lunedì 10 dicembre 2012

IL NOSTRO SINDACO IDEALE



Come deve  essere il sindaco ideale? Alla vigilia delle primarie del centrosinistra e della campagna elettorale che seguirà nella prossima primavera, si fa avanti una visione del sindaco sempre più come persona concreta e si afferma l’esigenza di uno stile di governo centrato sulle progettualità, sulla capacità di rispondere alle esigenze e ai bisogni della comunità.
     Un primo cittadino che svolge il suo lavoro con spirito di servizio, capace, quindi, di ascoltare e di incarnare i valori del territorio, ma anche capace di fare, di costruire intorno a sé un team efficiente, di predisporre percorsi di sviluppo per la città e di farlo insieme ai cittadini.
     In primo luogo il sindaco deve essere una persona che è vicina ai cittadini perché è tutti i giorni con loro: li ascolta, risponde celermente alle loro lettere, dialoga e incontra tutti. Al secondo posto si vuole un primo cittadino che in qualche modo sia “la città”. Nel suo sindaco la città deve potersi riconoscere, deve individuare la persona che sintetizza le dinamiche culturali, sociali e ideali locali. Terzo fattore è quello del farsi rispettare, dell’autorevolezza. Altro elemento è il ruolo del “team” che affianca il primo cittadino. In questa esigenza non c’è la negazione del ruolo della società civile, bensì la consapevolezza che la complessità del governo locale, con le molteplici funzioni che deve svolgere un Comune, abbisogna di un sindaco al passo con i tempi, supportato da persone in grado di rispondere ai bisogni e alle aspettative della città (tecnico, segretario, commissioni ed esperti).
     Altra caratteristica centrale è la capacità di progettare il futuro risolvendo i piccoli problemi quotidiani. Da un lato c’è la necessità di valicare un sistema statico di gestione della realtà e programmare una maggiore vivibilità delle nostre città, dall’altro lato l’esigenza di partire dai piccoli progetti senza attendere futuribili meraviglie. Insomma, tanta concretezza: “fare subito” ma all’interno di un progetto coordinato e chiaro. I grandi piani da soli non riscontrano un particolare favore del pubblico. A fare da contraltare contro gli eccessi della tecno-politica, del team di esperti tecnocrati, c’è la richiesta di un sindaco capace di coinvolgere i cittadini nelle scelte di governo.
     La nuova politica amministrativa locale deve essere partecipata, sempre più diretta e immediata, sempre più calda e giocata in prima persona. Chi vive in una realtà come la nostra non pensa a un sindaco avulso dalle dinamiche della politica, ma lo vuole capace di navigare nel mondo della politica. Il sindaco non deve essere solo un buon amministratore, ma deve saper gestire i rapporti con i diversi settori della società. Di qui l’esigenza di un primo cittadino esperto, accorto politicamente, con una personalità forte e autorevole. Il minore peso dei fattori carismatici del sindaco rispetto a quelli del buon amministratore, concreto e attento ai bisogni del territorio, ha effetti anche sull’immagine della giunta, delle persone che il primo cittadino sceglie per governare. Ad esse si affida il compito di far funzionare la macchina comunale, di incidere sulle lentezze, sulle tendenze autoconservative, sulle dinamiche burocratiche degli apparati. Minore, invece, la fiducia nella capacità dei dirigenti e del personale del Comune.
     Sarebbe interessante se agli elettori le forze politiche e sociali in campo, passassero dalle parole (ossia le indicazioni come quelle da noi formulate) ai fatti (ossia a verificare il reale pensiero di chi andrà a votare), formulando queste semplici domande: “Cosa pensi del tuo sindaco? E della giunta? Sei soddisfatto dell’attenzione che dimostrano verso i tuoi problemi? Come devono essere il prossimo sindaco e la prossima giunta? Di quale partito, movimento o coalizione devono essere espressione?”.
     Come Centro Studi Politici “A. Moro” esprimiamo l’auspicio che tutti gli eletti a qualsiasi livello ed i rispettivi collaboratori politici ed istituzionali:
a)      ispirino il proprio stile politico all’onestà e alla sobrietà;
b)      mantengano con i cittadini un rapporto corretto, senza limitarsi alle scadenze elettorali;
c)      non abusino della loro autorità o carica istituzionale per trarne privilegi;
d)      rifiutino una gestione oligarchica o clientelare del potere, logiche di scambio o pressioni indebite;
e)       non appartengano ad associazioni che comportino un vincolo di segretezza o comunque a carattere riservato, ovvero che comportino forme di mutuo sostegno, tali da porre in pericolo il rispetto dei principi di uguaglianza di fronte alla legge e di imparzialità delle pubbliche istituzioni;
f)       svolgano la campagna elettorale con correttezza ed un uso ponderato e contenuto delle risorse, finanziate in modo trasparente e sempre accompagnate da un rendiconto finale, senza avvalersi per fini personali della pubblicità o comunicazione istituzionali;
g)      si impegnino, inoltre, ad evitare forme di propaganda invasiva, nel rispetto dell’ambiente e del decoro urbano;
h)      promuovano le candidature di donne e giovani e lavorino per la creazione di tutte le condizioni per la loro elezione;
i)        garantiscano la parità di genere negli organi amministrativi e politici.
     Sperando di aver dato indicazioni utili, ci auguriamo che il futuro sia migliore del passato. Ai posteri l’ardua sentenza!

sabato 8 dicembre 2012

PER UN CONSIGLIO COMUNALE CON LE “MANI PULITE”



     Mancano soltanto tre mesi all’appuntamento elettorale per il rinnovo del Consiglio comunale e già cominciano ad apparire all’orizzonte alcuni dei protagonisti di quella che sarà una campagna elettorale amministrativa molto accesa ed impegnativa, anche perché coinciderà, come è avvenuto nel 2008, con il rinnovo del Parlamento italiano. Chiederanno il nostro voto diversi candidati consiglieri appartenenti ai tradizionali partiti politici ed alle più  svariate liste civiche che coalizzati o divisi andranno a sostenere, dopo eventuali primarie, i rispettivi candidati sindaci.

     Nel momento in cui le pagine dei giornali e i servizi televisivi ci bombardano quotidianamente di notizie e commenti sui temi della corruzione, concussione, mafia, estorsione e riciclaggio, che a 20 anni da “Tangentopoli”, la fanno ancora da padrone; nel momento in cui si discute una legge sulla incandidabilità dei deputati e dei senatori condannati è opportuno che a livello politico-amministrativo ci si impegni da subito sui numerosi temi sui quali è concentrata ormai l’attenzione di tutti coloro che credono ancora nell’affermazione della legalità a tutti i livelli.
     Come Centro Studi Politici “A. Moro” riteniamo opportuno che prima dell’elezione del nuovo Consiglio comunale, partendo dal basso, ci sia l’impegno concreto di tutti i futuri amministratori (sindaco, assessori, consiglieri comunali) per la legalità e la trasparenza, al fine di riconquistare la fiducia dei cittadini e dell’elettorato.
     Un modo per evitare questi inconvenienti potrebbe essere quello di adottare un codice etico sul modello della “Carta di Pisa”, documento elaborato dall’associazione nazionale “Avviso Pubblico”, così come proposto, su nostro suggerimento del 2009, dal sindaco di Terlizzi Vincenzo Di Tria e fatto proprio con una proposta deliberativa, approvata all’unanimità dal Consiglio comunale del 29 novembre dal successore Ninni Gemmato.
     Il documento ha il palese obiettivo di  ostacolare quei personaggi che, acquisendo ruoli istituzionali e cariche amministrative possano rappresentare un canale privilegiato tra politica e malaffare. In concreto, si tratta di una “Carta” che contiene dei “comandamenti” precisi per gli amministratori locali su una serie di questioni specifiche come la trasparenza, il conflitto di interessi, il finanziamento dell’attività pubblica, la  nomina in enti e società pubbliche, i  rapporti con l’autorità giudiziaria e con i mezzi di comunicazione.
     La “Carta” prevede, tra gli impegni che l’Amministrazione assume al fine di favorire trasparenza e legalità nella propria attività “il divieto di accettare regali oltre i 100 euro di valore, dimissioni immediate in caso di semplice rinvio a giudizio per corruzione, concussione, mafia, estorsione e riciclaggio, divieto di ricoprire incarichi per soggetti privati destinatari delle sue decisioni di sindaco nei 5 anni successivi alla scadenza del mandato. Inoltre, l’amministratore pubblico renderà note le associazioni di cui è affiliato e socio e la propria situazione reddituale”.
     Corato si prepara all’appuntamento con le urne con diversi candidati sindaci, sostenuti da un nutrito numero di sigle e liste. La numerosa quantità di partecipanti non esclude la possibilità di “infiltrazioni” sospette. Se tutti i candidati s’impegnassero ad adottare la “Carta di Pisa” il rischio potrebbe essere scongiurato o fortemente ridimensionato. Ma perché questo sia possibile, è fondamentale che siano gli stessi politici a dare il giusto segnale, impegnandosi sin da ora ad adottarla subito dopo l’insediamento del nuovo Consiglio comunale. Come? Attraverso un atto di Consiglio comunale, o di Giunta. Ancora, proprio per coinvolgere le opposizioni, di qualsiasi colore esse siano, attraverso una loro richiesta formale, o addirittura attraverso un atto monocratico del sindaco.
     Come Centro Studi Politici “A. Moro” auspichiamo che tutti i concorrenti alle elezioni amministrative del marzo prossimo possano impegnarsi a farla adottare dal Consiglio comunale di Corato per diffondere e rafforzare l’impegno concreto per la legalità e valorizzare quelle belle pagine di politica e amministrazione pubblica che tutti dicono di voler scrivere.
     Chi vivrà vedrà!                                                Il presidente Vito De Leo
                                                                                                                                                                 

mercoledì 5 dicembre 2012

Renzi non ha vinto, ma ha gettato il seme del cambiamento



     Solo i miopi non vedono quello che è successo  negli ultimi tre mesi. e domenica scorsa. Il perno su cui fa leva il mio ragionamento è l’atteggiamento generale della politica che è visibilmente cambiato, su tanti fronti, fino a giungere al “discorso della sconfitta” di Matteo Renzi.
     Un fatto è certo. Da adesso inizia il terzo tempo. Il seme di un’Italia diversa è stato piantato. C’è stata una sfida bella, aspra, tesa in alcuni momenti, sintomo di un combattimento vero. Una sfida che nella sua conclusione riassume un atteggiamento, un modus operandi diverso, nuovo. C’è una parte del Paese che il 2 dicembre ha scritto una pagina moderna, inusuale e innovativa nella passione civile della nazione. Domenica la dignità della politica si è fatta largo in un mare di poca chiarezza a cui da troppo tempo eravamo abituati.
Ieri sera chi ha perso lo ha detto e chi ha vinto ha riconosciuto l’onore delle armi allo sconfitto.
     “Non sei pericoloso per ciò che voti, ma sei prezioso per ciò che rappresenti”, ha detto Matteo Renzi rivolgendosi ai giovani e in certo senso all’elettore. Una politica che parla questo linguaggio getta un seme nuovo, getta il seme del coinvolgimento. Certo, la delusione di chi ha perso è notevole, ma la certezza che questo sia un inizio e non una fine è una speranza che si fa largo con la tenacia e il coraggio di chi ci ha provato.
     Il Partito Democratico è più forte perché vede in una gara leale la possibilità di una politica nuova, che non cerca l’accordo sottobanco ma la sfida chiara, palese: in una parola il confronto.
     Il Partito Democratico ha vinto perché ha vinto il confronto e la possibilità per il partito di esprimersi coralmente. I voti per Bersani e per Renzi non costituiscono una distonia ma la sintonia che solo la partecipazione regala. Ci si conosce meglio ora all’interno del partito e la conoscenza deriva dall’essersi detti le cose in faccia e dal giudizio che di quelle cose il partito ha tramite il voto dei suoi.
     Certo, non sono tutte rose e fiori. L’età media di chi ha partecipato al voto che si alza sempre di più, il calo degli iscritti, devono far comprendere a chi guida il partito e la coalizione che ci si riprende solo con una partecipazione che sta sui contenuti e battendosi per la sostanza alla fine fa esprimere tutti. Non si sono scontrate due persone, ma due idee di sinistra, e su quelle idee il partito, quello vero, fatto di elettori ed iscritti, si è espresso e tutti debbono prenderne atto.
     Questo è il punto di non ritorno. Il punto a cui una sfida lanciata da Renzi e accettata da Bersani ci ha condotto, e dal quale nessuno può più tornare indietro. Chi resterà ancorato alle logiche vecchie di spartizione a percentuale e di corrente rimarrà per sempre indietro. Il seme del nuovo secolo è stato finalmente gettato, adesso, al politica vera e partecipata ha un tesoro in mano da non sprecare, da non svilire, ma da far crescere e prosperare. Quella politica che ha trascinato nel baratro l’Italia negli ultimi decenni, se continueremo a camminare sulla strada del coraggio, non ci sarà più, almeno nel centrosinistra, ma a ben guardare, anche se a fatica, sta contagiando anche l’altra parte.
     Renzi è stato chiaro: non intende utilizzare il consenso ottenuto per fare correnti o proporre accordi spartitori. Una dichiarazione in linea con quanto aveva limpidamente dichiarato nel confronto in Rai: chi vince ha il suo programma. Bersani è stato altrettanto chiaro: il campo dei progressisti si sta organizzando con le forze che hanno accettato di partecipare alle primarie, ma bisogna stare con la testa larga, includere non escludere, governare con il popolo e tutti sono una risorsa. La sfida da affrontare oggi in vista delle elezioni politiche e domani, se si dovesse vincere, con il governo non si può affrontare con la chiusura: resta non a caso la necessità di una proposta larga alle risorse civiche, alle persone che vogliono impegnarsi e anche ai moderati che siano saldamente europeisti, costituzionali, fermamente pronti a combattere le derive e i rischi dei populismi e delle destre vecchie e nuove. Testa larga e valori ben saldi, senza cedere alle sirene che vorrebbero un centrosinistra attivo nell’applicare ricette di altri, di conservazione, perfino liberiste.
    Riprendiamo in mano la Carta d’Intenti che è alla base della coalizione dei progressisti e delle primarie: contiene una chiara rotta valoriale. E’ quella la rotta del centrosinistra. Le primarie dimostrano che valori chiari e un vasto coinvolgimento di volontari, comitati, elettori possono dare una spinta formidabile al centrosinistra.
     Le primarie lasciano un PD e un centrosini9stra più forti e convinti delle proprie ragioni. Ora comincia la sfida per il governo. Testa larga, ma con valori chiari. Una spinta decisiva verrà dalla rete di partecipazione che abbiamo costruito con i volontari, i comitati, l’albo degli elettori.
      "Non abbiamo fatto questo lungo viaggio per fondare una correntina dentro il Pd. Neanche se questa correntina ha il 40% dei consensi dell'intero centrosinistra. Noi volevamo governare l'Italia Per cambiarla come abbiamo detto fin dal primo giorno. Non ce l'abbiamo fatta. Allora è giusto riconoscere la sconfitta, senza troppi giri di parole in un Paese in cui tutti vincono e nessuno cambia".
     "Ho più di un milione di motivi per dirvi grazie" - Così il sindaco di Firenze, ringrazia i suoi simpatizzanti per i voti ottenuti alle primarie del centrosinistra, oltre un milione. "Eravamo soli - ha spiegato - e contro di noi c'era tutto il gruppo dirigente del Pd e del centrosinistra. Ma abbiamo ottenuto il 35% al primo giro e il 40% al secondo. Fossi un politico vecchio stile, direi che si tratta di un grande risultato e brinderei al successo". "Ok, non siamo riusciti a cambiare la politica. Ma evitiamo che la politica cambi noi. Continuate con leggerezza e determinazione. Siate orgogliosi di quello che avete fatto: avete riportato tante persone a vivere con passione la politica", ha affermato. "La politica è bella, non lasciamola sola - ha esortato ancora - Abbiamo dalla nostra parte il tempo, la libertà e l'entusiasmo".
     Appoggio da sindaco - Poi ha rassicurato sulle sue mosse future: "Noi daremo una mano e per quello che mi riguarda darò una mano da militante del Pd e da Sindaco di Firenze". "Sono riuscito a non piangere e non era facile - ha aggiunto -. Felice di aver fatto questa battaglia e di averci provato. Faccio i miei complimenti a Bersani, ha vinto lui, nettamente, nessuna discussione sul risultato. A lui il compito di costruire e governare il centrosinistra", aggiunge il 'rottamatore'. 
Il presidente
Vito De Leo


 







PRIMARIE: RINNOVIAMO LA NOSTRA SCELTA PER MATTEO RENZI



Si al "dialogo con i movimenti, le associazioni, le energie imprenditoriali, con i lavoratori e soprattutto con le ragazze ed i ragazzi che vogliono costruire qui e da subito il proprio futuro..."
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Il popolo di centrosinistra, seppure in un momento di grande sfiducia generale verso la politica, nonostante la necessità di contribuire economicamente all’organizzazione delle primarie, ha celebrato anche a Corato una grande festa di partecipazione". Vito De Leo, vice-coordinatore cittadino del Comitato per Renzi si ritiene soddisfatto "per il buonissimo dato dell’affluenza e per l'ottimo lavoro svolto dai volontari ai seggi, che hanno dovuto compilare centinaia e centinaia di moduli, e della grande disponibilità dei nostri concittadini". Vito De Leo ringrazia tutti e si complimenta con tutti i comitati a sostegno dei candidati, per il grande lavoro di informazione e di mobilitazione che hanno svolto.
"Al di là degli esiti del ballottaggio,  il dato politico che salta all’occhio è che c’è, ancora, grande voglia di condividere percorsi democratici di cambiamento e di ricostruzione di una proposta politica credibile per la ricostruzione dell’Italia e del nostro territorio. Confidiamo nel fatto che anche al ballottaggio i coratini vengano numerosi a scegliere il candidato premier migliore per affrontare la sfida di ridare credibilità e moralità alla politica, e speranza al nostro Paese.
Subito dopo l’appuntamento rinnovato di domenica 2 dicembre - continua De Leo - toccherà a noi aprire un laboratorio di innovazione politica a partire da coloro che hanno partecipato a queste primarie, non per riaprire semplicemente un recinto politico, che nell’ultimo periodo è sembrato, a torto o a ragione, quasi vuoto, quanto per aprire finalmente un cantiere di idee, di progetti e di speranza anche per la nostra città, andando oltre lo schema delle appartenenze culturali e politiche, aprendo un dialogo con i movimenti, le associazioni, le energie imprenditoriali, con i lavoratori e soprattutto con le ragazze ed i ragazzi che vogliono costruire qui e da subito il proprio futuro, guardando esclusivamente avanti".
Queste primarie segnano soltanto la prima, ma significativa, tappa di un percorso di rinascita, attraverso l’esercizio della democrazia partecipata. Mi sia consentito fare un ringraziamento particolare ai 418  cittadini coratini che hanno espresso una preferenza per Matteo Renzi, ai ragazzi che hanno animato il suo comitato, agli amici che con me lo hanno sostenuto, pur sapendo di essere considerati “trasgressivi” nel nostro partito di appartenenza.
Ora penso che sia il momento di spiegare meglio la proposta politica di Renzi a tutti gli elettori di centrosinistra, per far cadere i tanti pregiudizi su questa candidatura, che non rappresenta tanto un momento di rottura, quanto un momento di vera innovazione per la politica italiana. Comunque andranno a finire le primarie al ballottaggio, ritengo che andrà ringraziato Renzi per aver cambiato l’agenda politica del centrosinistra e del Paese, come andranno ringraziati tutti gli altri candidati per lo slancio ideale che hanno offerto. Il vincitore di domenica prossima - conclude De Leo - sarà il miglior candidato possibile per il centrosinistra e per il Paese".