sabato 27 febbraio 2010

LETTERA APERTA SUL FORUM

Ai cittadini “liberi e forti”, organizzati e non, ai rappresentanti delle istituzioni scolastiche, politiche ed amministrative, ai promotori del 1° Forum sulla cittadinanza attiva.


In riferimento al meeting sulla “PARTECIPAZIONE ATTIVA: istruzioni per l’uso”, svoltosi il giorno 26 febbraio presso l’Auditorium della “Sacra famiglia”, promosso dai giovani del PD con la collaborazione di numerose associazioni e rappresentanti di partiti politici, nel quale sono intervenuti il prof. Leo Palmisano, sociologo dell’Università di Bari ed il dott. Giuseppe Scelsi, sostituto procuratore della Repubblica, ritengo utile fornire alcune delucidazioni in merito ad uno degli aspetti del tema oggetto della discussione, ossia “L’ordinamento delle autonomie locali ai sensi delle leggi 241/90, dopo le modifiche introdotte dalle leggi n. 267/200 e n. 15/ 2005, con particolare riferimento agli Statuti comunali ed agli istituti di partecipazione”.

Non v’è dubbio che la legge 8/6/1990 n.142 abbia voluto affidare agli Enti locali una capacità specialissima di autogoverno, sostanziando così di contenuto moderno ampio ed aperto il postulato autonomistico dell’art 5 della Carta costituzionale.

L’art. 59 al primo comma stabilisce che Comuni e Province devono adottare lo Statuto ed i regolamenti entro un anno dall’entrata in vigore dalla legge. Quello del Comune di Corato, approvato dal Consiglio comunale il 27/3/2001 è stato modificato il 28 febbraio 2008 in sostituzione di quello precedente, dopo aver introdotto l’istituto del Difensore civico, il cui titolare, però, non è stato ancora messo in condizione di operare.

Quale atto normativo lo Statuto è costitutivo di diritti soggettivi e di interessi legittimi, pertanto, nel caso di atti contrari alle norme statutarie, sarà proponibile l’azione presso il giudice ordinario, con possibilità di ricorso in cassazione, per violazione o falsa applicazione della norma statutaria stessa.

In caso di inerzia del Comune, competenti ad adire il giudice potranno essere anche i cittadini attraverso l’azione popolare.

Una prima considerazione quindi, al di là delle pur logiche considerazioni giuridiche sul quantum di funzioni proprie e derivate attribuito dalla legge, deve riguardare necessariamente l’ambiente sociale.

Esso deve essere sconsiderato in relazione ai seguenti aspetti:

a) il territorio, e quindi la possibile geografia istituzionale ed i rapporti con gli altri enti locali,

b) cittadini e le associazioni costituenti, in genere, in stretta connessione con il territorio, la fonte dei bisogni e delle esigenze di socialità e pubblicità, dalla quale l’ente locale trae i propri fini e organizza le funzioni in ordine al raggiungimento degli stessi.

Tutto questo è chiaramente previsto nel TITOLO II: Istituti di partecipazione popolare e diritto all’informazione.

Alle radici del nostro discorso sul tema sta, perciò, la domanda di fondo: “Che cosa significa oggi partecipare alla vita del Comune?”

In una democrazia ideale il cittadino, preso come singolo o come corpo sociale, è attento alla gestione della cosa pubblica, è con dovizia informato dai suoi rappresentanti politici sulle più importanti questioni, è in grado di scegliere tra le varie opzioni proposte dai partiti, risultando così impegnato direttamente o indirettamente.

Purtroppo, ai nostri giorni ciò non si verifica quasi mai. Al massimo si può osservare un coinvolgimento passivo o inerte tramite i mass-media quasi sempre su temi che non sono di interesse politico generale.

Non ci dobbiamo però illudere che tutti i cittadini “uti singuli” od “uti universi” possano partecipare su tutto ed a tutto. Saremmo nel campo dell’utopica “Città del sole”. Oppure, rischieremmo l’anarchia assembleare di una democrazia completamente partecipativa.

Oggi, il massimo di partecipazione è il momento elettorale, ma, esso stesso, risulta sempre più essere confezionato su volontà predisposte dai partiti politici sempre più avulse dalla realtà di base.

A maggior ragione crediamo sia importante puntare molto sugli istituti di partecipazione, che a nostro avviso possono assumere:

a) da un lato, la fisionomia della partecipazione diretta nei vari organi istituzionali. Consiglio, Giunta, Sindaco, Consiglio di circoscrizione, Consigliere di unione di Comuni, Consigliere di amministrazione di una istituzione o di azienda speciale o di consorzio;

b) dall’altro, la partecipazione per interesse, non istituzionalizzata. Ed è di questa forma che desideriamo parlare.

Chi possono essere i soggetti interessati a questa partecipazione non istituzionalizzata?

Riteniamo, per esperienza, che in linea di massima siano: Associazioni sindacali, imprenditoriali ed economiche, culturali, turistiche e del tempo libero, assistenziali, sportive; Enti: scuole, università, fondazioni varie, banche, istituzioni industriali; Gruppi non associati: anziani, giovani, cittadini distinti per tipo d’istruzione, cittadini distinti per reddito.

Appare evidente che ciascuno dei soggetti suddetti è utente di servizi svolti dal Comune o dalla Provincia.

Quale migliore occasione, quindi, di regolare via statuto la partecipazione degli stessi al controllo sulla erogazione dei servizi. E’ chiaro che ciò comporta un cambiamento culturale sia dell’amministratore politico che della tecnostruttura, ma la sua attuazione porterebbe dritta all’ottenimento di risultati efficaci ed al soddisfacimento di bisogni ed interessi vari.

Ecco che le pubbliche iniziative dovranno essere preparate in modo mirato e per gruppi di destinatari ben delimitati.

Si tratta, in buona sostanza, di attivare una consistente azione di marketing sociale, le cui premesse statutarie devono poi essere dettagliate in un regolamento per la consultazione dei soggetti di partecipazione individuati fra quelli sopra evidenziati a titolo di mera esemplificazione.

Quindi, partecipazione intesa come interrelazione costante fra corpo sociale e istituzione stessa al fine di ottenere risultati efficaci.

E’ chiaro che intesa in questa veste la partecipazione diventa dialogo, che presuppone anche la capacità di ascolto dell’istituzione.

Predisporre momenti di consultazione diretta (istituzionalizzazione di momenti di incontro periodici in occasione dell’adozione di atti o di provvedimenti fondamentali per la vita dell’ente) o indiretta, attraverso sondaggi di opinione, misurazione telematica dell’audience attraverso i “media”, risulterà determinante per l’Ente locale moderno, che, in ciò facendo, otterrà non solo una partecipazione credibile e non avvolta in un lussuoso quanto inutile cellophane, ma risparmi consistenti di risorse umane e finanziarie derivate da una previsione mirata e precisa circa l’attività da intraprendere.

Ora, se ciò è vero per il privato, ove al cliente passivo si è sostituito al cliente partecipe ed attivo, non si vede perché il “pubblico” non possa agire nella stessa identica maniera.

Basterà sostituire al concetto di mercato, il concetto di corpo sociale o comunità organizzata, ed all’ azienda produttrice il nuovo Comune orientato non più al suo interno ma al servizio.

Quindi, canonizzazione del momento dell’ascolto attraverso il marketing sociale, ma creazione anche di norme che sanciscono il dovere all’informazione del cittadino da parte del Comune o della Provincia.

Senza informazione non ci potrà essere comunicazione e quindi ritorno della stessa informazione sotto forma di partecipazione cosciente.

Quindi, informare il cittadino significa rendere possibile l’accesso ai servizi e rendere nota l’attività dell’istituzione in relazione agli stessi.

Lo Statuto, insomma, potrebbe essere migliorato e aggiornato prevedendo, ad esempio, la costituzione di un organismo consultivo in ordine alla gestione dei servizi, chiamandone a far parte le associazioni sopra evidenziate. Il regolamento relativo dovrebbe poi, in concreto, disciplinare gli ambiti di intervento consultivo preventivo, dettagliandone i modi, le forme, i tempi di questo strumento di partecipazione.

Il Centro Studi Politici “A. Moro” mette a disposizione non solo la propria pluriennale esperienza relativa alla tutela dei diritti dei cittadini nei settori dei servizi di pubblica utilità, della legalità, della scuola, ma soprattutto alcune competenze maturate nell’ambito degli istituti di partecipazione previsti dallo Statuto comunale in materia di sussidiarietà e di audit civico, sulla qualità del rapporto dei pubblici amministratori con i diversi esponenti della società civile. Diceva un vecchio saggio che i muri ribaldati diventano ponti: è quello che ci proponiamo di essere e fare.

Da ultimo, ma più stella polare che punto cardinale, la dimensione strategica che per noi assume il processo del bilancio sociale. Non ci stancheremo mai di considerarlo come la funzione di riferimento principale dello Statuto comunale e quindi del programma amministrativo di tutti i partiti che si definiscono democratici perché non solo disegna una modalità aperta e democratica di gestione della cosa pubblica, ma anche perché allude ad un altro mondo possibile, perché sperimenta una risposta locale alla globalizzazione, perché il mandato elettorale impone il ragionamento e la pratica di nuove forme di democrazia.

In conclusione, l’auspico è che questo progetto di programmazione che allude ad un incrocio di esperienze, idee, bisogni, tensioni, desideri di donne, uomini, bambini, anziani, cittadini, lavoratori, decisori politici, professionisti dell’Amministrazione, partiti, società civile organizzata, diventi il frutto degli sforzi di tutti i veri democratici e rappresenti il nucleo forte di una proposta politica rigorosamente incardinata sull’interesse collettivo: “La civiltà avrà veramente inizio quando il potere dell’amore sostituirà l’amore del potere”. (Richard Aldinton).

venerdì 26 febbraio 2010

CRONACA DI UN EVENTO STRAORDINARIO

Presso l’Executive Center di Corato, il 24 febbraio 2010, ha avuto luogo il Meeting “FRATELLO AMBIENTE, SORELLA AGRICOLTURA - L’Agricoltura salverà il mondo?”

SALUTI

Michele Cristallo, giornalista, ha introdotto i lavori e coordinato gli interventi, ringraziando preliminarmente la SECOP edizioni, diretta da Peppino Piacente, che ha voluto realizzare l’iniziativa con i patrocinio della Provincia di Bari e del Comune di Corato, in collaborazione con l’Arcidiocesi di Trani-Barletta-Biscegliue e Nazareth, la Confagricoltura regionale, l?arcipelago SCEC, la FIDAPA e l’Associazione “Don Luigi Sturzo” di Bari

Ignazio Salerno, assessore all’ambiente e all’agricoltura. ha portato il saluto del Sindaco Luigi Perrone ed ha espresso l’auspicio che i due ambiti, quello ambientale e quello agricolo possano trovare finalmente la possibilità di essere unificati e migliorati con il contributo di tutti gli operatori, dei cittadini e degli amministratori.

Riccardo Losappio, responsabile Commissione Cultura e Comunicazioni Sociali dell’Arcidiocesi Trani, Barletta, Risceglie, ha ringraziato per l’invito ed ha fatto riferimento al recente documento dei vescovi italiani sul Mezzogiorno di cui auspicano la soluzione dei tanti problemi sociali, economici e legali che da sempre lo attanagliano.

Michelamgelo De Benedittis, vicepresidente provinciale Confagricoltura, in riferimento alle problematiche scientifiche e sanitarie relative agli OGM, ha auspicato che i regolamenti comunitari e la recente sentenza del Consiglio di Stato siano resi noti, rispettati ed applicati al fine di realizzare un giusto equilibrio tra gli operatori ed il territorio.

Raffaella Leone, presidente della FIDAPA di Corato, nel ricordare l’importante ruolo delle donne non sempre adeguatamnente riconosciuto e valorizzato, soprattutto nel lavoro dei campi (caporalato, sfruttamento) ha ricordato l’impegno della propria associazione sul piano culturale ed educativo, oltre che nel rapporto con le istituzioni, affinchè l’ambiente e l’agricoltura siano valorizzati e rispettati in tutte le loro espressioni.

Italo Eberlin, presidente Ass. Don Luigi Sturzo di Bari, ha porta i saluto degli associati e ricorda il ruolo religioso e politico svolto dall’illustre prelato, fondatore del maggiore partito italiano, nel territorio italiano quasi sempre sfruttato e non adeguatamente protetto.

INTERVENTI

Rossana Becarelli, Direttrice Sanitaria Ospedale S.Giovanni Antica Sede di Torino. In modo scientificamente corretto ha fornito risposte esaurienti alla fondamentale domanda posta dal meeting: “Quale agricoltura salverà il mondo?” Noi siamo ciò che mangiamo e ciò che respiriamo – ha affermato. Nei pesticidi usati dagli agricoltori e negli alimenti che vengono prodotti si concentrano componenti chimiche OGM che non sempre vengono usate in modo corretto, mettendo così in serio pericolo la salute dei consumatori e degli stessi coltivatori. Se si vogliono evitare ulteriori tragiche conseguenze per l’ambiente e per i suoi abitanti bisogna restituire all’agricoltura il fascino mitologico di un tempo ed avvicinarla sempre più ai giovani che se ne allontanano in modo disinteressato.

Antonio Gaglione, cardiologo deputato della Repubblica. Ha ricordato gli insegnamenti ricevuti da suo padre, contadino che gli diceva. “La campagna educa alla pazienza ed alla fatica, ma anche che il 72% delle malattie vascolari si possono ridurre con la famosa dieta mediterranea. Non solo. Non c’è migliore cosmetico dell’olio d’oliva. Il vino rosso è un utile vasodilatatore per la prevenzione degli infarti. L’obesità – ha concluso – sarà la prossima epidemia mondiale, che sta colpendo anche i paesi sottosviluppati. Il cibo - è l’auspicio - va distribuito meglio, piuttosto che prodotto di più”

Pier Luigi Paletti, analista finanziario- President Nazionale ArcipelagoSCEC ha espresso l’auspicio che la nostra vita non sia più solo rapportata al denaro ed al profitto, ma che ponga al centro l’uomo. Occorre perciò fare una rivoluzione culturale che superi l’attuale squilibrio tra ricchezza e beni materiali, tra economia e reddito. L’agricoltura è la spina dorsale di tutto il sistema economico e va quindi sostenuta con ogni mezzo.

CONCLUSIONI

Frnco Caputo, assessore Innovazione Agricolo-Aziendale – Provincia di Bari, dopo aver portato il saluto del presidente Francesco Schittulli, impossibilitato a partecipare, ha posto l’accento sulla necessità di incrementare i processi pedagogici di educazione alimentare, di inserimento lavorativo dei giovani attraverso un’adeguata preparazione professionale che limiti la loro fuga al nord, ma anche sull’importanza dell’interazione tra agricoltura e natura, non sempre realizzato, per esempio, quando si fa un uso eccessivo di antiparassitari. Ha concluso assicurando il massimo impegno della Provincia e del suo assessorato in questi importantissimo settori della vita sociale ed economica del nostro territorio.

mercoledì 24 febbraio 2010

Elezioni regionali: le nostre speranze

Dopo tanti “si dice” sui probabili candidati locali nelle diverse liste per l’elezione del Consiglio regionale, finalmente sono apparsi chiarii punti di riferimento dei partiti che si contendono la Presidenza e il Consiglio regionale pugliese. Gli elettori coratini – è ormai noto – dovranno esprimere non solo la propria preferenza per uno dei tre candidati presidenti. Nichi Vendola, Rocco Palese, Adriana Poli Bortone, ma anche chi vorrebbero che li rappresentasse nell’assise consiliare.
Ben 5 sono i competitori coratini ad uno scanno regionale: Sergio Tedeschi (consigliere uscente – Popolo della Libertà), Pasquale Tarantini (La Puglia prima di tutto), Filippo Ungari (Rifondazione comunista), Salvatore Mascoli (Moderati con Vendola), Carlo Sacco (UDC). Il Partito Democratico è il grande assente.

A tutti questi nostri concittadini, qualunque sia il risultato della votazione, ci permettiamo di rivolgere un caloroso invito affinché la consultazione non sia limitata al brevissimo periodo elettorale ma resti costante e sistematica nel tempo, aperta a tutte le componenti culturali, sociali, sindacali, economiche e politica della nostra comunità al fine di contribuire a colmare i più gravi deficit del territorio locale e regionale.
Parole come democrazia, pluralismo, autonomia della società, diritto alla salute e alla vita devono essere investite anche qui da noi di un moto di rinnovamento reale.
Abbiamo solo bisogno, noi compresi, di ripensarle e di coniugarle insieme alla parola “Solidarietà”.

Queste elezioni devono, in ogni caso, rappresentare anche l’avvio di una nuova stagione politica che sappia coniugare lo sviluppo con la solidarietà; che guardi ai diritti di tutti e non ai privilegi di pochi; che liberi l’economia della Regione dai comparaggi e dalle clientele; che promuova una crescita socio-culturale omogenea sul territorio pugliese; che sostenga il sistema agricolo pugliese; che tuteli la salute dei cittadini e ne migliori la qualità della vita; che abbia nel lavoro, nell’occupazione, nella difesa dell’ambiente e del territorio, la priorità della sua azione.
Non vogliamo, quindi, solo dei procacciatori di voti, non vogliamo sentirci solo e sempre usati, non vogliamo dei padroni, ma dei rappresentanti onesti, trasparenti, attenti, che non si limitino a “parlare di…”, ma che “parlino anche a…”.

Confidiamo, altresì, nella sensibilità di tutti quegli attori politici, che dimostrino la consapevolezza che, una volta finito il periodo dei comizi, comincia quello della responsabilità e della creatività progettuale. Le istituzioni non possono essere utilizzate, da una parte, come un palcoscenico per “recite a soggetto” e, dall’altra, rivolte alla mediazione degli interessi privati o delle lobby partitiche, solo perché è assente il controllo democratico dei cittadini, spesso privi di strumenti adeguati di partecipazione.
Per ottenere questi risultati, infatti, non bastano gli “addetti ai lavori” è nella società civile che occorrerà trovare le risorse umane e professionali per realizzare un nuovo “patto sociale”, che i muova lungo tre direttrici: diritti di cittadinanza, lavoro e sviluppo, sussidiarietà e solidarietà. Si attiverebbero così le grandi risorse intellettuali, professionali e civili che la nostra città ha al suo interno. Ma soprattutto, questa azione di informazione e di partecipazione produrrebbe maggiore fiducia tra i cittadini e tra essi e le istituzioni, accentuerebbe il senso di responsabilità - che è l’altra faccia dei diritti di cittadinanza – in ciascuno e in tutti, innesterebbe, insomma, circuiti di partecipazione, solidarietà responsabile, autogoverno.

Con queste brevi note coltiviamo la ragionevole speranza che la prossima primavera dia il benvenuto a questa nuova stagione e che il suo sole illumini e riscaldi sempre più una Regione ed una Città che meritano di continuare a svilupparsi soprattutto in virtù dell’intelligenza e delle capacità dei suoi cittadini.

lunedì 22 febbraio 2010

IL RINNOVAMENTO NELLA CONTINUITA’

Un’onesta biografia di un candidato non può essere agiografica. E’ vero che la politica con l’avvento impetuoso dei mass-media ha risvolti spettacolari che puntano a “colpire” l’immaginazione dell’opinione pubblica. Ma è altrettanto vero che la gente è ormai in grado di selezionare criticamente le proprie scelte perché può contare su notizie ed informazioni che nei decenni scorsi non aveva.

Per questo – o meglio anche per questo – la biografia di una persona deve essere realistica ed onesta. Nel nostro caso le biografie sono due: quella di NICHI VENDOLA, stimato ed apprezzato presidente uscente della Regione, al quale non può mancare il sostegno di tutti i veri democratici e quella di MICHELE MONNO, amministratore di diverse società private, alla prima esperienza di candidato, ma alacre uomo politico cattolico, apprezzato esponente di Area democratica - Quarta fase, già assessore alle Aziende nella precedente Amministrazione comunale di Bari presieduta dal sindaco Michele Emiliano ed attuale consigliere provinciale del PD.

Questi nostri candidati, voluti e sostenuti con amicizia, convinzione e impegno, in particolar modo dagli aderenti ad Area democratica e dalla componente Quarta fase, rappresentano al tempo stesso il rinnovamento nella continuità di un’esperienza politica maturata all’insegna degli ideali cristiani e morotei, hanno il senso del “moderno” della politica, ma non peccano di “tracotanza”.

In verità, il senso moderno della politica non è solo loro, ma di tutto un gruppo politico, che s’ispira alla linea di Dario Franceschini, al di là delle generazioni, che guardano all’impegno politico ed amministrativo come alla possibilità più alta di interpretare e cambiare la realtà. La politica, quindi, non come gestione pura e semplice dell’esistente, ma come proiezione verso il futuro. La politica spinta dalle idee e dai progetti.

Nel passato lacci e laccioli, incrostazioni e resistenze, egoismi e pragmatismi esasperati hanno limitato l’ascesa di gruppi dirigenti innovatori. E’ vero che in un partito complesso e pluralistico come il PD tutti possono avere un ruolo. Ma la condizione è che tutti lavorino per aprire nuove possibilità di crescita del partito e delle istituzioni da esso amministrate. E’ essenziale, quindi il ruolo delle forze che puntano a stabilire nuove “regole”, aderendo ai tempi che cambiano ed alla società civile.

Sarebbe eccessivo dire che i nostri amici sono i soli candidati alla Regione che interpretano questo progetto in questo nuovo modo di fare politica. Senz’altro, però, sono i soggetti più avanzati nella trincea. Sarebbe un atteggiamento assai miope quello di stare alla finestra e pensare che ciò che si muove fuori riguarda “l’altro mondo”. Parole come democrazia, pluralismo, autonomia della società, diritto alla salute e alla vita devono essere investite anche qui da noi di un moto di rinnovamento reale.

Certo, da tempo, la storia della nostra associazione, del moroteismo, della sinistra riformista coincide con la storia di queste parole. Parole processo, parole avvenimento, parole speranza. Abbiamo solo bisogno, noi compresi, di ripensarle e di coniugarle insieme alla parola che sta al centro della nostra storia comune a quella di Nichi Vendola e di Michele Monno: “SOLIDARIETA’”.

Le recenti primarie che hanno scelto Nichi Vendola devono rappresentare anche l’avvio di una nuova stagione politica che sappia coniugare lo sviluppo con la solidarietà; che guardi ai diritti di tutti e non ai privilegi di pochi; che liberi l’economia della Regione dai comparaggi e dalle clientele; che promuova una crescita socio-culturale omogenea sul territorio pugliese; che sostenga il sistema agricolo pugliese; che tuteli la salute dei cittadini e ne migliori la qualità della vita; che abbia nel lavoro, nell’occupazione, nella difesa dell’ambiente e del territorio, la priorità della sua azione.

Per questo rivolgiamo un pressante invito, in coincidenza con le elezioni regionali del prossimo 28 e 29 marzo, a promuovere il sostegno a questi due onesti, coerenti e bravi amici che garantiranno sicuramente la ripresa dei valori della prassi democratica, fondata sui valori dell’efficienza, dell’efficacia e della trasparenza.

APPELLO DEL CENTRO STUDI POLITICI “A. Moro”

A quanti

  • condividono i principi di fondo della Costituzione repubblicana, con particolare riferimento al Titolo Và, art.118, “Sussidiarietà orizzontale”,
  • credono in una democrazia nella quale sia il consenso a determinare il potere e non il potere a determinare il consenso;
  • intendono opporre alla crisi della politica e dei partiti la fatica di una proposta basata sulle idee e sui progetti e non sulle logiche partitocratriche e personalistiche;
  • intendono offrire alle nuove e vecchie generazioni un futuro fondato sull’orgoglio della loro migliore storia e sulla straordinaria attualità del pensiero politico cattolico, liberaldemocratico e socialriformistico;
  • hanno il coraggio di riproporre il ritorno della politica alla sua possibile grandezza, per il futuro del nostro Comune,della nostra Provincia, della nostra Regione, dell’Italia e per i più vasti problemi dell’Europa e del mondo;
  • considerano i partiti politici degli strumenti tuttora fondamentali per la qualità della democrazia, ma nel contempo ravvisano la necessità di un loro profondo rinnovamento nella loro forma e nel metodo democratico che li deve contraddistinguere;
  • credono nei valori della libertà, della democrazia, della sussidiarietà, della solidarietà, della legalità, dell’efficienza, dell’efficacia e della trasparenza;
  • intendono partecipare alla costruzione di una rete cittadina orientata a rendere sempre più concreti ed attuali gli istituti di partecipazione previsti dallo Statuto comunale vigente
  • condividono la necessità di contribuire sinergicamente ed unitariamente alla realizzazione di una reale cittadinanza attiva attraverso l’ascolto, il dialogo ed il confronto sui temi fondamentali della programmazione politico –amministrativa;

Il Centro Studi Politici “A. Moro” rivolge un pressante invito a partecipare al

1° FORUM PER LA CITTADINANZA ATTIVA -

che si terrà il giorno 26 c.m. alle ore 19, presso il Salone della la Sacra Famiglia. Sono previsti gli interventi del prof. Vincenzo Persichella, sociologo dell’Università di Bari e del dott. Giuseppe Scelsi, sostituto procuratore che, coordinati dal moderatore Francesco Marcone, risponderanno alle domande di alcuni facilitatori sui seguenti temi:

  • La costituzione repubblicana, con particolare riferimento al Titolo V°, art. 118 – Sussidiarietà orizzontale;
  • L’Ordinamento delle Autonomie locali (Leggi 241/90 - 267/2000), con particolare riferimento agli Statuti comunali ed agli istituti di partecipazione.
  • Informazione e formazione: forme e strumenti.
  • Educazione alla cittadinanza attiva: il ruolo della scuola.
  • La società civile protagonista del cambiamento.
  • Il ruolo dei partiti nell’attuale momento politico.
  • Proposta di un documento condiviso di partecipazione alla vita comunitaria.

Unitamente a tutti i promotori, ringraziamo sin da ora tutti coloro che vorranno formulare osservazioni, fare

proposte, segnalare esperienze concrete di cittadini che si prendono cura dei beni comuni, rispondendo eventualmente, anche a dei questionari proposti dagli organizzatori.