giovedì 14 gennaio 2010

“La principessa e il figlio del professore”, secondo romanzo di Gero Grassi


E’ la storia del Fascismo, vissuto, a partire dal 1924, da famiglie povere in un contesto periferico qual è la città di Terlizzi, paese natio dell’autore Gero Grassi, giornalista, autore di numerose pubblicazioni, deputato del PD e Vice-presidente della Commissione Affari Sociali della Camera.

Ma è anche la storia degli albori della democrazia italiana all’indomani della fine della seconda guerra mondiale, quando, con l’avvento della Repubblica e le elezioni del 1948, una generazione di democratici avvia un nuovo processo costituente improntato ai valori della libertà, di pace e di giustizia.

Con un salto di quasi 28 anni, l’autore ci va rivivere così come aveva già fatto nel suo primo romanzo “Il ministro e la brigatista” gli anni duri del 1976,1977 e 1978, del terrorismo e delle Brigate Rosse, del rapimento e dell’omicidio di Aldo Moro, indimenticabile maestro di vita e di politica, ma anche dell’approvazione della legge 833/1978 che sancisce la piena attuazione dell’art. 32 della Costituzione, quando prevede che ad ogni cittadino è garantito il diritto alla salute.

Anche questo libro, intitolato “La principessa e il professore”, edito a giugno 2009 dalla casa Editrice Palomar, seppure in forma romanzata, contiene avvenimenti, fatti e luoghi veri, persone realmente esistite, che rivelano, ancora una volta, il legame viscerale di Gero Grassi con le proprie origini, con il paese natio.

E’ la storia di due giovani, Daniele Del Mare e Teresa Tuberoso, gli unici personaggi ispirati, che s’intreccia con il fascismo, l’avvento della Repubblica, il trionfo della D.C., gli anni del terrorismo e dell’uccisione di Aldo Moro..

Per 28 anni Daniele e Teresa vivono la propria vita quotidiana e professionale di medici, senza avere più contatti, salvo poi ritrovarsi, dopo le elezioni politiche del 1976 entrambi eletti deputati. “Scorrono nelle loro menti – racconta l’autore - come fotogrammi di una pellicola, il giorno in cui si sono conosciuti, la fame patita, le tante conquiste fatte insieme, le difficoltà della vita durante il fascismo, la guerra, la caduta del regime, la liberazione, gli americani, le prime discussioni politiche, le liti sul comunismo, la fuga di Daniele da Terlizzi e infine l’elezione a deputato”

I due non più giovani, l’uno 54 e l’altra 53 anni, pur avendo vissuto la stessa vicenda umana e politica e condiviso gli stessi valori, si ritrovano ad essere avversari tra i banchi della Camera dei deputati dove l’una cattolica e democristiana, l’altro comunista, ma entrambi impegnati, seppure in partiti e in ruoli diversi, a far prevalere i principi di democrazia e di giustizia sociale. La medicina, come la politica, infatti, rappresenta per entrambi da un lato, il riscatto sociale e culturale dalla ignoranza familiare, dall’altro il modo per donarsi a chi ha bisogno di creare futuro.

Nel Governo Andreotti, che si appresta a giurare alla Camera il 16 marzo 1978, Teresa Tuberoso è indicata come Ministro della sanità. E’ la prima donna Ministro della storia repubblicana, voluta fortemente da Moro, che, proprio in quel tragico giorno, viene rapito dalla Brigate Rosse, con un’azione militare di ferocia inaudita che costò la vita ai cinque uomini della sua scorta e ad egli stesso dopo 55 giorni di angoscia e di speranze di salvezza.

Una carriera politica brillante, una vita spesa per gli altri, un cittadino illustre della nostra Puglia, cui meritatamente il 15 gennaio scorso è stata intitolata l’Università di Bari, che lo vide prima studente e poi professore ordinario di diritto penale presso la facoltà di Giurisprudenza.

A differenza di Aldo Moro – conclude Gero Grassi – nel suo sedicesimo ed ultimo capitolo “Quasi nessuno a Terlizzi ricorderà quel ragazzo intelligente e battagliero, animato da buona volontà, entusiasta di vivere e di combattere per migliorare il mondo. Eppure Daniele, il grande ragazzo è vissuto desideroso di amore e capace di amare. Ha dato tanto amore, ricevendone ben poco”. Nemo profeta in patria, ci suggerisce la nostra esperienza. Ma questo non vale sicuramente per l’autore al quale auguriamo tanta fortuna e riconoscenza per il suo impegno politico e…letterario.

Il nuovo anno visto da un non più giovane

Di solito le domande che si pongono quando il vecchio anno se ne va ed il nuovo si affaccia sulle pagine del calendario si concentrano sul consuntivo di quanto è accaduto e sul preventivo di quanto potrà accadere. Oppure sapere qual è il sogno che ciascuno di noi vorrebbe realizzare nel 2010. Il sogno sta qui per desiderio: che cosa desideri di più? Qual dono vorresti ricevere dall’anno che sta per arrivare? Sogni propriamente detti non ne ho. Desideri ancora molti. E’ dunque di questo che posso parlare: del mio rapporto con persone e cose, dei miei sentimenti, di come vedo il mondo che ci circonda.

Comincio col dire che alla mia non più giovane età non è più possibile pretendere di gustare l’onda della vita a grandi sorsate, poter intraprendere nuove avventure, ma posso invece assaporare come non ho potuto fare prima le piccole felicità che prima avrei ignorato, preso come ero dalla fretta di correre verso ambiti traguardi. Adesso ho più traguardi da raggiungere, posso stare più calmo, pensare, rimuginare, apprezzare i dettagli, trascurare le apparenze, nutrire l’anima con l’amore e gli affetti che la vita mi ha preservato. Amori ed affetti aumentano col passare del tempo perché aumenta il sentimento della finitezza e quindi la loro preziosità.

Una capacità in più l’età avanzata ci porta: si riesce più facilmente a capire gli altri, a mettere i piedi nelle scarpe altrui. Questo non significa approvarli, ma comprendere i loro moventi e quindi essere meglio in grado di rispondere ai loro comportamenti.

Finché sei giovane o comunque nel pieno delle forze il tuo principale obiettivo è quello di conoscere il mondo ed anche di conquistarne una parte che più ti affascina e ti riguarda. Da anziano la tua curiosità cambia direzione, ti accorgi che hai trascurato di capire te stesso e di fare un viaggio dentro di te. Si tratta, cioè, di oggettivare noi stessi, guardarci come guarderemmo un’altra persona. E’ possibile. Siamo dotati di una mente riflessiva, siamo la sola specie vivente in grado di pensare noi stessi, di pensare il nostro pensiero.

Rapporto con gli altri (nel ruolo di docente, di dirigente politico, di amministratore pubblico), rapporto con se stessi (sogni, desideri, ambizioni, sacrifici, successi, insuccessi) e la propria famiglia (genitori, figli, moglie, persone care prematuramente scomparse, compagne di vita). Aggiungo: mantenere il rapporto tra noi e le cose in un tempo che ha fatto parte del nostro vissuto. La mia non più giovane età ha anche, infatti, un rapporto ancora intenso con il giornalismo, con la politica e l’associazionismo; un rapporto molto diverso da quello di un tempo.

Per quanto riguarda il giornalismo, che ho cominciato ad esercitare da giovanissimo e tuttora esercito, tant’è che sto appunto scrivendo l’ennesimo dei miei articoli, il passare degli annida aumentato un approccio culturale ai fatti. L’interesse a capirne il modo con cui si svolgono, le cause che li hanno determinati, gli effetti che possono produrre, i sentimenti che hanno ispirato i personaggi e quelli che susciteranno nella pubblica opinione.

Ci sono effetti che si manifestano nel tempo breve ed altri nel tempo medio e lungo. Può sembrare strano e un po’ paradossale che gli effetti lontani stiano più a cuore di quelli prossimi in una persona di età avanzata. Il perché a questa domanda sta in probabilmente in questo: la politica vive con prospettive di tempo breve, la cultura su prospettive di tempo lungo. Io credo che l’importante per noi cittadini sia un mutamento culturale che non può prodursi se non lentamente e gradualmente e questa è la spiegazione che mi dò.

Ho così anticipato anche il mio giudizio sulla politica. Mi piace molto poco quella di oggi. Si affida quasi interamente alla navigazione a vista , ai sondaggi, alle emozioni, all’istinto del gregge.

La classe dirigente di un paese dovrebbe darsi carico degli interessi che coprono, al di là della generazione presente, anche quelle future o almeno quella immediatamente successiva. Invece non è così o lo è molto limitatamente. La spia di questo modo di ragionare la si ha osservando quanto sta avvenendo negli schieramenti politici di destra, centro e sinistra in occasione della competizione elettorale per i rinnovi delle presidenze e dei consigli regionali.

Come ormai dicono in tanti a tre mesi dalle elezioni i politici si muovono con grande fervore, fanno tutto da soli, entrano, escono, brigano, decidono, si esprimono, cambiano, fondano, si associano, si dissociano, si uniscono e si separano. Fanno tutto prevalentemente anche in corso d’opera. Fanno tutto meno quello di rispettare i cittadini che li hanno eletti in Consiglio, da dove pontificano un giorno sì e l’altro pure. Questo modo di fare politica lo considero una sciagura alla quale non si rimedia con la politica ma con un raddrizzamento culturale.

Buon anno a tutti e “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguire virtude e conoscenza”. Ecco, il viaggio cui Ulisse stimola i compagni è la metafora poetica del viaggio all’interno del proprio sé, verso le proprie radici per cui ciascuno di noi è stato quello che è stato nel bene e nel male.

martedì 12 gennaio 2010

L’UNIVERSITA’ DI BARI INTITOLATA AD ALDO MORO: RICORDI E RIFLESSIONI


Il lungo iter burocratico per l’intitolazione dell’Ateneo barese ad Aldo Moro, proposto dal rettore Corrado Petrocelli e votato dal Senato accademico dopo un mese di dibattito con il solo voto contrario del rappresentante degli studenti di Azione Universitaria, Giuseppe Laraspata, si concluderà finalmente il giorno 15 gennaio con l’autorevole intervento del presidente della repubblica Giorgio Napolitano.

D’ora in poi, pertanto, alla targa ed ai certificati di laurea sarà aggiunto il nome di Aldo Moro, che prenderà ufficialmente il posto di Benito Mussolini. Non tutti sanno che l’intestazione del duce, caduta in disuso dopo la liberazione d’Italia e bandita dalla legge, non è mai stata abrogata con un atto ufficiale dell’Ateneo. Con questo passaggio fondamentale per la sua storia, l’Università di Bari può finalmente voltare pagina.

A 32 anni dal suo assassinio, anche noi del Centro Studi Politici “Aldo Moro” che lo conoscemmo da studenti universitari, da dirigenti del suo stesso partito, da pubblici amministratori sempre ispirati ai suoi valori di onestà, trasparenza e democrazia, vogliamo ricordarlo soprattutto a quei giovani che frequentano l’Università che lo ha visto apprezzatissimo docente e promettente politico. Qualità, oltre che da abile comunicatore, dimostrò di possedere anche come mediatore e riformista di un sistema politico molto dinamico in quegli anni, che quasi sicuramente è all’origine della sua uccisione da parte delle Brigate Rosse

Il 9 maggio 1978, mentre si recava a votare la fiducia al quarto Governo Andreotti, che avrebbe dovuto avere l’inedito sostegno del PCI alla DC: storica svolta politica voluta dallo stesso Moro, che avrebbe vinto le forti contrarietà della destra DC, dopo 54 tragici giorni di prigionia, seguiti al suo rapimento in Via Fani, in cui persero la vita i 5 uomini della sua scorta, il suo corpo fu ritrovato nel bagagliaio di una renault rossa parcheggiata in Via Castani.

Dall’anno seguente alla sua uccisione, come tanti altri, lo abbiamo sempre ricordato con messaggi e cerimonie presenziate dalle cariche istituzionali. Quelli di noi che hanno avuto il privilegio di conoscerlo e di ricevere i suoi insegnamenti sono ogni volta presi da nostalgia e rimpianto. Sentimenti comprensibili e veri, ma non sufficienti a un ricordo di lui, che, secondo il linguaggio cristiano, noi intendiamo piuttosto come “fare memoria”.

Fare memoria” per noi vuol dire ricordare per continuare e imparare, per trasmettere alle generazioni più giovani un messaggio che è attuale e serve insieme per capire il passato, rifletter sul presente, progettare il futuro.

Il “Caso Moro” ha aperto la stagione della spettacolarizzazione della politica e dei suoi purtroppo presenti risvolti drammatici che hanno avuto recentemente anche un’altra vittima illustre come il presidente Berlusconi. Questo, oggi come allora, continua a mettere in secondo piano, nell’opinione di molti, il magistero politico di Aldo Moro, che il nostro Centro Studi a Lui dedicato, vuol continuare a ricordare e proporre, estraendolo soprattutto dalla sua vita, dai suoi scritti e discorsi, dalla sua attività politica.

Noi ci auguriamo che l’intitolazione dell’Ateneo barese alla sua nobile figura inviti non solo formalmente a riscoprire anche il senso del dialogo e delle alleanze tra formazioni politiche diverse, mantenendo noi stessi e ciascuno la propria identità, collocandosi “gli uni accanto agli altri tutti forniti di idee e di formule idonee per la soluzione dei problemi di convivenza, di ordine, di sviluppo e di partecipazione che si pongono nella vita nazionale” (Moro 1974).

La vita e la tragica fine di Moro richiamano ieri come oggi, a stare nella storia e nella politica

con speranza. E’quanto ci aspettiamo dalla cerimonia inaugurale che si terrà il prossimo venerdì 15 gennaio al teatro “Petruzzelli” di Bari.

Disperdere la memoria, infatti, è peggio che disperdere le ceneri: noi abbiamo il dovere di riaccendere tutte le fiammelle del nostro ricordo e della nostra evocazione. Si tratta, insomma, di incominciare, recuperando la lezione di Aldo Moro, che resterà ancora tra i più solidi insegnamenti che possono aiutarci a camminare verso il futuro.

Noi non vogliamo essere gli uomini del passato, ma quelli dell’avvenire. Il domani non appartiene ai conservatori ed ai tiranni: è degli innovatori attenti, seri, senza retorica. E quel domani nella società civile appartiene, anche per questo, largamente, alla forza rivoluzionaria e salvatrice del cristianesimo. Lasciamo dunque che i morti seppelliscano i morti. Noi siamo diversi, noi vogliamo essere diversi dagli stanchi e rari sostenitori di un mondo ormai superato”.(A. Moro)



venerdì 8 gennaio 2010

Carnevale Coratino: programmazione e bilanci discussi dalla 1° Commissione consiliare. Che cosa si aspetta a costituire una fondazione culturale?

Anche quest’anno, come nei precedenti, i cittadini di Corato e del circondario avranno la piacevole opportunità di partecipare ed assistere ad un ricco calendario di iniziative culturali e turistiche promosse dall’Amministrazione comunale, rappresentata dall’instancabile consigliere delegato alla Cultura Giuseppe D’Introno, dall’esecutivo della Consulta della Cultura e dalla 1° Commissione consiliare presieduti rispettivamente da Stefania Stefanachi e dal consigliere Antonio Longo.

Com’è noto, sempre determinante ed apprezzato è il contributo offerto in modo volontario e quasi sempre gratuito da gran parte delle numerose associazioni e dalle sempre presenti scuole cittadine, sostenute dalla Consulta della Cultura e patrocinate dall’Amministrazione comunale, che, attraverso l’assessore al bilancio Massimo Mazzilli e quello agli Spettacoli Carlo Roselli, nonostante le difficoltà di bilancio, riesce quasi sempre a rispettare la programmazione relativa ai cosiddetti “eventi consolidati” che caratterizzono ciascuna delle quattro stagioni annuali, che quest’anno potranno essere accolte dallo splendido teatro comunale, che sarà presto inaugurato.

Mi riferisco, in modo particolare, al Carnevale coratino, al Consorzio musicale “Euterpe, al Festival delle Murge, alla Rassegna provinciale del Teatro Studentesco, alla Luna nell’Uliveto, a Miss Italia 2008, a Brisighella sotto le stelle, al Festival latino americano, alla Mostra d’Arte “Il Pendio”, agli eventi organizzati nel Museo della Città, al Concorso Barca Santa Maria, alla Nota d’Oro, all’Estate coratina, alla Scoperta del Centro storico, alla Festa Patronale, alle Notti Bianche ed alle tante altre che sicuramente arricchiranno il programma annuale fino al Dicembre Coratino.

Le principali vie e piazze cittadine diventano luoghi d’incontro, palcoscenici capaci di accogliere le più diverse presenze, dove convivono simultaneamente diverse identità, spalmate nel centro storico, nelle vie dello shopping, nei locali, nei ristoranti, nei siti monumentali, che diventano tutti esplosione di suoni, luci, immagini, colori.

Una programmazione annuale con la quale la nostra città esprime i suoi tratti più autentici: la cultura dell’ospitalità, il divertimento per tutti, il grande palcoscenico dove tutti sono protagonisti, senza distinzione tra ospiti e residenti

Ciò che manca, però, è la capacità di fare sistema, così come si sta progettando di fare, per esempio, con il Progetto dell’Agenzia Puglia Imperiale Turismo “Città aperte 2010” (che prevede un’offerta più ampia ed articolata di servizi e visite guidate, di collegamenti fra luoghi, per aumentare il grado di fruibilità dei servizi turistici in questo periodo di grande fermento turistico nel territorio degli 11 Comuni che ne fanno parte).

In tutti gli eventi gli organizzatori hanno trovato e troveranno il modo di pubblicizzare i rispettivi sponsors ed Enti patrocinatori (Comune, Provincia, Regione), ma anche di lamentare contestualmente – così com’è avvenuto nei tre incontri promossi dalla 1° Commissione consiliare con i rappresentanti delle istituzioni scolastiche per stabilire il budget occorrente e le modalità di distribuzione dei fondi occorrenti per il prossimo Carnevale coratino, che non potrà vedere pienamente soddisfatta (così come dichiarato dal sindaco nella seduta del 7 gennaio scorso) - la richiesta delle scuole di ottenere maggiori risorse rispetto all’anno precedente.

Anche questa volta, in sede di consuntivo generale, probabilmente, non mancheranno le polemiche relative ai grandi concerti di piazza ed ai corposi finanziamenti concessi ad associazioni giudicate “assenti” o presenti soltanto in alcuni momenti. Staremo a vedere.

In una recente nota evidenziavo come il tutto non può più continuare ad essere affidato al volontarismo dei singoli organismi ed all’abilità del sindaco-assessore e del suo consigliere delegato. Occorre – torno a ripetere – che si avvii un dibattito, una discussione, un confronto nel Consiglio comunale, nelle sedi politiche, culturali ed imprenditoriali, nella Consulta della Cultura sul valore del Teatro, della Musica, della Danza, della Letteratura, dell’Arte, dell’Architettura, della Storia, delle Tradizioni, della Religiosità, del Culto del Santo Patrono, del Turismo a 360 gradi.

A questo punto, rinnovo la proposta (già formulata il 17 luglio 2006 all’Amministrazione comunale nella mia veste di vice-presidente della Consulta della Cultura) di chiedere alla Regione Puglia un sostegno concreto per favorire la costituzione di una Fondazione in grado di gestire il vario e ricco programma culturale e sociale, che tanto affanno arreca nella ricerca dei mezzi finanziari agli organizzatori ed agli amministratori comunali. Mi riferisco alla creazione di un Ente vero e proprio, che sia capace di ricercare e gestire fondi, programmare gli eventi e sopportare l’intero carico organizzativo, liberando così i singoli attori dei notevoli pesi, quasi sempre fonte di stress, deficit finanziari e polemiche.

Pesi difficili da sopportare, soprattutto se si tiene conto dei tagli alla spesa pubblica decisi dal governo centrale, che costringe e costringerà sempre più l’Amministrazione comunale a ridimensionare le manifestazioni tradizionalmente sostenute e ridurre i patrocini per le nuove proposte di eventi culturali e spettacoli che verranno organizzati in città, soprattutto quando si avrà la completa agibilità del nuovo teatro comunale.

Sperando in un riscontro positivo, invio cordiali saluti.


mercoledì 30 dicembre 2009

La città che vorremmo per il nuovo anno.

L’augurio che facciamo per il nuovo anno a tutti i cittadini di buona volontà ed a tutti coloro che sono impegnati a rendere la loro vita più tranquilla e più sicura è quello di avere un futuro che metta la parola fine alle tante problematicità ed incongruenze politiche e sociali che hanno caratterizzato il 2009.

Politicamente ci auguriamo più coerenza, più rispetto della nostra storia e delle radici della nostra democrazia. Occorre un Governo che guardi al Paese e non ai casi isolati di qualche ministro o peggio del premier.

Occorre una Destra moderna, veramente ispirata ai valori liberali. Occorre un Parlamento che lavori e non sia esautorato sistematicamente da un Governo che ha una maggioranza schiacciante quanto fragile.

Occorre un PD che cresca e che sia capace di proporre alternative credibili, che parli al cuore e alle menti dei cittadini. Che non si affidi solo alla speranza di ribaltare l’attuale maggioranza grazie al verdetto di qualche giudice. Se il PD vuole vincere deve vincere sul campo e solo su quello.

Occorre una politica che dia il buon esempio, che metta fuori dalle istituzioni e dalle amministrazioni centrali e territoriali, chi è colluso con la mafia, chi ha dimostrato scarsa serietà e moralità, chi vive il proprio impegno politico solo per costruire privilegi per sè e per i suoi.

Occorre abbassare i toni. La perdita dei freni inibitori e l’abbassamento del linguaggio facilita l’insulto, le urla, la denigrazione e conduce ad una rissa continua. Tutto ciò favorisce la disaffezione dei cittadini, che accentuano di giorno in giorno il distacco dalla politica e dal sistema, mentre altri organizzano movimenti che ricordano quelli violenti degli anni settanta.

Occorre che la spirale dell’odio venga sostituita da quella del confronto dialettico pacifico, sempre improntato ai valori di civiltà e di rispetto della persona, qualunque siano le sue idee o i ruoli ricoperti.

Auguri al presidente della Regione Nichi Vendola, al quale assicuriamo la massima comprensione e sostegno per lo sforzo politico-elettorale che dovrà affrontare in una competizione non facile. In ogni caso, ci auguriamo che il vincitore delle elezioni regionali del prossimo marzo sappia promuovere uno sviluppo partecipato e democratico, che non imponga modelli dall’alto. Insomma, non un Governatore che decide per tutti, ma un Presidente che sappia chiamare tutti a decidere.

Auguri ai nostri politici ed amministratori perché operino nell’interesse del territorio favorendo sviluppo ed occupazione nella salvaguardia dell’ambiente.

Auguri, quindi, ai tantissimi disoccupati e sottoccupati della nostra città. Che il 2010 sia l’anno del riscatto e della definitiva “sistemazione” perché, come dice il 1° articolo della Costituzione la nostra è una repubblica democratica fondata sul lavoro che è un sacrosanto diritto di ogni essere umano.

Auguri ai nostri ambientalisti perché continuino la loro meritoria opera di sensibilizzazione della cittadinanza.

Auguri al nostro sindaco, che col suo fiuto infallibile, la sua naturale capacità organizzativa e la sua irrefrenabile vocazione alla leadership porta tanto spesso la nostra città agli onori della cronaca nazionale. Che l’anno nuovo lasci immutata anche la sua disponibilità umana, che lo porta ad ascoltare ed a rispettare le altrui opinioni, anche se non coincidono al 100% con le sue. Questo, nella convinzione che c’è chi, in buona fede, ama Corato almeno quanto lui.

Auguri alla nostra città. Che il 2010 sia l’anno in cui diventi non solo un luogo fisico, ma anche possibile serie di luoghi della mente. La città che vorremmo è un luogo ideale dove poter vivere in sicurezza, ma soprattutto dove poter incontrare gli altri, l’altro, il nuovo. Il luogo, appunto, della relazione, che si presenta come un’articolato mosaico di spazi e di persone. Il luogo che permette una mobilità tranquilla, in cui l’uso dell’auto è una necessità reale e non un vizio di comportamento della maggior parte dei suoi abitanti. Il luogo in cui sia l’aria che gli spazi siano più puliti, grazie anche all’incremento della raccolta differenziata. Il luogo in cui s’incrementano i parcheggi periferici e non quelli centrali. Il luogo in cui aumenta la cortesia e l’educazione e che ogni cittadino, nel suo piccolo, contribuisce al raggiungimento di questi risultati e che avverte l’orgoglio di appartenere ad una comunità sempre più accogliente. Un luogo in cui il teatro, ormai prossimo ad essere inaugurato, non si limiti ad accogliere solo la creatività che viene dall’esterno, ma nel quale sperimentare la propria, quella che qualifica l’anima di una città: un teatro, insomma, che inscena le vecchie tradizioni e che sperimenta parimenti il futuro. Il luogo in cui l’ospedale migliori sempre più la sua efficienza e professionalità.

La città in cui vogliamo vivere, insomma, è quella in cui in cui c’è la solidarietà, che non è quella del campanile, ma quella che viene dalla conoscenza dell’altro, dal vivere accanto, dal condividere gli spazi, i problemi e le occasioni di festa. E’ quella che nasce dalle piccole comunità di quartiere e che si dilata negli spazi comuni nei quali ci si misura con l’altro, senza paura del colore della pelle o delle scelte che fanno.

Quella che vogliamo è una città che accoglie ogni nuovo membro, perché sa che ogni arrivato è una ricchezza che s’innesta in un tessuto solido che può permettersi di cambiare il motivo della propria trama. E’ una città che aspetta e si predispone ad accogliere il nuovo perché non teme di perdere le solide radici piantate nella propria storia. E’ una città che si adopera per essere autosufficiente poiché è consapevole che in natura, come in politica, non esistono cicli chiusi: nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si ricicla.

Ecco allora, che bisogna guardare al futuro. Ripartire dall’esistente e rimanere in una prospettiva politica dell’umanamente sostenibile. L’agire umano deve, anche nella nostra città, misurarsi con ciò che serve di fare qui ed ora. E cercare di farlo nelle condizioni che ci sono date e con la gente che ci vive.

Le nostre associazioni saranno, come in passato, sempre impegnate a favorire e sostenere la nascita di un forte movimento di opinione, che faccia leva soprattutto sull’ansia di rinnovamento dei giovani, su un comune sentimento capace di aggregare tutte le forze della società civile, per opporsi energicamente all’infiltrazione criminale e ad arginare il fenomeno crescente di degenerazione del tessuto sociale, per far nascere nei giovani la fiducia nelle istituzioni e farli partecipare alla creazione di una società più attenta ai loro bisogni, più giusta e migliore.

CARA BEFANA, REGALA AL PD LE PRIMARIE!

Cara Befana, come ben sai, l’assemblea regionale del PD, convocata all’Excelsior il 29 dicembre scorso dal segretario Sergio Blasi, è stata annullata “per la presenza arbitraria di altre persone, invece dei soli 126 delegati eletti nelle primarie del 25 ottobre a cui era riservata” (sic!). Com’è moto, l’assemblea doveva esprimersi sulla candidatura del sindaco di Bari Michele Emiliano, in alternativa al governatore uscente Nichi Vendola. Un’assemblea che si presentava abbastanza difficile dopo che il sindaco di Bari chiedeva con sms (poi stranamente ritrattato) ai delegati di esprimersi “all’unanimità sull’ipotesi di una sua candidatura, pena la rinuncia”.Emiliano chiariva di “non poter reggere una responsabilità del genere senza unanimità”, aggiungendo che, “se questa non ci fosse stata, sarebbe stato lui stesso, a quel punto, a proporre all’assemblea un altro candidato e, in particolare, Nichi Vendola”.

La sua candidatura è l’opinione sua e dei seguaci di Massimo D’Alema, consentirebbe l’allargamento della coalizione all’UDC e all’Italia dei Valori, partiti che sul nome di Vendola hanno posto il veto. Una decisione che ha però creato non poche reazioni contrarie all’interno del PD, compresa quella degli assessori regionali Guglielmo Minervini e Fabiano Amati, oltre che dei deputati Dario Ginefra, che è anche il segretario provinciale, Giusy Servodio e Gero Grassi, di cui condividiamo la seguente dichiarazione: “Basta con i protagonismi e gli arroccamenti, basta con il narcisismo. Ognuno di noi – ha doveri istituzionali. Facciamo le primarie tra Vendola ed Emiliano. Diamo a Nichi la possibilità di spiegare le sue ragioni programmatiche e quanto realizzato ed evitiamo per Michele Emiliano il cambio della legge elettorale. La politica ha anche un cuore, una passione, una coerenza, un’anima. E si dovrebbe fare solo per gli interessi dei cittadini, non per le alchimie”.

La nostra impressione è che si tratti di un gioco al massacro o qualcosa di molto vicino. La decisione, arrivata in un clima di tensione, per la contraddittoria scelta di non far partecipare all’appuntamento gli iscritti e i giornalisti, mentre all’esterno dell’albergo alcuni sostenitori di Vendola, tra i quali moltissimi iscritti del PD, protestavano contro la scelta del segretario regionale, è la chiara dimostrazione che la corrente pro Vendola è più forte di quanto si voglia far credere.

E questa conferma apre nuovi scenari interni al PD, ancora senza una direzione certa e in fase di lento sgretolamnento: doveva essere l’ora del tutti uniti e compatti, nonostante tutto, ed, invece, i problemi e le divergenze si acuiscono, senza una soluzione di continuità.

Vendola, intanto, continua ad incassare sostegno non solo dal PD di Terlizzi, sua città natale, ma anche da gran parte del PD pugliese che fa fronte comune intorno al suo nome.

Il PD si è cacciato in una situazione suicida, che gli elettori non comprendono e non giustificano e che dovrà impegnare gli organi di partito a qualsiasi livello ad evitare che la morte annunciata si verifichi. Se vogliamo tornare a vivere e comprendere i nostri territori e a vincere le competizioni elettorali, si dovrà tornare rapidamente a decisioni prese localmente e dal basso, utilizzando ampiamente le primarie che sono il DNA, oltre che nello Statuto, del Partito Democratico. E’ questo regalo che chiediamo alla befana, per la prossima riunione dell’assemblea regionale prevista, probabilmente, per il 7 gennaio prossimo, con la speranza che non si continui a parlare solo di nomi, ma anche e soprattutto di programmi.

Tuttavia, anche se i contenuti della politica, intesa come risposte ai problemi della comunità, sembrano assenti nelle diatribe personalistiche sul nome del candidato presidente della Regione Puglia, in realtà i nodi dello scontro tra Emiliano e Vendola, e il veto dell’UDC sul nome di Vendola, attengono a questioni del tutto concrete. Un candidato alternativo a Nichi Vendola, evidentemente, offre maggiori garanzie alle forze che intendono bloccare i tentativi di cambiamento della politica regionale. La posta in gioco che sta dietro questa insopportabile altalena di candidature annunciate e smentite è l’ennesima dimostrazione delle contraddizioni che vive il PD.

Come dicono ormai in tanti, a tre mesi dalle elezioni, i politici – come sempre – si muovono con grande fervore, fanno tutto da soli, entrano, escono, brigano, decidono, si esprimono, cambiano, fondano, si associano, si dissociano, si uniscono e si separano. Fanno tutto prevalentemente anche in corso d’opera – fanno tutto meno quello di rispettare i cittadini che li hanno eletti in consiglio, da dove pontificano un giorno sì e l’altro pure.

Sicuramente in campagna elettorale, man mano che si avvicina il giorno del voto, sentiremo i candidati dichiarare la loro piena disponibilità per esclusivo spirito di servizio, si fa per dire. Tutto ciò ci fa pensare e riflettere sul passato, forse, vista la gran mole di lavoro che hanno svolto, sarebbe buona cosa e giusta concedere loro un turno di riposo. Ai posteri, o meglio, agli elettori l’ardua sentenza!

mercoledì 23 dicembre 2009

:Il Piano Sociale di Zona ai nastri di partenza.

Il secondo Piano Sociale di Zona 2009-2011, redatto dal Coordinamento Istituzionale e dalla Conferenza Intercomunale dell’Ambito territoriale n. 3, comprendente i Comuni di Corato (capofila), Ruvo di Puglia e Terlizzi, ha finalmente concluso il suo processo programmatico. Dopo sette incontri, tenuti nel mese di ottobre nella Biblioteca civica di Corato e la conferenza di concertazione generale del 21 dicembre scorso, in cui gli Assessori ai Servizi Sociali Frano Caputo, Irene Torturo e Santina Mastropasqua hanno illustrato lo schema di Piano, i Consigli comunali hanno potuto subito dopo deliberare, all’unanimità, questo importante strumento di pianificazione delle politiche sociali. Un progetto, in sintesi, che individua gli obiettivi e le priorità d’intervento, le modalità organizzative dei servizi e delle risorse necessarie al loro funzionamento, le modalità per l’integrazione e il coordinamento del sistema dei servizi e degli interventi sul territorio rappresentato dal distretto socio-sanitario n.3 dell’A.U.S.: BA/1 costituito da Corato, Ruvo di Puglia e Terlizzi.

Ai diversi tavoli tematici, presieduti alternativamente dai tre Assessori a i Servizi sociali, avrebbero dovuto partecipare, ai sensi della L.R. n.19/2006, art. 4, i rappresentanti di enti pubblici, organizzazioni sindacali, organismi di rappresentanza di volontariato e delle cooperazione sociale, ordini e associazioni professionali, associazioni di categoria, associazioni delle famiglie e singoli utenti dell’Ambito. Spiace ricordare, però, che soltanto alcuni soggetti, nonostante la grandissima importanza sociale del documento che dovrà essere inviato entro il 28 dicembre alla Regione Puglia, hanno raccolto l’invito degli amministratori comunali.

Evidentemente, gli argomenti che sono stati trattati dai pochi addetti, tra i quali il sottoscritto, nella veste di presidente della Consulta delle Associazioni del Comune di Terlizzi, non riscuotevano l’interesse della cosiddetta “società civile”. A questi signori ricordiamo che il percorso consultivo e partecipativo realizzato nei tavoli tematici, si è articolato nella trattazione dei temi di massima rilevanza sociale: “Politiche familiari e per la prima infanzia; Politiche di genere e per la conciliazione vita-lavoro; Politiche integrate per le non autosufficienze; Politiche per la promozione dei diritti delle persone disabili e delle loro famiglie; Politiche sociali nell’area della salute mentale; Politiche per l’inclusione sociale di soggetti svantaggiati; Politiche per l’inclusione sociale degli immigrati; Politiche sociali nell’area delle dipendenze patologiche; Politiche per il contrasto e la prevenzione di fenomeni di abuso, maltrattamento e violenza in danno di donne e minori; Politiche di prevenzione del rischio di devianza minorile e di promozione per gli adolescenti e i giovani; Politiche per l’integrazione socio-sanitaria.

Con la Legge 17/2003 “Sistema integrato d’interventi e servizi sociali in Puglia”, la Regione Puglia, individua il sistema degli interventi e servizi sociali con fine di garantire la qualità della vita e dei diritti dei cittadini, favorire l’integrazione e l’inclusione sociale, contrastando ogni forma di emarginazione attraverso anche il superamento delle istituzioni chiuse che limitano o impediscono le relazioni sociali, a favore, invece, dell’affermazione del principio della domicialiarità.

La costruzione di questo sistema avviene con il metodo della rilevazione dei bisogni, della programmazione degli interventi, dell’impiego delle risorse in relazione alle priorità e alla valutazione dei risultati, nell’ottica dell’integrazione tra politiche sociali e politiche sanitarie, dell’istruzione, del lavoro, dell’ambiente, della cultura e del tempo libero, dei trasporti e delle comunicazioni.

Il Piano Sociale di Zona, deliberato dai Consigli comunali di Corato e Ruvo di Puglia il 22 dicembre e dal Consiglio comunale di Terlizzi il giorno successivo, ha quindi individuato le priorità ed assunto le relative decisioni in merito alla programmazione delle politiche sociali.

In sintesi, le scelte strategiche previste all’unanimità e unitariamente dai tre Comuni dell’Ambito sono: politiche a favore delle famiglie (domiciliarità, aiuto e sostegno alla famiglia e alla persona), politiche per l’inclusione sociale e i diritti di cittadinanza (accessibilità ai servizi; rimozione del disagio; contrasto alla povertà). Gli obiettivi prioritari individuati sono i seguenti: servizi d’informazione e consulenza per l’accesso alla rete integrata; sevizio sociale professionale; servizi sociali di pronto intervento per situazioni di emergenza personali e familiari; servizi educativo-assitenziali e di promozione della socialità; interventi per contrastare vecchie e nuove povertà e favorire l’inclusione sociale; servizi di aiuto e sostegno familiare per favorire la permanenza a domicilio; strutture e centri di assistenza e di accoglienza a ciclo diurno; strutture di assistenza e accoglienza residenziali o a ciclo continuo. Le risorse complessive assegnate ammontano ad euro 8.3440.000,00, cui vanno ad aggiungersi le somme messe a disposizione dai tre Comuni, pari ad euro 205.000,00, che portano le somme totali a disposizione ad euro 8.545.000,00.

Il nostro auspicio è che, a differenza del Piano Sociale precedente, vengano illustrati periodicamente i risultati di eccellenza raggiunti, soprattutto in merito alle politiche di prevenzione e della domiciliarità dei servizi e che vengano, altresì analizzati anche gli elementi di criticità e in continuità con le esperienze accumulate in questi ultimi anni, in modo da realizzare il miglior piano sociale possibile.

Nell’interpretazione del nuovo sistema di welfare, un Piano di Zona, con durata triennale e con consistenti finanziamenti, comprendente anche gli arretrati del precedente, è nostro parere, tuttavia, che non può essere inteso nella fase di applicazione come una mera rilevazione di dati ed un assemblaggio di progetti, ma deve caratterizzarsi per la delineazione di processi programmatici e gestionali che, supportati dalla previsione e dall’applicazione di strumenti innovativi, portino alla lettura della domanda sociale presente, nonché alla riqualificazione dell’offerta.

Ma altre considerazioni sento di dover sottoporre all’attenzione dei lettori e degli attori di quella che possiamo definire come una vera e propria “rivoluzione culturale”. Parlo di “rivoluzione culturale”, perché fino a ieri al funzionamento dei servizi sociali si dedicavano pochi spiccioli, o addirittura quel che rimaneva dei bilanci comunali. Le tristi conseguenze della scarsa considerazione avuta negli anni nei confronti dei problemi sociali della cittadinanza , da parte della classe politica, sono sotto gli occhi di tutti: disgregazione, scarsa identità, droga, alcolismo, malavita, aggressività inciviltà, e chi più ne più ne metta. Ben venga, allora, il Piano di Sociale di Zona, ma solo se lo s’ intende veramente come cambio di cultura, fine dei rapporti clientelari, programmazione concertata e grande voglia di cambiamento nel rapporto con le istituzioni.

Queste proposte, però, potranno trovare conforto solo quando si riuscirà a rompere il clima di autorefernzialità e si riusciranno ad instaurare nuove forme di partecipazione basate su: ridefinizione dei criteri di consultazione del cittadino; di accoglienza dei suggerimenti, delle richieste e delle lamentele, applicando i regolamenti afferenti gli istituti di partecipazione previsti nello Statuto comunale, previsione di un budget per le iniziative dei cittadini; previsione di pubbliche udienze sui grandi temi e di udienze specifiche su tematiche richieste da gruppi di cittadini operanti nel sociale; cooperazione municipale sui grandi temi sociali (droga, pubblica sicurezza, emarginazione, educazione alla legalità); sui problemi del miglioramento della qualità della vita in città, sulla promozione sociale e culturale, sottraendo ai gruppi privati i servizi di natura sociale e promuovendo la cooperazione municipale o fornendo supporto pubblico ad iniziative individuali; consigli di partecipazione e consultazione sui temi dell’assistenza sociale, dell’età evolutiva, della giustizia; riconoscimento delle nuove realtà sociali (immigrati, anziani con scarso reddito e con scarsa protezione familiare, il mondo del precariato e dei disoccupati) come parti integranti della comunità e in quanto tali portatori di diritti-doveri di rappresentanza e di cittadinanza.

RingraziandoVi per la cortese attenzione, formulo cordiali auguri per un sereno Anno nuovo.