovizia di riferimenti alla situazione passata ed attuale del Comune di Corato, ha illustrato la situazione nei giusti termini. Ossia le procedure seguite, gli strumenti alternativi adottati, le difficoltà incontrate. Tra queste, quelle che hanno impedito al Comune di Corato, nel 2009, di rispettare il “Patto di stabilità”, il quale è stato oggetto di una lettera a sua firma e del sindaco al Presidente del Consiglio affinché – come richiesto anche dall’ANCI - “abroghi le sanzioni inique ai Comuni e riconosca loro una reale autonomia finanziaria”.
Rivolgendosi poi al dott. Michele Monno il moderatore prof Vito De Leo ha chiesto chiarimenti sul decreto legislativo che prevede, a partire dal 2014, che ogni Regione, Provincia e Comune provveda a trovare in proprio le risorse per tutte le spese, senza più contributi dallo Stato. Questo sicuramente - ha risposto il consigliere provinciale - aumenterà il dislivello delle disponibilità oltre che fra i Comuni anche fra le Regioni e le Province, obbligandoli ad intensificare la lotta all’evasione fiscale, anche nella prospettiva dell’annunciato federalismo fiscale.
Questo è il quadro entro cui ogni anno viene approntato e deliberato il bilancio di previsione.
Come è stato spiegato dai relatori, anche in risposta alle domande formulate dai signori Giuseppe Balducci, Benny Piarulli, Antonio Patruno, Getano Bucci e Sergio Torelli, non è un’impresa facile rispondere agli standard individuati per ottenere una certificazione di qualità, che aumenterà, per esempio, il potere contrattuale nei confronti degli istituti di credito, che impongono clausole capestro e tassi d’interesse da capogiro.
Ma il problema è che così come sono scritti oggi i bilanci sono incomprensibili ai più. Ecco perché è necessario puntare - così come dichiarato dall’assessore Massimo Mazzilli anche in risposta alle continue sollecitazioni fatte in questo senso dal prof. Vito de Leo - su forme di comunicazione più facilmente percepibili all’esterno come il “Bilancio sociale” e la “Certificazione di qualità”, al fine di realizzare il massimo della trasparenza e del coinvolgimento, oltre all’eccellenza nei risultati.
Lì,29/05/2010
lunedì 17 maggio 2010
CONGRESSO PD: CONTRIBUTO AL DIBATTITO
L’attualità politica
Il Partito Democratico si accinge a celebrare il Congresso di Circolo e Provinciale in un momento in cui si parla molto di disamore verso la politica da parte dei cittadini, che hanno disertato in massa le elezioni regionali e, dopo il caso Scajola, continuano a leggere un numero impressionante di nomi di politici implicati in affari di corruzione, di favoritismi e di privilegi, che hanno riaperto a tutti i livelli la “questione morale” che, alquanto ottimisticamente, si pensava fosse avviata a soluzione.
Marco Travaglio, provocatoriamente, tempo fa ha detto che oggi “Se hai fatto delle cose fuori dalla legge e vuoi evitare la galera, ti fai eleggere in Parlamento”. Vero o no, il pensiero dominante nei cittadini è questo. Sempre più frequentemente ci si domanda se la corruzione sia un male inevitabile e se ad essa ci si debba, un poco malinconicamente rassegnarsi.
Su questi temi gradirei che si aprisse il dibattito all’interno del Partito Democratico al fine di chiarire nel miglior modo possibile per quale idea di cultura, di società, di giustizia, di economia e di politica continueremo a batterci ed a confrontarci con le altre forze politiche.
Abbiamo bisogno di qualcuno che assuma su di sé con serietà e dedizione il compito di dare rappresentanza politica ai principi di libertà e di uguaglianza, del rispetto delle leggi e della giustizia, del primato del bene comune rispetto a quello particolare e tradurli in soluzioni legislative e amministrative.
Una democrazia dal basso
Il PD, avendo scelto di essere un partito aperto, dovrebbe usare i grandi momenti della sua vita interna, come il congresso di Circolo e Provinciale, non tanto per misurare la forza delle proprie componenti interne, ma per mettersi al servizio dei suoi elettori, delle loro speranze e aspettative.
Il PD ha scelto una democrazia di base che trova la sua espressione nei Circoli, dove il senso di appartenenza al tutto, le capacità e le disponibilità di ciascuno possono trovare maggiore spazio di espressione. E’ questa democrazia dal basso che dobbiamo potenziare, valorizzando, ad esempio, l’assemblea dei coordinatori dei circoli. Occorre dare voce - a Corato come a Bari - ad un’esigenza di maggiore autonomia ed è per questo che sono convinto che il Partito Democratico locale e provinciale abbia bisogno di grande unità e compattezza, di rafforzare la sua base ideale, la sua proposta politica, il suo stile d’impegno, la sua capacità organizzativa attraverso la piena, concorde e leale collaborazione di tutti.
La nostra forza: le persone, le idee, la coesione
La forza di un partito democratico, ossia di un partito popolare, sta nelle persone. E’ sulle persone che dobbiamo innanzitutto investire.
• La formazione delle persone
In vista delle prossime scadenze elettorali, in particolare quelle del rinnovo del Consiglio comunale previsto per il 2013, abbiamo di fronte una grande occasione per aprire le istituzioni al contributo di tante persone. Per praticare la politica in tutta la sua serietà si deve anche chiedere alle persone che intendono candidarsi anche ala disponibilità a formarsi, ad attrezzarsi adeguatamente prima di assumere un incarico pubblico. E’ quanto hanno iniziato a fare i Giovani del PD con il Forum tenuto a febbraio sulla “Costituzione e la Cittadinanza attiva” e quello previsto per il 28 maggio p.v. sul “Bilancio partecipato”.
E’ una grande servizio alla qualità della democrazia comunale che viene reso con questa “Scuola di formazione” rivolta in primo luogo a chi voglia orientarsi verso la politica attiva. E’ un grande investimento sul futuro per la formazione di una cittadinanza attiva e di una classe dirigente preparata, diffusa sul tutto il territorio.
• Studio e documentazione
Un secondo elemento fondamentale per una politica attenta ai problemi è quello di attuare una metodologia d’azione che coniughi studio e documentazione e che ci costringa anzitutto a confrontarci con i dati, per poi considerare le soluzioni adottate nelle altre realtà comunali e provinciali e che giunga poi a formulare proposte adeguate alla specifica realtà del nostro territorio.
Un partito che vuole essere il motore dell’innovazione all’interno delle nostre realtà istituzionali deve dotarsi di un Centro Studi capace di svolgere questa azione di supporto e di stimolo nei confronti dei consiglieri comunali, provinciali e regionali. Si tratta di creare una struttura agile ed essenziale che metta in rete le competenze dei singoli iscritti ed elettori, cittadini che hanno studiato, esperti e professionisti presenti nell’area partito per far conoscere esperienze e soluzioni a problemi o quesiti del nostro territorio. In questo modo l’intero metodo di lavoro del partito acquisirebbe autorevolezza e forza riformatrice.
• La coesione e il confronto
Il Partito Democratico deve farsi promotore, all’interno dell’alleanza cittadina e provinciale, di un rapporto di positiva collaborazione e ascolto rispettoso degli alleati e di tutte le forze politiche.
Nella coalizione di centro-sinistra il PD è il maggior partito;: per questo motivo ha il compito di ricondurre il confronto politico sul terreno dei valori in gioco, delle cose concrete da fare, dell’approfondimento del programma di coalizione. Nella sua collocazione di centro-sinistra il PD deve volere coniugare un profondo radicamento nel territorio e nelle sue tradizioni e una forte spinta all’innovazione: questa è la sfida con la quale il PD potrà misurare la propria maturità.
I contenuti dell’azione politica
La crisi economica ha posto in primo piano la questione della povertà e del lavoro. Il lavoro di innovazione, la formazione e la ricerca per affrontare e rispondere agli effetti della crisi, giocano un ruolo fondamentale e il PD deve farsi promotore di una maggiore razionalizzazione e di una maggiore qualificazione degli investimenti nel settore formazione/cultura/ricerca, che nel dibattito consiliare sul bilancio di previsione 2010 non sono stati sufficientemente sottolineati dai consiglieri di opposizione.
La formazione, la cultura, la ricerca saranno gli elementi che consentiranno alle persone e alle imprese di reggere la competizione, ma saranno anche gli elementi che consentiranno a noi di tutelare al meglio l’ambiente ed i beni collettivi che ci sono stati consegnati sperimentando nuove modalità e tecnologie nel campo dell’energia, dei trasporti, dell’organizzazione del lavoro.
Anche l’ambiente umano necessita di cura. Il PD deve riportare al centro dell’attenzione uno dei suoi principi fondanti: l’uguaglianza dei diritti di tutti i cittadini e di tutte le persone in quanto persone. In un momento in cui crescono gli atteggiamenti di intolleranza e di chiusura, il PD deve sforzarsi di ricostruire nel tessuto sociale i valori del rispetto di ogni essere umano e della sua dignità, della tutela dei suoi diritti, della valorizzazione del contributo che ogni persona e comunità possono dare all’intera società. Si dovrà quindi verificare come la distribuzione delle risorse pubbliche incide sulle condizioni di vita dei singoli e dei gruppi, per fare in modo che le risorse siano utilizzate per “rimuovere gli ostacoli” alla disuguaglianza.
Per fare questo abbiamo bisogno di una partecipazione sempre più vigile ed attenta dei cittadini, di un forte ed incessante ricambio nelle rappresentanze istituzionali, di un’amministrazione pubblica forte, trasparente, efficiente ed efficace.
Nella nostra città l’efficienza amministrativa non si accompagna sempre ad un’alta qualità della discussione democratica. L’atmosfera civile è stagnante, si è perso il gusto del confronto aperto e prevale il timore reverenziale nei confronti del potere. Privilegiando una dimensione verticale del potere si è messa in secondo piano quella orizzontale che è più antica e più tipicamente nostra e che trova nelle tradizioni di autogoverno delle nostre antiche comunità e libere città i suoi precedenti.
Perciò è necessaria un’opera di riequilibrio attraverso un rafforzamento del pluralismo delle istituzioni, il rispetto della loro autonomia, la valorizzazione dei corpi sociali e delle professioni. Tutto ciò può essere fatto anche mettendo in atto fin da subito pratiche più attente e rispettose, stili più dialogici e curiosi di interloquire con chi la pensa diversamente. Più amore e meno paura della libertà.
Se attraverso una sforzo comune il Partito democratico riuscisse a ridare coraggio alle molte persone che non hanno smesso di sperare e di impegnarsi per una democrazia autentica, sarebbe già qualcosa e sarebbe un buon segnale anche per il resto della città.
Il Partito Democratico si accinge a celebrare il Congresso di Circolo e Provinciale in un momento in cui si parla molto di disamore verso la politica da parte dei cittadini, che hanno disertato in massa le elezioni regionali e, dopo il caso Scajola, continuano a leggere un numero impressionante di nomi di politici implicati in affari di corruzione, di favoritismi e di privilegi, che hanno riaperto a tutti i livelli la “questione morale” che, alquanto ottimisticamente, si pensava fosse avviata a soluzione.
Marco Travaglio, provocatoriamente, tempo fa ha detto che oggi “Se hai fatto delle cose fuori dalla legge e vuoi evitare la galera, ti fai eleggere in Parlamento”. Vero o no, il pensiero dominante nei cittadini è questo. Sempre più frequentemente ci si domanda se la corruzione sia un male inevitabile e se ad essa ci si debba, un poco malinconicamente rassegnarsi.
Su questi temi gradirei che si aprisse il dibattito all’interno del Partito Democratico al fine di chiarire nel miglior modo possibile per quale idea di cultura, di società, di giustizia, di economia e di politica continueremo a batterci ed a confrontarci con le altre forze politiche.
Abbiamo bisogno di qualcuno che assuma su di sé con serietà e dedizione il compito di dare rappresentanza politica ai principi di libertà e di uguaglianza, del rispetto delle leggi e della giustizia, del primato del bene comune rispetto a quello particolare e tradurli in soluzioni legislative e amministrative.
Una democrazia dal basso
Il PD, avendo scelto di essere un partito aperto, dovrebbe usare i grandi momenti della sua vita interna, come il congresso di Circolo e Provinciale, non tanto per misurare la forza delle proprie componenti interne, ma per mettersi al servizio dei suoi elettori, delle loro speranze e aspettative.
Il PD ha scelto una democrazia di base che trova la sua espressione nei Circoli, dove il senso di appartenenza al tutto, le capacità e le disponibilità di ciascuno possono trovare maggiore spazio di espressione. E’ questa democrazia dal basso che dobbiamo potenziare, valorizzando, ad esempio, l’assemblea dei coordinatori dei circoli. Occorre dare voce - a Corato come a Bari - ad un’esigenza di maggiore autonomia ed è per questo che sono convinto che il Partito Democratico locale e provinciale abbia bisogno di grande unità e compattezza, di rafforzare la sua base ideale, la sua proposta politica, il suo stile d’impegno, la sua capacità organizzativa attraverso la piena, concorde e leale collaborazione di tutti.
La nostra forza: le persone, le idee, la coesione
La forza di un partito democratico, ossia di un partito popolare, sta nelle persone. E’ sulle persone che dobbiamo innanzitutto investire.
• La formazione delle persone
In vista delle prossime scadenze elettorali, in particolare quelle del rinnovo del Consiglio comunale previsto per il 2013, abbiamo di fronte una grande occasione per aprire le istituzioni al contributo di tante persone. Per praticare la politica in tutta la sua serietà si deve anche chiedere alle persone che intendono candidarsi anche ala disponibilità a formarsi, ad attrezzarsi adeguatamente prima di assumere un incarico pubblico. E’ quanto hanno iniziato a fare i Giovani del PD con il Forum tenuto a febbraio sulla “Costituzione e la Cittadinanza attiva” e quello previsto per il 28 maggio p.v. sul “Bilancio partecipato”.
E’ una grande servizio alla qualità della democrazia comunale che viene reso con questa “Scuola di formazione” rivolta in primo luogo a chi voglia orientarsi verso la politica attiva. E’ un grande investimento sul futuro per la formazione di una cittadinanza attiva e di una classe dirigente preparata, diffusa sul tutto il territorio.
• Studio e documentazione
Un secondo elemento fondamentale per una politica attenta ai problemi è quello di attuare una metodologia d’azione che coniughi studio e documentazione e che ci costringa anzitutto a confrontarci con i dati, per poi considerare le soluzioni adottate nelle altre realtà comunali e provinciali e che giunga poi a formulare proposte adeguate alla specifica realtà del nostro territorio.
Un partito che vuole essere il motore dell’innovazione all’interno delle nostre realtà istituzionali deve dotarsi di un Centro Studi capace di svolgere questa azione di supporto e di stimolo nei confronti dei consiglieri comunali, provinciali e regionali. Si tratta di creare una struttura agile ed essenziale che metta in rete le competenze dei singoli iscritti ed elettori, cittadini che hanno studiato, esperti e professionisti presenti nell’area partito per far conoscere esperienze e soluzioni a problemi o quesiti del nostro territorio. In questo modo l’intero metodo di lavoro del partito acquisirebbe autorevolezza e forza riformatrice.
• La coesione e il confronto
Il Partito Democratico deve farsi promotore, all’interno dell’alleanza cittadina e provinciale, di un rapporto di positiva collaborazione e ascolto rispettoso degli alleati e di tutte le forze politiche.
Nella coalizione di centro-sinistra il PD è il maggior partito;: per questo motivo ha il compito di ricondurre il confronto politico sul terreno dei valori in gioco, delle cose concrete da fare, dell’approfondimento del programma di coalizione. Nella sua collocazione di centro-sinistra il PD deve volere coniugare un profondo radicamento nel territorio e nelle sue tradizioni e una forte spinta all’innovazione: questa è la sfida con la quale il PD potrà misurare la propria maturità.
I contenuti dell’azione politica
La crisi economica ha posto in primo piano la questione della povertà e del lavoro. Il lavoro di innovazione, la formazione e la ricerca per affrontare e rispondere agli effetti della crisi, giocano un ruolo fondamentale e il PD deve farsi promotore di una maggiore razionalizzazione e di una maggiore qualificazione degli investimenti nel settore formazione/cultura/ricerca, che nel dibattito consiliare sul bilancio di previsione 2010 non sono stati sufficientemente sottolineati dai consiglieri di opposizione.
La formazione, la cultura, la ricerca saranno gli elementi che consentiranno alle persone e alle imprese di reggere la competizione, ma saranno anche gli elementi che consentiranno a noi di tutelare al meglio l’ambiente ed i beni collettivi che ci sono stati consegnati sperimentando nuove modalità e tecnologie nel campo dell’energia, dei trasporti, dell’organizzazione del lavoro.
Anche l’ambiente umano necessita di cura. Il PD deve riportare al centro dell’attenzione uno dei suoi principi fondanti: l’uguaglianza dei diritti di tutti i cittadini e di tutte le persone in quanto persone. In un momento in cui crescono gli atteggiamenti di intolleranza e di chiusura, il PD deve sforzarsi di ricostruire nel tessuto sociale i valori del rispetto di ogni essere umano e della sua dignità, della tutela dei suoi diritti, della valorizzazione del contributo che ogni persona e comunità possono dare all’intera società. Si dovrà quindi verificare come la distribuzione delle risorse pubbliche incide sulle condizioni di vita dei singoli e dei gruppi, per fare in modo che le risorse siano utilizzate per “rimuovere gli ostacoli” alla disuguaglianza.
Per fare questo abbiamo bisogno di una partecipazione sempre più vigile ed attenta dei cittadini, di un forte ed incessante ricambio nelle rappresentanze istituzionali, di un’amministrazione pubblica forte, trasparente, efficiente ed efficace.
Nella nostra città l’efficienza amministrativa non si accompagna sempre ad un’alta qualità della discussione democratica. L’atmosfera civile è stagnante, si è perso il gusto del confronto aperto e prevale il timore reverenziale nei confronti del potere. Privilegiando una dimensione verticale del potere si è messa in secondo piano quella orizzontale che è più antica e più tipicamente nostra e che trova nelle tradizioni di autogoverno delle nostre antiche comunità e libere città i suoi precedenti.
Perciò è necessaria un’opera di riequilibrio attraverso un rafforzamento del pluralismo delle istituzioni, il rispetto della loro autonomia, la valorizzazione dei corpi sociali e delle professioni. Tutto ciò può essere fatto anche mettendo in atto fin da subito pratiche più attente e rispettose, stili più dialogici e curiosi di interloquire con chi la pensa diversamente. Più amore e meno paura della libertà.
Se attraverso una sforzo comune il Partito democratico riuscisse a ridare coraggio alle molte persone che non hanno smesso di sperare e di impegnarsi per una democrazia autentica, sarebbe già qualcosa e sarebbe un buon segnale anche per il resto della città.
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